sabato 21 maggio 2011

Amore e Guerra

 

Preparo un risotto a mio padre. Non viene niente male. Ci scofaniamo in due una bottiglia di Marzemino. Sullo sfondo delle nostre chiacchiere Amore e Guerra di Woody Allen. Una serata gentile. Aria tiepida, buon cibo, poche pretese. Finiamo a chiacchierare del più e del meno. Ovvio che si finisca a parlare di perdite e fallimenti. Ma in chiave ironica. Ci prendiamo un pochino per il culo. Salta fuori l'argomento rancore. Mi perdo in una manfrina lunga un quarto d'ora sul come la vita mi abbia insegnato il poco senso del rancore. Energie sprecate. Se andando a letto la sera puoi dirti di aver fatto del tuo meglio e di esserti scusato in caso d'errore, non vale la pena serbare rancore. Ti fa venire le rughe più del dovuto e non porta a niente. La vita se ne frega. Lei va avanti. Sei tu che rimani indietro. Chi non ha saputo chiedere scusa o regalare l'azione giusta al momento giusto avrà a che fare con la propria coscienza, prima o poi. E lì con cazzi sua. Mi perdo in ricordi e contraddizioni e mio padre mi ascolta. Non batte ciglio. Interviene un paio di volte (quasi con il magone) per metterci un ricordo suo, una sua pennellata di colore. Mi alzo e preparo la caffettiera. Mentre cavo le tazze dalla lavastoviglie lo sento:"Sei più saggia di me. La vita ti ha fatta più saggia di me." No, tesoro papà mio. No. Non sono più saggia di te. Non sono saggia. Sono solo stanca e mi sono stancata molto prima di te. Ed essendo molto stanca non ho energie da sprecare. Non ho più tempo da perdere. E se ho imparato il valore del tempo lo devo anche a te. Soprattutto a te. Devo a te se alzandomi, ogni santo giorno, mi viene da pensare che sprecare il tempo è un delitto. Devo a te la benedizione della bontà che rende coglioni. Devo a te la durezza con cui amo. Perché amo con durezza, ostinazione, caparbia. In modo antico, è vero. Tant'è che esco nelle strade, spesso, amando l'amore che non c'è. Devo a te il valore che mi rimbomba addosso se penso Famiglia. Devo a te il lusso del perdono, forse perché hai perdonato sempre e la vita non ti ha perdonato mai. O se non hai perdonato abbastanza lo stai ancora pagando e non è mai periodo di saldi. Tesoro papà mio, non sono saggia. Ma il rancore no, non mi somiglia. Piuttosto una scure. Via. Niente rami morti su cui appendere frutti amari. Impazzisco quando non riesco a capire. Una volta che ho capito mi corico in pace. Mi basta. La vita svolta, ho le prove. Non batto ciglio durante conversazioni che solo qualche mese fa mi avrebbero spezzato il cuore. Amo a prescindere, pare. E va bene così. Fatico nell'elaborazione dei lutti. Ed in questo ti somiglio dannatamente. Due gocce d'acqua. Forse è per questo che ti sento. Forse è per questo che mi senti. Forse è per questo che almeno noi ci siamo perdonati l'imperdonabile. O almeno ci abbiamo provato. Almeno noi. E continuiamo a provarci. Ogni santo giorno. Un risotto alla volta. Un silenzio alla volta. Un muro alla volta. Bon (come direbbe Camilla), vado a controllare il ragù. M'auguro venga bene. Una bella lasagna domani ci starebbe daddio.

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