lunedì 31 gennaio 2011

rockingchair: Women are heroes

Io come loro:
rockingchair: Women are heroes: "In questo periodo mi sembra di vivere sospesa. Sospesa come donna e sull'orlo della rivolta sociale. In giorni neri, nei quali le buone id..."

domenica 30 gennaio 2011

la consistenza perfetta

 

<< Cosa volete ch'io chieda.

Lasciatemi nel mio buio.

Solo questo. Ch'io veda. >>

(Istanza del medesimo, Giorgio Caproni)

    varie gennaio 048

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Ciascuno di noi è molti se stesso. Lo dimostra che nessuno ci vede allo stesso identico modo, nessuno ci incontra negli stessi dettagli o dallo stesso punto di vista. Spesso veniamo intravisti attraverso una proiezione che l'altro ha in relazione a qualcosa che gli pare di avere intuito. In questo caso non si tratta di noi ma dell'aspettativa di noi che il nostro interlocutore nutre in se. Quando invece è di noi che si tratta, potrebbe trattarsi di una stagione diversa ogni giorno. La stessa galassia, una sola materia, ma stagioni diverse. Ci sono giorni in cui siamo una perfetta estate. Altri in cui trasudiamo inverno da tutti i pori. Oggi io per esempio sono una mezza stagione. Oggi sono la me che ne ha le palle piene ma con garbo. Ne ho le palle piene ma non di tutto, solo di qualcosa. Oggi sono la me che ha voglia di pane al pane e vino al vino. In una telefonata sono riuscita a dire quattro o cinque volte "eh ma che due coglioni". Si parlava di atteggiamenti, di pose, di primi piani, di rebus. Faccio qualche esempio. Oggi non ho voglia di essere la cartina al tornasole della bellezza altrui, ma vorrei esserlo della mia. Oggi mi imbarazza tutto il tempo perso nello stare a sentire le letterature del turbamento di troppi giovani Törless d'alta moda,  'ché fa tanto fico dire le cose in modo che nessuno le possa capire. Oggi avrei potuto giocare a vincere da cattiva vera ma non lo faccio perché costa troppa fatica e ne ho già sprecata a quintali a guarire da quella malattia lì. Pane al pane e vino al vino. Se vuoi che io ti ascolti raccontami qualcosa che abbia un senso. Se vuoi che io ti ami non rivendermi le mie passioni ma condividi con me le tue. Se vuoi che io ti cerchi, tienimi compagnia quando sono ammalata. Se vuoi che io ti dica la verità poi non spaventarti se non ti piace. In questo clima di sole che sbircia dalle nuvole, la cioccolata calda è un toccasana. Ha proprio il profumo adatto, la consistenza perfetta.

Dettaglio: sfogliamoci come ci pare, combiniamoci il nome come viene. Stagioni di mezzo o meno, sempre della stessa bestia stiamo parlando. Tutti i noi stessi che ci portiamo dentro alla fine hanno quei denti lì. Che si usino per sorriderci o per digrignarli. E se son cariati c'è poco da fare: girala come vuoi, prima o poi toccherà metterci una pezza.

 

sabato 29 gennaio 2011

bianco e nero

 

 

 

Olivier Assayas, regista

Maggie Cheung, attrice

Per caso mi sono trovata davanti a Clean, un film del 2004 di Assays, con un Nick Nolte di un'intensità che ti toglie il fiato e la Cheung di una bellezza e una bravura accattivanti. Un film fra tanti, che non ti scoppia addosso, eppure quel ruolo di donna ti parla, in qualche modo dialoga con la fragilità e lo spessore delle tue cartilagini.

Ne ho approfittato e, spinta dal bisogno di compagnia della mia trachea dolorante, mi sono riguardata Irma Vep. Un pezzo di bigiotteria di gran classe. Non un diamante ma un gran falso, d'autore, per chi ama l'odore del cinema e le sue contraddizioni. Ne avevo scordato il gusto. Qualcosa in bilico fra lo zucchero a velo e il lime.

Trama

Agli albori del cinema c'era una serie muta francese intitolata Les vampires. Protagonista era Musidora, diva degli anni dieci.

Maggie Cheung, star del cinema di Hong Kong, arriva a Parigi per interpretare, nella parte di Irma Vep che fu di Musidora, il remake per la TV di Les vampires (1915) di Feuillade con la regia di René Vidal (J.-P. Léaud). Sola, senza conoscere una parola di francese, aiutata dal suo basic english, cerca di capire quel che le chiedono e, nelle pause, gira per Parigi con la costumista bisessuale Zoe (N. Richard) finché il regista in crisi viene sostituito da un collega cinico che la licenzia. Girato in Super16, camera a mano, in quattro settimane, è un film sul cinema che trabocca di amore competente per la cinefilia del muto, il cinema d'azione (Hong Kong/Hollywood) e il cinema europeo d'autore in un frenetico andirivieni di scambi tra realtà e finzione, cinema e vita, il reale e il possibile.

[Irma Vep - Olivier Assayas - Francia, 1996]

Di tutto si può fare a meno. Fino a che quel qualcosa non diventa parte del linguaggio che ti distingue. Si trattasse anche solo di virgole, saranno virgole necessarie.

 

venerdì 28 gennaio 2011

ombrelli, merendine

 

 

A me piace la scrittura che frana. Più che belle pagine, m'interessa vedere chi sfascia sulla pagina i mille nascondigli, le briglie e i freni che ci impediscono di servire con meraviglia la nostra esistenza e quella degli altri.

A me piace chi scrive facendo sentire quello che siamo tutti, in bilico sui cornicioni. L'importante è avere davanti uno stato di esposizione e non un signore che esercita la sua professione.

Nei libri si devono scrivere cose che ancora non abbiamo confidato a nessuno. Altrimenti si fanno ombrelli, merendine.

(Franco Arminio, Appunti, Nevica e ho le prove - Cronache dal paese della cicuta)

 

IL CARNEVALE DELLE ANIME - è grigio il senno delle dita / verde la memoria della spalla / mentre torna il passo all'orma / trucco per il sordo ( perché sentisse bene). / rosso il poi che ha da venire / blu quanto accadde / di un giorno qualunque cui resistere, fieri / salvati al trotto della solitudine. / dove sei lo dice il picchio / uccello fuori stagione / senza che il sole osi un raggio nuovo / tutta la luce del mondo a fare/ ombre sui muri. / è giallo il gusto di questa sera / venuta di primo mattino / insieme alla tosse e al caffè / insonnia gentile di vecchi sogni.

varie gennaio 045

Il tempo lento del corpo furioso. Furioso di colpi e ossa malandate. Mio, nonostante tutto. Sprecato, di febbre e novalgina. La carta ha un odore nonostante le narici tappate. Ci passo sopra un pennarello blu. Cosa scrivo non importa. Conta il gesto, oggi.

Buonanotte, che è una sera tarda questa.

Giveaway: Le Pezze di Moine e Versetti

 

Le-Pezze-2

Seguite la foto e partecipate. Chi non gioca è ____ . Ecco.

Entro il 4 febbraio, che è meglio.

giovedì 27 gennaio 2011

27 gennaio e dintorni

 

Vorrei iniziare un quaderno nuovo. Mi duole la testa. Sento martellii tremendi tormentarmi le tempie. Cose di materie che stanno dove non dovrebbero stare. E non credo si tratti della povera materia grigia. Sfumature di verde, piuttosto. Ma non entriamo nei dettagli. Ho fame di focaccia e prosciutto crudo. Ho fatto bollire dell'acqua e ci ho messo l'elisir delle sette erbe. Il pentolino rovente è nel centro del tavolo. Troverò in me la forza per ficcarmi un asciugamano sul capoccione e sfondarmi di parfumi? Oggi ho lavorato poco e male. E quel poco è stato doloroso, litigioso, stancante. Cerco sfumature di bellezza fra le note. Ogni giorno una canzone nuova. Qualcosa che mi consoli, mi culli, mi schiaffeggi, mi seduca. Ogni giorno una canzone nuova. E una frase, possibilmente. Ogni giorno una frase appuntata dove capita. Voglio proprio vedere dove andrò a finire con questo giro dell'oca dei bigliettini e degli appunti e dei segnalibri lasciati a dire segno in mezzo alle pagine del già letto, ri-letto, e poi ancora. Fosse anche da nessuna parte, arrivarci sarà stato bello. Bevo acqua bollente alle sette erbe. Devo aver sbagliato qualcosa...

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mercoledì 26 gennaio 2011

26 gennaio e dintorni

 

Zelda e quei libri lì:

Uno, IO SONO FEBBRAIO, l'ho ordinato e arriverà fra giorni.

L'altro, LA VITA SECONDO WOODY ALLEN, me lo sono regalata per Natale. Ottima compagnia, vi dirò. Punge come una zanzara incazzata e coccola come solo il genio riesce a fare. Cose di pillole, di occhi che si sbarrano quando stavi per sbadigliare via tutto il grigiore della tua giornata. Fruibile a sensazioni. Degustabile una fetta alla volta o tutto d'un fiato. Un bel modo di volersi bene dandosi qualche pizzicotto sulla carne viva, sorridendosi davanti al grande specchio dei ma.

Io, di mio, vivo giorni di amore folle per Franco Arminio e ogni cosa lui sia riuscito a scrivere. Le sue parole le ingoio, le immagino, le sussurro, me le tatuo fra le pieghe delle mani perché possano rimanere, devono farlo. Cercatelo, perdeteci la testa, parlateci. Cose di anima, di sangue, di Altrove.

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nevica

Prima o poi riuscirò a dirne con qualche coerenza. Ora sono nell'occhio del ciclone e posso solo respirare.

Notte di buoni sogni, di qualsiasi cosa abbiate piacere si tratti.

domenica 23 gennaio 2011

fra parentesi

 

un bambino sa cosa vuole. che sia giocare, fermarsi, mangiare, bere, piangere. lui vuole giocare, fermarsi, mangiare, bere, piangere. se un bambino guarda il mare vede il mare: non il futuro, un riscatto, la poesia. lui vede il mare. tutti questi adulti che cercano di salvarsi tornando bambini hanno dimenticato che un bambino ha le idee molto più chiare di loro. un bambino non storpia la realtà. magari la reinventa, la colora, ma non la mortifica. i bambini mentono,   apprendono i modi della menzogna dagli adulti.  e chi ha già mentito non può re-imparare l'onestà. è come una macchia, una cicatrice che non si lava via con le buone intenzioni.

ipse dixit. e buonanotte.

varie gennaio 047

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sabato 22 gennaio 2011

Zaira:

Io questa donna la amo.

LASCIADISOFIA: Un diavolo per capello.

Passate da qui.
Non vi sembra di averci pensato milioni di volte?
LASCIADISOFIA: Un diavolo per capello.: "Una delle riflessioni che mi porto sempre in testa riguarda la profondissima correlazione che intercorre tra i capelli e la visione che cias..."

venerdì 21 gennaio 2011

2+2=5

 

il sonno di sera è come le caramelle gommose. finisce che non riesci a succhiarle, ad assaporarle con pacatezza; le mastichi, le somatizzi, te ne ingolli qualche dozzina e poi ti viene mal di pancia. sei lì che non ce la fai più, ti stiracchi, sbadigli che nemmanco un primate, ti butti fra le coltri come un topo si catapulta fuori dalla nave che affonda (nemmeno hai iniziato a digerire la cena e sì, sei stato leggero, è ovvio, avevi sonno dalla colonna in tangenziale) e l'incanto svanisce. hai morsicato. ha vinto la gola. adesso niente da fare: morivi di sonno e sei sveglio come un grillo. un grillo in forma, su tutto. un grillo palestrato e dall'ugola d'oro. roba che potresti leggerti l'intera enciclopedia britannica senza correre il rischio di sentire le palpebre pesanti. e sì che lo sai. lo sai a monte. non si corre fra le braccia di una sana dormita. occorre lasciare che ti attenda un poco. il lasciar raffreddare la camomilla, il non berla rovente, ha il suo sensato perché. se le papille gustative si ribellano all'arsura perché il tuo corpo non dovrebbe ribellarsi a certi bruschi, repentini, violenti cambiamenti del suo modus operandi?  "vorrai mica costringermi a lasciar perdere l'adrenalina" pare voglia dirti." io la amo l'adrenalina", ti sussurra ogni centimetro quadrato di muscolo. caro il mio corpo bischero, ma se fino a due minuti fa pareva portassi sulle spalle tutto il peso del mondo... cosa fai? mi prendi per i fondelli? ora, il discorso rotea su se stesso, hanno tutti ragione: il sonno, il corpo, l'adrenalina. hanno tutti ragione ma non cambia granché: non puoi decidere da te quando e come toglierti la spina. e pare chiaro che tutto il desiderio di riposo che ti investe nei momenti meno opportuni riguarda i momenti meno opportuni. con il tuo letto e il legittimo pigiare sul tasto pause ha davvero poco a che vedere. sono convinta che se abbassassi la fronte sulla scrivania dopo il malcapitato panino della tua pausa pranzo il sonno arriverebbe veloce come un razzo, stile menta glaciale di una Monks. stesso discorso per la fronte sul volante mentre sei fermo nel traffico: neanche il tempo di chiudere gli occhi e zac, una sferzata tipo liquirizia purissima stile Tabù. eccoci: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti se ne fa poco in assenza di pane. e non provarti a contare le pecore o ti ritroverai con squadra, compasso e calcolatrice a cercare di far tornare i conti. e, come tutti sanno, quando serve i conti non tornano mai.

giovedì 20 gennaio 2011

ridiamoci (sediamoci?) su

 

Falli entrare te 23 chili tondi in una valigia in modo che non manchi niente, ma proprio niente, a un uomo adulto e corpulento che deve starsene un mese lontano da casa e non si sta recando alle Maldive del diavolo porco ma in un posticino ameno dove si vantano i meno diciotto gradi e si lavora in mezzo alla polvere. Provaci te, cara nota informativa della compagnia aerea che mi minacci con quei 15 Euro aggiuntivi a chilo di troppo. Ti sfido. E non barare. Occorre un giaccone di scorta che non posso farlo partire con due piumini. Occorrono gli scarponcini da lavoro e un paio di scarpe da ginnastica. No, non posso farlo partire con le scarpe da ginnastica se no devo metterci i mocassini in valigia e pesano di più. E' un uomo, non posso mica ferrarlo come un cavallo e chi si è visto si è visto. Forza, non scherziamo. Occorrono due pantaloni per il cantiere e due per vestirsi a modo dopo il lavoro, almeno tre camicie (esclusa quella che impedirà il suo arresto al check-in, cosa inevitabile se si presenta in costume da bagno e infradito al 21 di gennaio - a Malpensa - direzione Mosca - fate voi), un maglione pesante, un maglione leggero, felpe, magliette a maniche lunghe, polo a maniche corte, biancheria, un pigiama, le ciabatte, fazzoletti (la carta usala te, lui non ne ha mai voluto sapere), un tocco di sapone da bucato (che è un vero fico non un ometto da niente e le mutande se le lava, non te le porta a casa che camminano), una coppia di asciugamani (che non si sa mai - questa non la capirò mai  * papà, ma ti mandano in albergo o all'ostello della gioventù? gli asciugamani non te li danno? ma che posto è? ah, preferisci averli per sicurezza... boh... *ma non me la sento di contraddirlo, ecco), la scorta dei farmaci (e quando dico scorta intendo scorta, non qualche aspirina ma un dispensario fatto e finito) e la scorta delle SUE cose per l'igiene personale (no, non può comprarle lì poiché l'ultima volta si è fatto la doccia con il detersivo per capi colorati e delicati e non è stata una bella esperienza * giuro che pareva uno shampoo, mi sarei confusa anch'io ostia... ). Pare poco? Aggiungici un libro, due maniglie d'ottone e un trapano. Garantisco che la vanità non è un suo problema indi siamo già stati stringatini così. Il mostro pesa 23 chili e otto etti. Vorrai mica rompere le palle per otto etti di mutande, eh? Fosse chi dico io e fossero preservativi ho come l'idea che non la pesereste nemmeno la valigia... eh, il potere dei ruoli... ah, la fortuna del potere... Vabbè, speriamo non lo costringano ad aprire tutto quando arriva o gli tocca fare il profugo con i sacchettini perché richiudere il catafalco con il suo contenuto dentro non è cosa da corridoi d' aeroporto ma  è impresa da guinness dei primati, da consumarsi con calma, in casa propria, sorseggiando caffè, sedendosi a turno a fare da zavorra al peso del mondo. Buon viaggio, bigMolt. Anche per questa volta, forse, ci è andata bene. (Io per sicurezza tre sacchetti di stoffa, a portata di mano, te li ho messi. In caso di inferta violenza sul bagaglio, almeno fai la figura di quello preparato. Tzè.)

valigia colma

valigie

valigie-cover

martedì 18 gennaio 2011

1990

 

Nel 1990 io scrivevo "ti voglio un pacco di bene" e davo del tu al mio diario. Ascoltavo Vasco Rossi, pare, in quel lontano primo febbraio (in copertina però appiccicavo i The Cure, mica robetta) e, cito testualmente, "oggi piove ed è scuro, la nebbia vela ogni cosa, ma il mio cuore è stranamente limpido". Sullo STRANAMENTE, oggi, con il senno di poi, mi faccio delle domande. Un giorno o l'altro, di grazia, mi toccherà rispondere.  "A volte riesco a rinascere sulle note di una semplice canzone: adoro la musica e quello che può dare a chi la ascolta, credo sia qualcosa di essenziale per me". Pare avessi una cotta (COTTA???) per il fratello di una mia amica ma amassi disperatamente il sempiterno Mich. Per diritto di cronaca, Mich oggi è sempre bellissimo, è stra-sposato, ha messo al mondo due creature con la sua bellissima moglie. Io no. Che abbia a che fare con quella limpidezza solo a tratti? Non indaghiamo. "Ho paura di scoprire stupido ciò in cui credo". Sono alla prima pagina di una Smemoranda alta un palmo e pesante come un mattone, tutta scritta in un minuscolo così cavilloso che mi si spaccano gli occhi. Sono solo alla prima pagina e ho già paura. Del gergo, del vulcano che si intuisce fra le righe, della consapevolezza che sbircia dall'idioma adolescenziale. Che effetto fa ritrovarsi, ritrovare i segni lasciati in un momento in cui a tutto si pensava tranne che alla memoria. Era uno svuotarsi, un attaccarsi a  qualcosa per non affondare. Forse lo è ancora. Forse non è cambiato niente. Se non che oggi, probabilmente, a scrivere "un pacco di bene" mi prenderebbe una sincope.

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domenica 16 gennaio 2011

luci

 

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in fondo alla strada il rosa dell'infinito.

di lato alla corsa l'infrangersi dei raggi.

fra le mani una voce di donna che parte.

poi, solo arrivederci.

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venerdì 14 gennaio 2011

Golly Bard's Drawing Room: Figuratively Speaking

c'è da impazzirci:

Golly Bard's Drawing Room: Figuratively Speaking: "Faces of Etsy: a handmade portrait1. Annamaria Potamiti 2. Iris Schwarz 3. Heidi Burton 4. Modish Vintage 5. Vivienne D. Strauss 6. Fricdeme..."

Topipittori: Posso portare un amico?

Topipittori: Posso portare un amico?: "Trovare un adulto all'altezza delle proprie stranezze e fantasticherie, per un bambino è un'esperienza indimenticabile. E rara. Rara abbasta..."

Golly Bard's Drawing Room: Barking Up The Wrong Tree

Golly Bard's Drawing Room: Barking Up The Wrong Tree: "Birdie, Chuck and I had our weekly visit with the dog trainer last night. It's always an eye opening experience and I realize that we need..."

Golly Bard's Drawing Room: Feather Your Nest

Golly Bard's Drawing Room: Feather Your Nest: "top: Nest No. 39 left: Blue Winged Bird right: Feathery Plumes No. 39"

SPAZIO libri LABORATORIO la CORNICE: DISEGNI dipinti INCISIONI libri SCULTURE fumetti.....

SPAZIO libri LABORATORIO la CORNICE: DISEGNI dipinti INCISIONI libri SCULTURE fumetti.....: "click sull'immagine per ingrandire"

14 gennaio 2011 ore 00.04

 

Potrei aver fumato la mia ultima sigaretta. Fuori c'è la nebbia. Ho preparato la caffettiera nuova per domattina. In frigo ho due ciotole colme di sedano e carotine. Dicono che il sedano faccia bene al metabolismo, che lo sproni un tantino a scrollarsi di dosso la pigrizia, quel sedimentare sordo delle calorie che poi mutano in bestemmie della padrona dei fianchi. Se penso a un colore mi viene in mente il grigio topo. Sul perché non ho alcuna intenzione di interrogarmi. Il lavello della cucina pare nuovo, tirato a lucido che manco per Natale. Gavino ronfa beatamente alle mie spalle, spiattellato sul divano degli ospiti. Non ho una camera degli ospiti, non ci entrerebbe in casa mia. Ma un divano degli ospiti sì. Tzè. Oggi mi sono innamorata di una canzone, mi sono re-innamorata di Virginia Woolf e ho pensato peccati davvero brutti da commettere con Valerio Mastandrea. Così. Giusto un pensierino. Non me ne voglia la cara consorte. Lei nei miei pensieri non è stata davvero coinvolta. Giuro. Me ne vado a nanna, a salutare un piccolo-grande libro. Appunterò la frase del giorno sul taccuino degli affanni. Giochiamo a farcela. E' un gioco delizioso, si dice.

grigio topo

VirginiaWoolf lo-spazio-bianco

Valerio Mastandrea

giovedì 13 gennaio 2011

Avevo male alla testa

 

Avevo male alla testa, così ho deciso di staccarmi un momentino dal pc, di lasciare il lavoro a decantare la sua oretta. Dormire no, non se ne poteva parlare, che se per disgrazia mi sdraio poi non mi alzo mai più. Sia maledetta la sveglia e quel dispositivo per cui la spegni e lei si ricorda di te dopo X minuti. Maledetta. Capace che muto una pennicchella in un sonno di ore, io. Rimando d'istinto. Nemmeno mi sveglio per pigiare il bottoncino. Indi, no, la ronfatina no.  Avrei potuto scrivere ma non sarebbe stata una vera vacanzina. Allora, per variare il mood ma non troppo (sia mai che una non combina niente per più di cinque minuti - cose di peccato originale, cose di sensi colpa genetici) ho attaccato il ferro da stiro. Mentre si scalda, mi son detta, mi preparo un bel caffè. Ho messo la moka sul fuoco. Poi ho messo un disco nel lettore. Mentre lo ascoltavo ho compilato un elenco di canzoni che amo. Mentre lo compilavo mi sono ricordata che dovevo stendere. Ho steso, ho sbattuto il tappeto del bagno e l'ho rimesso sul pavimento. Il ferro nel frattempo era rovente. Mi sono messa a stirare. Ho scelto nel mucchio cosa intendevo riabilitare allo status di indumento e cosa lasciare nel limbo stracci. Ho stirato. Ora, non vi pare, leggendo, che io mi sia dimenticata qualcosa? Orbene, mi accingo a celebrare i funerali dell'ennesima caffettiera. Andasse in pace, poraccia. Raggiungesse le sorelle dipartite in sordina nei miei pomeriggi domestici. Ne brucio una al mese. E questo è tutto. Anzi no: vado a comprarmi una caffettiera nuova e poi mi rimetto a lavorare. Anche a lasciarlo decantare il lavoro costa. Poche balle.

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mercoledì 12 gennaio 2011

rockingchair: Bye Bye giveaway

rockingchair: Bye Bye giveaway: "Finalmente! Iniziare l'anno salutando l'obsoleto sacchetto di plastica è veramente una conquista: bye bye, non ci mancherai! La plastica è d..."

domenica 9 gennaio 2011

basta che funzioni

 

d'amore,  si muore d'amore, ma mai del tutto.

(Dispetto, V.M.)

vi parlo da un aldilà fatto di calorie e jeans che non si allacciano. di poltrite colossali e sana, abominevole noia. di libri letti a tradimento della notte e film in loop, come a procurarsi capogiri esistenziali. da dove vi parlo era mezzogiorno passato e non volevo pranzare. ho pranzato. erano le quattro e non volevo fare merenda. ho fatto merenda. ora non ho le forze per rifiutare una pizza. mangerò una pizza. domani non si vola. domani si lavora. lascerò questo aldilà nel corso della nottata e raggiungerò i luoghi dei salatini davanti al pc e dei caffè a strafottere. non avrò niente da mettermi. mi inventerò qualcosa.

sabato 8 gennaio 2011

cantatine (2)

 

 

Come Quando Fuori _ (Primavera?) - Mutande verdi - Unghie da smaltare - Un quadro di Anne-Julie Aubry - Musica random - Le dita che appiccicano: ho leccato miele dalla tazza - Il profumo del mare lontano dal mare - Curiosità - Devo proprio dirti che mi sono presa in giro -  Gerbere - Riccardino e il piccolo principe - L'estate finisce dentro a un secchio di pesche - Prenditi il pollice e morditelo - L'arroganza di quello sguardo che fruga e non distingue i tuoi colori dalla propria ombra - Polenta riscaldata - Siamo tutti bravi a giocare alla caccia alle lepri - Un paio di scarpe buone a tradire - Negalo, negalo, intanto ci apparterremo sempre - Pennarello blu - La guancia di Serafina - Quegli occhi che hai e che porto fra le spalle e la testa - Chiodi nel muro e sotto le palpebre.

oggi gira così. ci si ri-gira. ridendo.

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emicrania (1) _ dolce / spot

 

8 gennaio

oggi gira così.

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giovedì 6 gennaio 2011

la Befana vien di notte

 

6 gennaio 001

Si narra che parecchi anni or sono un uomo viaggiasse alla volta della Svizzera con una scopa a bordo auto. Si narra che quella scopa l'avesse armata d'amore e meraviglia. Il manico intagliato parlava di bellezza e futuro. L'aveva decorato lui per la sua amata. Prendendola un pochino in giro le rubò il cuore. "Alla mia befana preferita" scrisse su quel manico di scopa. Lei rise. Quel bar lontano da casa in cui lavorava mutò in nido e i suoi giorni, da lì in poi, avrebbero iniziato una conta fatta di destino e fedeltà.

Mio padre è fatto così. E ogni anno, da sempre, il sei gennaio ci porta un dono. A noi, figlie. A noi, rimaste qui a dire di lei. Bambino e vecchio, con gli occhi colmi di malinconia, ci prende un pochino in giro e sorride. Pagherebbe tutto l'oro del mondo per un nostro sorriso vero, ogni giorno. Cascasse il mondo, il sei gennaio è un giorno di festa. Un San Valentino privatissimo e delicato. E io sono fiera di essere, oggi, una delle sue befane preferite.

Oggi sarò una bimba. Con queste moffole (noi le chiamiamo così le babbucce ... ) ai piedi che mi mettono il magone e una gran voglia di ridere. Le incoerenze degli oggetti. Quel valore assurdo, non parafrasabile, che hanno gli oggetti.

Buona epifania. Di qualsiasi cosa si tratti.

 

martedì 4 gennaio 2011

diversamente infelici

 

"Uscendo da casa di Ass, mi trovo a pensare com'è curioso che uno che si sente guasto nel profondo possa ancora valere l'amore di qualcuno. Che si tratti di un padre disgraziato che dorme sotto una tenda d'ossigeno, o di un coglione come me che non fa che mettere in fila fallimenti, poco importa. Siamo la stessa cosa. Diversamente infelici che si arrabattano come possono perché non tutto vada perso.

All'amore, io, non ho mai chiesto di salvarmi la vita. Mi è bastato che ci fosse quando ne sentivo la mancanza, che non mi abbandonasse. Anche quand'era sgangherato e ridicolo, non l'ho mai lasciato andare."

(Diego De Silva, Mia suocera beve, Einaudi, 2010)

Gli vuoi bene a Vincenzo Malinconico. Finisce che gli vuoi bene. Lui è così. Talmente vero e palpabile, così nudo e crudo che non puoi non volergli bene. A quel modo arruffato di dire dei giorni, ciò che i giorni sono: noia, amore, frustrazioni, ironia, bellezza, paure, ansie, tradimento, abbandono, piacere. A quella lungimiranza garbata e controproducente. A quella lucidità materiale e angelica. A quell'essere angelo custode dei perdenti, coloro che infine vincono con tutta la normalità che li sostiene. Alla sua, di normalità, sfacciata e vergognosa, timida in qualche modo, arrogante del gusto spicciolo delle mani messe in tasca per proseguire, farlo sempre, anche se in qualche modo, la verità.

Suggerisco a Vincenzo qualcosa che amerebbe canticchiare all'orecchio di una dea in un bar del centro. Come a dirgli grazie. Come a dirgli torna.

Con le altre si, con le altre si che lo farei ma con te mai
devi fermarti poco prima degli spasimi
toccami le scarpe di vitello blu, sei tu sei tu
sposami
come sei così bella, sei come la mia mamma
cantami la ninna nanna
Lo vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre, ormai parlarmi è inutile, passami le pillole.
Ho fatto un sogno, ho visto un mondo nuovo
dodici Elvis volanti paracadutati sopra il Caesar Palace.
Rimani, rimani, liberami le mani, giochiamo ancora a ping pong
come due bravi senatori romani.
Lo vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre, ormai parlarmi è inutile, passami le pillole.
Scrivi, scrivimi pure la mia biografia
ma per favore devi dire che sei stata solamente mia,
vedi che la moglie di cesare
deve restare al di sopra del sospetto, ma siediti sul letto
Non vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre l’oceano ormai è pacifico
dammi un anestetico.

(Caesar Palace, Virginiana Miller, Gelaterie Sconsacrate, 1997)

4 gennaio 001

(Giulia Blasi, Il mondo prima che arrivassi tu, Mondadori, 2010)

cantatine (1)

 

tre gennaio. anno domini duemilaundici, tutto attaccato. alla Totò, per capirci. ("questanno, una parola sola. una parola sola"). niente maiuscole dopo il punto. oggi mi garba così. reduce dalla visione di We want sex e da una sfuriatina. consiglierei, alle coppie che vanno al cinema per dire che ci sono andate, il divano di casa. il film ve lo noleggiate e parlate tutto il tempo del cavolo che vi pare. parenti, affini, memorie. vi fate tutte le domandine cretine del mondo e vi date le vostre belle risposte. io, di grazia, amerei pagare per il film, non per le vostre paturnie esistenziali e le vostre moine. poi finisce sempre che ci resto io a casa. così evito. perché poi chi ti conosce si vergogna. si vergogna del tuo essere così, intollerante e acida, non meno di loro, ma incapace più di loro di non darlo a vedere. il tempo sembra sempre troppo, così tanto da poterne buttar via. non è così vero. indi, di buttar due ore a sorbirmi il rinculo di manfrine inutili io non ho punto voglia. non più almeno. comunque, detto questo, il film è un gran bel film, di quelli che a me piacciono molto. girato bene, ottime attrici, bella fotografia. diritti, lotta, emancipazione, ironia, bellezza. credo ne valga la pena. soprattutto oggi. soprattutto qui.

il primo film di questanno (cit.) è stato, nuovamente, La prima cosa bella. si è consumato il rito perfetto: un Virzì d'eccezione fra gli amori più cari. di solito io saluto il nuovo anno con Ferie d'agosto e lo faccio da parecchi San Silvestro a qui. mi mette in pace con quel desiderio di Casa che da sempre mi frastorna i sensi. questa volta la Casa l'avevo attorno. ci siamo scelti la commozione e il valore di condividerla.

ho svariati grazie che mi premono le anse del cuore. non saprei elencarli tutti. metto qualche foto. lo scavallare del tempo vecchio in quello nuovo è stato come un viaggio. un viaggio dentro al sentirsi al sicuro.

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buonanotte. di qualsiasi cosa vi piace si tratti.

domenica 2 gennaio 2011

30 e 31 dicembre 2010 - December Views

 

30 dicembre

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