venerdì 4 marzo 2011

sproloquiare (pallido e assorto?)

 

E ne sanno una più del diavolo. E scaricano. E ti sbattono in faccia mine di novità. Un disco non fa nemmeno in tempo ad uscire che loro già sono passati ai due che usciranno settimana prossima. E amano tutto. Smisuratamente. Sanno tutto. Maremma maiala, ma come si fa? E lo capisci quando dietro c'è cultura, la passione, la bulimia dettata dal non poterne fare a meno o un certo arrivismo del pensiero, quella certa prepotenza del saperne sempre e comunque di più. Ma come fai ad amare tutto? Come diavolo fai? Quanto spazio libero devi avere per ficcarci tutta quella roba? Forse è invidia la mia, non saprei dirlo, non con chiarezza. O forse no. Forse mi limito a constatare che non sono capace. Forse mi piace lasciarmi cullare dallo stupore, quello primitivo che ti incolla alle cose. O dalla memoria, da quei barlumi che ti prendono a tratti e devi correre a riascoltare, a rileggere, a riguardare, 'ché quel pezzo, quel libro, quel film, sono una scheggia della tua schiena, lo sono diventati nel tempo, con il tempo, e ci hai messo del tempo per rendertene conto. Hanno sedimentato, ecco. Non riguarda la curiosità quanto sopra. La curiosità è una manna dal cielo. Beato sia chi se ne nutre, chi la nutre. Riguarda la tuttologia. Insomma, mi fanno paura questi maniaci dell'avere tutto, del voler sapere tutto, che poi magari non sono un bel niente. Perché non una delle cose che li ha sfiorati li ha cambiati o abbracciati o tenuti a galla. Come se la bellezza fosse un complemento d'arredo, messo lì a infiocchettare il vuoto che, porello, vuoto rimane. Non riguarda nemmeno lo scambio, quanto sopra. La condivisione è un lusso cui non vorrei mai sottrarmi. Beato sia chi non è geloso della bellezza che scopre ma la butta nel mondo. La grossa parte di ciò che sono oggi lo devo a chi ha camminato davanti a me e non ha nascosto le proprie orme. Riguarda lo spreco. Mi incuriosiscono questi lasciti quotidiani che sono e restano quotidiani. Tutta forma e niente sostanza. Pochi brividi, insomma. Nessun futuro. Niente decantazione. Come se dovesse ritirarsi il mare e sul fondo non fosse rimasto niente. E il Titanic? Le carcasse di squalo? Le bottiglie con i messaggi dentro? Gli anfratti rocciosi? Le dune? Il silenzio?

fi li 07 08 agosto 2010 025

2 commenti:

  1. meriggiare pallido e assorto è la mia poesia preferita in assoluto. è quella che mi si è palesata davanti per caso quando di ritorno da scuola mi è caduto e mi si è aperto il libro di letteratura sul marciapiedi. è quella che lì mi ha fulminata e mai mi lascerà.
    :-)

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  2. sei fortunata. ti sei scelta (o sei stata scelta, mi pare :)) una compagna di viaggio straordinaria. ci sono parole che ci vestono, che resteranno i nostri abiti migliori, cuciti addosso alle nostre forme da menti meravigliose...

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