venerdì 21 gennaio 2011

2+2=5

 

il sonno di sera è come le caramelle gommose. finisce che non riesci a succhiarle, ad assaporarle con pacatezza; le mastichi, le somatizzi, te ne ingolli qualche dozzina e poi ti viene mal di pancia. sei lì che non ce la fai più, ti stiracchi, sbadigli che nemmanco un primate, ti butti fra le coltri come un topo si catapulta fuori dalla nave che affonda (nemmeno hai iniziato a digerire la cena e sì, sei stato leggero, è ovvio, avevi sonno dalla colonna in tangenziale) e l'incanto svanisce. hai morsicato. ha vinto la gola. adesso niente da fare: morivi di sonno e sei sveglio come un grillo. un grillo in forma, su tutto. un grillo palestrato e dall'ugola d'oro. roba che potresti leggerti l'intera enciclopedia britannica senza correre il rischio di sentire le palpebre pesanti. e sì che lo sai. lo sai a monte. non si corre fra le braccia di una sana dormita. occorre lasciare che ti attenda un poco. il lasciar raffreddare la camomilla, il non berla rovente, ha il suo sensato perché. se le papille gustative si ribellano all'arsura perché il tuo corpo non dovrebbe ribellarsi a certi bruschi, repentini, violenti cambiamenti del suo modus operandi?  "vorrai mica costringermi a lasciar perdere l'adrenalina" pare voglia dirti." io la amo l'adrenalina", ti sussurra ogni centimetro quadrato di muscolo. caro il mio corpo bischero, ma se fino a due minuti fa pareva portassi sulle spalle tutto il peso del mondo... cosa fai? mi prendi per i fondelli? ora, il discorso rotea su se stesso, hanno tutti ragione: il sonno, il corpo, l'adrenalina. hanno tutti ragione ma non cambia granché: non puoi decidere da te quando e come toglierti la spina. e pare chiaro che tutto il desiderio di riposo che ti investe nei momenti meno opportuni riguarda i momenti meno opportuni. con il tuo letto e il legittimo pigiare sul tasto pause ha davvero poco a che vedere. sono convinta che se abbassassi la fronte sulla scrivania dopo il malcapitato panino della tua pausa pranzo il sonno arriverebbe veloce come un razzo, stile menta glaciale di una Monks. stesso discorso per la fronte sul volante mentre sei fermo nel traffico: neanche il tempo di chiudere gli occhi e zac, una sferzata tipo liquirizia purissima stile Tabù. eccoci: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti se ne fa poco in assenza di pane. e non provarti a contare le pecore o ti ritroverai con squadra, compasso e calcolatrice a cercare di far tornare i conti. e, come tutti sanno, quando serve i conti non tornano mai.

2 commenti:

  1. mi fai saltare da un'immagine ad un'altra senza cadere mai.
    Bellissimi i tuoi racconti, deliziosi,
    veloci, leggeri, intelligenti.

    ciao :)

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  2. ciao Veronica! è un vero piacere immaginarti saltellante fra le mie allucinazioni :D
    arrossisco di fronte alla tua attenzione,grazie...
    a presto!

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