martedì 2 novembre 2010

Ri-conoscere ( del dubbio sempre - e che due palle)

 

L'atto di riconoscere contiene l'aver conosciuto (riconóscere [riko'noʃʃere] v.tr. 1 vtr ravvisare cosa o persona già conosciuta). E se è meraviglioso riconoscere il profumo delle frittelle alle mele, della mela calda nel cuore della frittella, conoscere d'accapo la tenerezza di quel calore che ti abbracciava da una ciotola colma di dolcezza, è davvero terrificante riconoscere la rabbia, la sfiducia, la malafede. Significa che in qualche modo, prima o chissà quando, ci sei passato anche tu. Magari hai scelto che no, che basta, ma ci sei passato. O ci hai avuto a che fare. E pur augurandoti che avessero preso altre strade, che con te avessero giocato a sufficienza, eccole di nuovo. Pecchiamo tutti e sempre degli stessi peccati. Eppure loro, i peccati, trovano sempre e comunque il modo di arrivarci al midollo e morderlo. Sono i modi che mutano. C'è chi sospetta e lo fa a prescindere. Chi non comprende ed elabora sgargianti teorie su universi altri e paralleli. Chi sproloquia, per vanagloria. Chi sputa sentenze, per quella forma di alterigia usata a mo' di crema antirughe. Datevi pace. Diamocela, un poco di pace. Magari tacciamo, delle volte, così, forsanche solo per buona educazione. Ho scelto di crederci. Ho scelto di non rispondere al telefono se non ne ho voglia. Ho scelto di stare zitta se non ho niente da dire o se quello che ho da dire potrebbe risultare incomprensibile. Ho scelto di non regalare perle ai porci e di non raccogliere ghiande in un cortile dove brucano migliaia di pecore. Basta scegliere. Costa fatica, il più delle volte. Non salva dagli attacchi di panico e dallo schifo. Ma è un modo autunnale di darsi pace. Dove sia il perno del mondo non ci è dato sapere. Certo non giace sulla mia capocciona. E non credo incontrerò chi se lo porta in petto, quel perno, almeno non prima di tirare le cuoia. Se sei convinto di essere la punta del compasso, se la circonferenza che tracci a tuo sentire definisce lo spazio del mondo, alza un momentino lo sguardo: tutto quel cielo non t'appartiene, non appartiene solo a te. E ad ogni sguardo la stessa nuvola potrebbe parere un'anatra o un coniglio. O anche niente. Magari a qualcuno pare niente. Magari per qualcuno sei proprio tu a non essere niente. E vivaddio, dico io. Fossimo tutto per tutti quanti pensa che fatica rivoltarsi nel letto la notte. Poi ci sono i qualcuno per cui sei quel qualcosa di Unico. Ma questa è tutta un'altra storia.

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