sabato 29 gennaio 2011

bianco e nero

 

 

 

Olivier Assayas, regista

Maggie Cheung, attrice

Per caso mi sono trovata davanti a Clean, un film del 2004 di Assays, con un Nick Nolte di un'intensità che ti toglie il fiato e la Cheung di una bellezza e una bravura accattivanti. Un film fra tanti, che non ti scoppia addosso, eppure quel ruolo di donna ti parla, in qualche modo dialoga con la fragilità e lo spessore delle tue cartilagini.

Ne ho approfittato e, spinta dal bisogno di compagnia della mia trachea dolorante, mi sono riguardata Irma Vep. Un pezzo di bigiotteria di gran classe. Non un diamante ma un gran falso, d'autore, per chi ama l'odore del cinema e le sue contraddizioni. Ne avevo scordato il gusto. Qualcosa in bilico fra lo zucchero a velo e il lime.

Trama

Agli albori del cinema c'era una serie muta francese intitolata Les vampires. Protagonista era Musidora, diva degli anni dieci.

Maggie Cheung, star del cinema di Hong Kong, arriva a Parigi per interpretare, nella parte di Irma Vep che fu di Musidora, il remake per la TV di Les vampires (1915) di Feuillade con la regia di René Vidal (J.-P. Léaud). Sola, senza conoscere una parola di francese, aiutata dal suo basic english, cerca di capire quel che le chiedono e, nelle pause, gira per Parigi con la costumista bisessuale Zoe (N. Richard) finché il regista in crisi viene sostituito da un collega cinico che la licenzia. Girato in Super16, camera a mano, in quattro settimane, è un film sul cinema che trabocca di amore competente per la cinefilia del muto, il cinema d'azione (Hong Kong/Hollywood) e il cinema europeo d'autore in un frenetico andirivieni di scambi tra realtà e finzione, cinema e vita, il reale e il possibile.

[Irma Vep - Olivier Assayas - Francia, 1996]

Di tutto si può fare a meno. Fino a che quel qualcosa non diventa parte del linguaggio che ti distingue. Si trattasse anche solo di virgole, saranno virgole necessarie.

 

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