martedì 1 marzo 2011

"cioè non so se sai" (cit.)

 

Mi son detta che coricarmi un'oretta dopo pranzo, un pranzo frugale e consumato alle due e mezza del pomeriggio, me lo potevo anche meritare. Mattinata bella densa, occhiaia come di dovere (figlia di notte insonne), sbadiglio manierista ad intervalli regolari (li misuro come fanno le partorienti con le contrazioni, sai mai che mi esce l'alieno dal corpo e mi trova impreparata - perché delle volte sbadiglio che pare sbadigliamo in due, io e un alieno, ma di quelli enormi, primitivi, cose da cult della fantascienza). Insomma, mi butto sul letto (il divano non è cosa il pomeriggio - mi si imbestialisce il gatto), cerco una posizione decente, qualcosa che mi giustifichi al mondo, i cuscini dietro la schiena, sdraiata a metà (ti senti meno in colpa a dormirtela in pieno giorno se non disfi il letto, se perdi i sensi seduta - non saprei dirne la ragione ma è così). Orbene, neanche il tempo di calare la palpebra e il sonno come uno schiaffo. Anzi, no, come una sassata. Mi sono risvegliata a fatica, dopo altro che un'ora, quasi sulle spalle portassi il mondo intero. L'alieno non aiuta di certo. Pesare deve pesare parecchio e non lo sbadiglio mai via a sufficienza. Indi, non ho dormito come un sasso ma come una sassata. Ecco. E ho fatto bene. Una piccola parentesi di senno del niente ogni tanto ci vuole. Graffa. Bella solida. Una parentesi che spartisca le acque fra tutto il fatto di prima e tutto il da fare di poi. Chiamatemi Mosè, il Mosè delle graffe. Non mi offendo, io. E non si offende nemmeno Mosè, credo (con tutto quello che gli è toccato in sorte nei paginoni di certi libri, farà mica il permaloso per due parentesi graffe...). Detto questo, io sassata, io Mosè, privata di ogni energia e schiacciata sotto il peso del perché diamine mi sono alzata, son qui a riflettere su quel qualcosa che "cioè non so sai che" (citando Camilla) su cui devo assolutamente concentrarmi da qui in avanti. Si parlava di doti, si parlava dello spreco cosmico di noi stesse cui assistiamo giorno dopo giorno, di quel rimandarci a settembre che ci abusiamo dai tempi del liceo, dell'osare davvero fino in fondo, del dare una bella mano di vernice fresca alle qualità che ci rendono Io, Io e basta. Lei è più brava di me, in questo. Lei corre. Respira così forte che a volte, lo sento, respira anche per me. Io sono più pigra, un pochino più rintanata. Tocca stanarsi. E dare delle forme, darsi una forma, scegliersi la sfumatura di colore che renda l'idea. Il progetto mi piace. Giusto per regalarsi un pochino meno e piacersi un pochino di più. Che poi magari non cambia niente. Ma non è mica detto. Anticipazione: un titolo ce l'ho. Per il resto, se arriva la primavera posso arrivare anch'io. "Cara primavera, non so se sai che...".

06 febbraio 016                                 [Il regalo di Natale di Camilla. Handmade & Love]

p.s. c'ho l'header da rifare. e non è propriamente questione di marmitte o controsoffitti. aiuto.

 

4 commenti:

  1. siamo calviniste dentro, credi a me!
    :OOOO

    PS: quasi quasi mi compro 14 quindici e il primo me lo immagino. come la vedi?

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  2. siamo vangeli apocrifi. poche balle. :D

    p.s. la vedo bene. anche se finisce che t'immagini l'1, il 16, il 17 e via andare.

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  3. anch'io non disfo mai il letto quando mi prendo una pausa, rarissima, nel pomeriggio...ora ho capito perchè ;)
    m.

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  4. cose di sensi di colpa atavici. già. :D

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