martedì 17 maggio 2011

piccole vacanze che si piglia il cervello

 

Qualche gesto, delle smorfie con la bocca, ridere o parlare da solo non sono segni di squilibrio, ma piccole vacanze che si piglia il cervello. È normale. Poi ci sono quelli che il cervello sta sempre in ferie ed è più grave.

(Salvio Formisano, Nella mia vita ci piove dentro, Avagliano, 2009)

Io, con me medesima, me la canto e me la suono. Questa è la verità. Conversazioni che neanche Ibsen o Eggers o vattelapesca. Mi interrogo, mi rispondo, mi mando a fare in culo, mi do torto e delle volte ragione. Sono una auto-interlocutrice democratica. Non è che parlo con me stessa per uscirne sempre pulita. Spesso mi ritrovo mandata a quel paese. Son lì che guido, che mi lavo i denti, che scelgo un paio di calzini e d'improvviso anche me medesima ne ha le palle piene di starmi a sentire. Cose da pazzi. Alzo anche la voce, per dire. Non ho nemmeno il pudore di parlare con il pensiero. No. Articolo il suono. Intono lo sberleffo. Mi ascolto e mi stanco di ascoltarmi. Tutto da sola. Sono un'azienda che funziona, poche balle. Ho la partita IVA dello squilibrio e ci pago anche le imposte. Non accade sempre ma accade spesso. E non dissimulo nemmeno più. Una volta se mi incrociavo lo sguardo allungavo un gesto di stizza e la piantavo lì. Oggi tutt'al più sorrido e non perdo neanche il filo del discorso. Ognuno le vacanze se le fa come può. Io me ne faccio un paio al giorno e non ho nemmeno bisogno di andare al mare. Economia del tirare il fiato. Utile garantito. L'importante è la consapevolezza. E in quanto a consapevolezza ho laurea e master. Un master vero, però, mica come quello della Garnero (alias DanielaDiGomma Santanchè).

Non perdete tempo! Arredatevelo! Anche due chiacchiere fatte bene con quell'angolo di voi che spesso il mondo zittisce possono svelarsi una deliziosa abat-jour. L'importante è che la cosa non vi sfugga di mano. Niente Ikea, per favore. Niente carrelli di cose inutili. Tenetevi lontani dalle candele profumate e dalle piantine. E se in omaggio offrono camice,  quelle con le maniche lunghe lunghe, che fanno il fiocco sulla schiena, non fatevi ingannare. Non vestono per niente bene. Quelle vintage sono anche peggio. Qualche lampada, una bella poltrona e via andare. Non c'è bisogno di riscrivere la Bibbia, di decantarla camminando lungo i marciapiedi. Cose di giusto mezzo. Poi fate voi.

p.s. Ascolto S.C.O.T.C.H. , il neo-nato di Daniele Silvestri. Ora, al di là dei peccati brutti che consumerei con il suddetto, è un gran buon disco. Ne avrò di che raccontarmi, fra me e me...

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