venerdì 29 aprile 2011

hallelujah

 

Credo di essere sbronza. Non molesta ma con la ridarola. Con l'olfatto a remengo e il tatto a spanne. Quella sensazione da mani di un altro, come dire. Quando pigi i tasti della tastiera, ad esempio, ed è come se stessi dettando a qualcuno. Orbene: tre rossi, una birretta e un branca menta con il selz. Per me, messa come sono messa, sono il livello sbronza sana. Per sana intendo felice, senza che lo stomaco si rovesci e senza il rischio di non ricordare chi ti ha riportato a casa. No. Non reggo un granché, a ben guardare, ma chi se ne frega. Ho anche camminato per le vie del centro e il fatto che non ci fosse nessuno aveva quel non saprei dire cosa di veramente delizioso.  Ho mangiato come un maiale, mi pare. Pane e salame con il vino rosso e pizza con la birretta. Muterò in un carboidrato gigante e a quel punto la cellulite sarà solo un dettaglio, una sfumatura, quel qualcosa che dona colore. Da qui al re-indossare certe cosucce carine da femmina avvenente deve passare un tir di tempo. Non ce la posso fare a pensare al bikini. Il solo pensarci è uno schiaffo morale alla ciccia che nutro con tanto affetto. Massì. Fintanto che il jeans lo allaccio va bene così. Non appena mi scoppieranno i bottoni come bombe ad orologeria vedrò di darmi una bella regolata. Fosse solo per il borsellino, porello. Non ce la può fare a garantirmi un nuovo guardaroba. Eccoci, è la una punto zero zero e toccherà dormire, in un modo o nell'altro. È stata una bella serata. In attesa di un qualche sonno, leggo in internette (come direbbe il compianto signor C) tutto un proliferare di comunicazioni con altri significati, significati subliminali, cose che possono capire in due e leggiamo in millemila e mi viene da ridere. Mi viene da ridere al pensiero che ci si ama davanti al mondo con la sconsideratezza dei fanciulli e si finisce per lasciarsi con il mondo che, a ragion del vero, pare ne sappia più della coppia scoppiata. Mi viene da ridere per l'abuso di riflessioni, stupori, rime, indignazioni, mistificazioni, assenze. Mi viene da ridere perché siamo piccoli così e ci gonfiamo il petto di alterigie prepotenti, rese sconsiderate, sconsiderate bugie. T'accorgi di chi millanta in un nanosecondo. T'accorgi di chi si sente niente e recita il contrario. T'accorgi. Senti il peso, la leggerezza, le pose. Vedi i fili. Burattini. È un teatro di burattini. Penso alla fata turchina e al grillo parlante. E mi viene da ridere. Buonanotte.

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martedì 26 aprile 2011

tepori

 

Susanna-Majuri05 fotografie-by-susanna-majuri-001

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È un giorno tiepido, oggi. Buona cosa, il tepore. Il tepore Dentro, soprattutto. Bello tirarsi sui polsi la maglia di cotone, stringere le braccia al petto e respirare un barlume di sole. Sul terrazzo di casa. Senza fare un beneamato niente. Giusto connettersi alla bellezza e condividerne un pochino, dare sfogo a qualche impulso di bene, concedersi qualche cartolina di coccole. Poi arrivano le piccole sorprese che urlano poesia, tipo questa, la poesia delle energie che si rigenerano, di mano in mano, di voce in voce. Non scoppietto, oggi, piuttosto gongolo. E non è affatto male. Lecco via dall'angolo della bocca marmellata di lamponi. Annuso rabarbaro e rose rosse. Penso. Mi riaffaccio a ritmi decenti dopo settimane di catastrofe. Ti accorgi dell'importanza della noia quando non puoi davvero permettertela. La noia nella sua accezione positiva, come di tempo che scorre lascivo, in attesa, pronto a farsi sbranare ma cauto, preparato al peggio del niente, ingordo di troppe cose. Di quel troppo riesci sempre a fare qualcosa. Magari per te sola, senza tradimenti o attese monumentali. Fai come non stessi facendo niente. Bello. Penso a Inés de Suarez e al Cile, al miracolo che compiono i libri quando ti allontanano, quando non hai testa, non hai più fiato, non sai nemmeno più dove sei, e loro ti portano, fosse anche solo mezz'ora a sera, Altrove, senza se e senza ma, a vivere sempre, anche di più. Penso ai giorni appena trascorsi e lascio che la mia stanza dei ricordi prenda aria, aria buona, lo devo ammettere. Poi ci sarà altro da dire. Prima l'aria. Aria di normalità, nodi ai fazzoletti e silenzio. Poi i nodi li sciolgo. Ma prima l'aria. E qualche canzone, quelle del DNA, che mi hanno fatta, che mi conoscono, che non chiedono niente, che se ne fottono delle maschere, che arrivano dove devono arrivare. Aria buona, che per dirla tutta viene via gratis, ti spopola fra le costole ed è molto meglio del Valium.

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martedì 19 aprile 2011

Zelda was a writer: IsaFrosty giveaway

 

Sottotitolo: il magico perché di ogni mia salita.

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Seguite la foto e lasciate che vi racconti un paio di storie belle per davvero. Vi verrà voglia di farne parte. Magari rischiate anche di vincere. 

SCADENZA DEL GIVEAWAY: 2 MAGGIO

sabato 16 aprile 2011

Ciao Vittorio

 Lo devo fare. Adesso. Devo ri-mettere a memoria le cose per cui vale la pena vivere, conservare il sorriso, crederci. Devo dirmi qualcosa che sia Altro, che includa tutto ma sia Altro dal raccapriccio per questi giorni osceni di nulla. Vittime che non avranno giustizia, un giovane uomo ammazzato in nome di chissà quale santiddio o ideologia, politici come bestie, gente pecora, i giusti spazzati via, la fatica inutile, la radioattività. Voglio un elenco. Voglio nomi e cognomi. Qualcosa di tangibile e dannatamente bello, vero, capace di R-esistere.

Eccolo, il mio elenco. Di pancia. Per urgenza. Tutto d'un fiato:

Cosmo e Nilo, l'abbraccio forte di Ali, il fiume Mera, avere mia madre sulla faccia, L'incipit di Hanno tutti ragione, tutto di Camilla, Nicoletta e le sue sigle d'amore, Ferie D'Agosto, le mani di mio padre, il profumo di mia sorella, lo sguardo di Simone, l'intelligenza emotiva di Marilena, gli strufoli di Amalia, le pareti arancio, il molo di Bagnoli, il bianco e nero di Manhattan, le illustrazioni di Nicoletta Ceccoli, ogni riga scritta da Raymond Carver, il mercato di Livorno, il bacio di Vertigo, Serafina e le sue cure, il frigobar dell'Hotel Valdiola, i Virginiana Miller, la musica dei Virginiana Miller, la Tata, Andrea e la melodica, Giovanni e basta, La prima cosa bella, il sorriso di Jasmin, Notturno Indiano, ascoltare Morrissey sdraiata sul pavimento, Icaro, i pennarelli Stabilo, la Coccoina, i pizzoccheri della Valtellina, Gavino Re, passare il cartello Emilia Romagna in direzione "Via da qui", it's my life dei Talk Talk, la salsa di soia, il rosso del vino rosso, il mare, la gibigiana, i tulipani gialli, l'immortalità di Alda Merini, la dignità del Giappone, il pensiero di Vittorio Arrigoni, bere un americano con Federica, i riccioli di Luca, il passo solido di Lucia, le domande di Andrea, lo sguardo vivo dell'orso marino, la faccia di Valerio Mastandrea, Titta Di Girolamo, la Danae di Klimt, Boezio, l'acqua del lago, la breva, Come prima delle madri della Vinci, i piedi scalzi di Erri De Luca, Giorgio Caproni, il sapone di Marsiglia, Izzo e Fabio Montale, la Madonna di Montenero, le luci di Praga, Oratorio Bizantino, Bergman e Il posto delle fragole, la spiaggia di Rimini d'inverno, il cappello di Fellini, la cuffia da nuoto di Nanni Moretti, Supplica a mia madre di Pasolini, la luce sempre accesa di Paolo Benvegnù, l'ultimo fotogramma di Effetto Notte, il dito sulle labbra di Jean-Paul Belmondo, Il piccolo principe, Victor e Noah, la Ross(a) e non dover aggiungere altro, le lasagne fatte in casa, i chicchi d'uva quando scrocchiano in bocca, Male di miele,  Nada Malanima, la mia famiglia a Cagliari, la birra chiara gelata, La canzone di Marinella, le pere acerbe, Gus, essere Zlatan per Daniele, la mia Yashica FX-3, Anne-Julie Aubry, la franchezza di Cesare, il caffè nero bollente, sentire le anche che bruciano per aver camminato troppo, la doccia all'alba, il vento in primavera.

Ora e qui. Random del cuore. Come a dire Andiamo avanti. Come a dire Non sarà stato tutto invano. Buonanotte.

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domenica 10 aprile 2011

poi vedi tu. (e le margherite)

 

Le idee sono come fiori. Qualcuno le semina. Qualcuno se ne prende cura. Qualcuno le vende. Qualcuno le coglie. Non sempre, vero. Ma delle volte sì. Capita anche che marciscano in vasi lasciati senz'acqua, ma questa è un'altra storia.

Alessandra è passata da qui. Forse è stato il profumo di cannella o forse il solletico che capita faccia l'alfabeto posandosi alle narici: Alessandra s'è presa una margherita e ne ha seminato un campo intero.

Grazie. Non oso altro. E vi spedisco dritti da lei. Seguite la foto!

alessandra

lunedì 4 aprile 2011

poi vedi tu.

 

si dice che le cose cambiano. poi in realtà non cambia mai niente. o meglio, cambia tutto, ma proprio tutto, mentre il vento continua a fare il proprio giro. senza voltarsi. la faccia ti cambia, quella lo fa di sicuro. ci trovi dei segni che prima non c'erano. ci riconosci delle espressioni che sono nuove quanto quell'odore che solo ieri hai messo a memoria. non lo conoscevi. il tulipano arancio mischiato all'iris blu ha un odore malinconico, delizioso. ieri l'ho notato. mi si è arricciato il naso. ho notato una ruga nuova. un piccolo segno che dice olfatto, l'olfatto scafato che a vent'anni non avevo. ti cambia la compostezza. la scomponi a tuo uso e consumo. una volta la regalavi, punto e basta. oggi la dosi, a misura di schiaffo, di carezza, di silenzio. di fronte all'incuria che ti usano le occasioni, alzi una mano e saluti. taci, che è meglio. non ti metti a spuntinare tutte le i del santo cosmo. lasci perdere. il mondo è fatto a scale e son scale da salire due alla volta, pare. uh che noia queste unità che si avvicendano sui gradini. poi ti tocca prenotare il tavolo a posti dispari. lasciamole a casa. la scampagnata verrà meglio. le tazze le vendono a coppie. io le colleziono spaiate. preferisco. sono una tazza spaiata. di quelle che trovi ai mercatini. deliziosamente fuori moda, un pochino sbeccate, con quel manico precario ma che ha resistito a imballaggi, traslochi, anelli troppo vistosi, risvegli all'alba. ecco, se mi strattoni troppo forte c'è il rischio che mi scosto. vorrei mai che proprio adesso, dopo tanto resistere, arrivi te e mi spezzi la ceramica. c'è modo e modo. sempre. e dopo tanto modo sbagliato ho intuito che posso osarne uno giusto anche io. e anche questo è qualcosa che cambia. cambiano gli sguardi. sulle cose. sulle circostanze. sulle attenzioni. sul dovere che poi è potere che infine è solo il rumore del sangue finché scorre. sul fuori, il dentro, l'attraverso, l'accanto. cambia che hai sempre più voglia di fuggire ma sai benissimo perché rimani. una volta sapevi solo che non stavi fuggendo e ti bucava la vita il rimanere. non cambia affatto la prima lettera dell'alfabeto. sempre A. come Amore. e ti sovviene la stessa B, quella di aBuso, la C di Colpa, la D di Domani, la E di Effimero, la F di Favola. cambia la G, che a volte è Gioia, a volte Gioco, spesso sGomitare, talvolta Grattare. pensi al fondo ma non ti piace. pensi alla T di Tunnel e ti viene meglio Sorridere. prima era solo Sì, ai giorni, al dare, al continuare. oggi è Se, come Speranza ma anche come Sazietà. vuoi del pane che nutra. la P di Pane non di Paura. non cambia il Perdono, cambia il come del Perdono. non a tradimento, per ingordigia. ma in silenzio, come fanno l'alba e il rispetto. si dice che le cose cambino. poi in realtà non cambia mai niente. infine cambia tutto, ma proprio tutto, mentre il vento fa il proprio giro e, ora lo sai, ti tiene d'occhio e sussurra qualcosa. "libera di seguirmi", ecco cosa dice il vento. poi vedi tu. 

marzo varie 024

3 aprile 016-pola