martedì 12 luglio 2011

caro amico ti scrivo

 

Caro amico ti scrivo, tanto tu leggi altrove. Ti scrivo e non si provi a capire cosa perché la logica non è davvero questa. Ti scrivo e basta ed è peggio di un saluto mancato o delle ginocchia sbucciate a elemosinare un sorriso. Scrivo e il bello è farlo tanto per fare. Così ognuno è libero di voltarsi senza ferire nessuno. Così un non-ascolto finisce per sembrare un ascolto. Cose di fantasia. Va tutto benissimo così. Amico mio, parlo da sfrattata. Fuori dai miei luoghi e lontana dai miei cuori. Ancora, come ieri, osservata e taciuta. Osservata. Taciuta. Abbracciata se non vede nessuno. Meglio un treno, vero. Meglio altrove. Come stai? Lo vorrei davvero sapere. Eppure lo sento. Sento il rallentare del sangue e il sonno che spinge. Sento il desiderio d'altro e la felicità enorme per il qui. Sento. Ma tu cosa ne sai? Meglio così. Meglio che tu non sappia. Meglio i piedi nudi dove tu non li possa vedere. Non ho davvero bisogno di saperli strani per bocca tua. Eppure il mare è meno mare senza di te. Non c'è affatto mare, per dirla con parole nuove. Amico mio, ci si macchia del proprio destino. Solo di che colore ci è dato di scegliere. Per noi funziona così. Cose di tavolozza, tele, ombre che imbrogliano la luce. Il cerotto che mi sono messa di lato al cuore non si stacca. Questa è una fortuna. Credevi di essere tu l'incapace. Ti sbagliavi. Non si stacca. Non capiterà a molti altri di metterci le mani. Non è bello fallire con le mani infilate accanto al cuore di qualcuno. Meglio fallire dall'alto o a testa in giù. O di traverso. [Fallire di traverso: non è un'immagine deliziosa?] Noi abbiamo fallito a testa alta. E non è davvero facile da sopportare. Amico mio, ti offro un vino freddissimo e insalata di granchio. Così. Per farci una pace immaginaria. Che non è vero il tuo perdono, se perdono doveva essere. Ed è una bugia il mio sorriderti, se i muri non se ne fossero accorti. Le cose bianche a sporcarle non smettono di essere bianche. Il fastidio che senti è per la candeggina. Quella ai lamponi non l'hanno ancora inventata. Avrei usato la cenere ma ne avevo pochina. Per macchie così grandi serve prepotenza. Me lo hai insegnato tu.

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