giovedì 30 settembre 2010

puzzle (3)

{due cose. numero due cose. una scritta. una fatta. la chiamano vendetta. ma non placa. puoi pugnalarmi, offendermi, mordermi. ma la vendetta non placa. non ti placa. per questo non la scelgo. la lascio a te. te l’ho lasciata. laddove ho sbagliato son stata solo io, in carne ed ossa. laddove hai sbagliato io non saprei dire chi tu fossi. non saprei più dire chi sei. }

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mare 2010

Ritorno a capo. Senza capo e nemmeno coda. Punto a capo. Con una giornata vissuta in meno e tanta, tantissima vita in più. E addosso l’odore del mare, niente altro. Ripartire da lì. Dal sale, il silenzio sui timpani facendo il morto a galla, le dita ad appuntare urgenze, le mie. Il sorriso come esplodesse. La bellezza che cura. Ritorno a capo. Punto a capo. Senza capo e nemmeno coda. Niente e nessuno. Solo me. Non a mani alzate, ma con le braccia spalancate.

[Cose di mare (1) ]

La prima cosa Bella

Tutto torna. Prima o poi tutto torna. Torna che l’Amore Assoluto per certe canzoni, per certe pelli, si mischi all’Amore Assoluto per certa pellicola, per certo sentire. Torna che hai a memoria tutti i film di quel regista e tutti i pezzi di quel gruppo. Torna che quel regista e quel gruppo sono legati da radici che non sono solo terra ma intuizione, passioni, scogli di mare. Torna che lo stesso anno ospita l’uscita di quel certo disco e di quel certo film. Quel disco ti si conficca fra le costole e diventa carne, amicizia, rispetto, ossigeno. Quel film ti denuda e ti ri-legge, come l’avesse saputo, Lui, che certe lacrime occorre piangerle, prima o poi. Torna che quel film ospita un pezzo di quel disco. Torna che alcune immagini di quel film, fotogrammi lasciati alla polvere della bellezza per pochi, diventano il vestito migliore per certe Acque Sicure. Torna che tuo padre piange ascoltando Malika Ayane cantargli un ricordo. Torna che non hai abbastanza parole per dire Gioia, tutta la Pura Gioia che ti assale. Torna che accade: accade la Bellezza come un boato d’onde, concentriche – familiari – rumorose senza esserlo troppo.

Amo i Virginiana Miller. Amo Paolo Virzì. Scrivo poesie sconsacrate sui miei giorni infilandoci le frasi delle Canzoni ( con la C maiuscola, poche balle) degli uni. Mi tengo compagnia, fidanzata di me stessa, regina d’ovosodo (quella cosa come un magone – perenne - che non va né in su né in giù, come avessi mangiato un uovo sodo con il guscio e tutto)  riguardando e ri-amando, ogni volta di più,  i film dell’altro. Amo Livorno come si amano le case vere, quelle con i muri solidi cui appendere solo bene, che il brutto svernasse fuori da lì – e se proprio ci deve passare, si trova il modo di agghindarlo, di impararlo, di berselo, di farci ironia. Amo certi volti come me li avesse fatti mia madre, apposta per me, volti così Rari, Segnati, Puliti, da non osare aggiungere altro. Che le parole sciupano, troppe parole sciupano. Delle volte è meglio andare, prendere e andare. Andare incontro alla bellezza, andare a dirle grazie, Sempre.

 

 

La prima cosa bella è stato candidato all’Oscar 2011 per il miglior film straniero. Il primo lunedì del mondo conosce giorni straordinari di stupore, come la sua Angelo Necessario, capace di volare alto e così vicino al suolo da essere volo ella stessa.

A me scoppia il cuore. E così sia.

 

domenica 26 settembre 2010

Zelda was a writer + Rockingchair = GIVEAWAY

 

Cose per cui vale la pena. Ecco.

prova banner giveaway zelda_modificato-1[5]

puzzle (2) – domenica e piccolissime cose

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C’era sole, qui, oggi. Un bel sole tondo, sazio di cielo terso e vento leggero. Cose di candore autunnale, fiori, un disco che finisce per piacerti molto, amiche che si comprendono davvero, lasagne e lampade. Il tea al limone e cannella è stato la ciliegina sulla torta. Lasciare qualche riga bianca sul quaderno della colla un segno di civiltà emotiva. Civiltà emotiva: c’è da rifletterci. Civiltà del sentire. Lasciare un poco di spazio ai sentimenti che devono ancora farsi; a quelli che sono ed essendo meritano storia, nuovi racconti ancora da scrivere; a quelli che non saranno mai ma racconteremo lo stesso. Qualche riga bianca. Lasciarla al tempo. Senza che ti si rompano le costole di furia. Senza che ti si spacchino le mani di niente. Poi ci sono le parole che non verranno mai scritte, ma questa è tutta un’altra storia.

sabato 25 settembre 2010

puzzle (1)

la mucca da lettura
arancio gerbera  bianco verde
sassi verde carciofo
Oggi, pare, Genova era una bacinella di sole. Oggi qualcuno ha perso l’ennesima occasione per dimostrarsi migliore di così. Oggi mio padre aveva la faccia spaccata dalla vita. Oggi qui non si è corso. Oggi una canzone ha cantato Alla fonte di te può restarti la sete Non avrai spazio che per vertigini. Oggi, d’altronde, si è sognato lo stesso: cose di dolci chiamati Nuvole, cose di gatti che ti leccano la faccia. Oggi le foto erano milioni e mi ci sono persa dentro. Oggi ho scritto a macchina un maglione di lana per il film di domani. Oggi, ad uncinetto, ho cucinato un piatto di riso. Basta scegliere la Bellezza e qualcosa in qualche modo ri-torna. Eccoci. Con un sorriso. ‘Ché a ben guardare, domani è già tutta un’altra storia.
Ho inviato a Zelda una pagina del mio tacc-agenda. Far parte di quel mondo lì è pura meraviglia.

venerdì 24 settembre 2010

Opzioni

 

Il condizionale è una cara, brutta bestia. Prevede due opzioni, a rigor di logica. Eppure l’opzione NO pare esser messa lì per sfizio. Il più delle volte non viene nemmeno contemplata. Quando si tratta di favori, soprattutto. Ci sono dei “Potresti?” che non sono possibilità ma dovere. Non mi piace. Le parole sono importanti. E come loro lo sono la punteggiatura, le coniugazioni, gli annessi e i connessi. Se mi offri una scelta, santissimo sacramento, devo poter scegliere. Se non mi è concesso di scegliere, usami l’imperativo del diavolo porco.

Buongiorno!  Oggi funziono così, a strappi. Un poco nervosetti e un poco capricciosa. Ho male alle ossa e non è bello. Ho dormito niente e anche questo non è proprio una meraviglia. Consideriamo che Non ho dormito molto passando una notte infame a rigirarmi fra le bestemmie, non in compagnia di acrobazie creative o destamenti da bulimie letterarie. Indi, non mi metto ad invitare per pranzo nessuno, non programmo la giornata, non ci credo. Così è. Attento al corso delle ore lasciandole libere di essere ciò che meglio le aggrada. E via andare. Oggi me lo posso permettere. Oggi mollo gli ormeggi e naufrago.

 bella livorno 05 09 2010-pola

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