martedì 23 agosto 2011

Ti arriveranno le cartoline

 

Tocca tirare le somme. Ogni tanto tocca anche questa fatica qui. E tutto sommato è una fatica preziosa, uno di quegli sforzi che non ti spaccano la schiena ma te la induriscono. Tutta la faccenda della matematica opinione o meno io non la valuto nemmeno. Non ora. Non qui. Non sono i conti che mi interessano ma il totale. Tutta quella serie di parentesi graffe, quadrate, tonde non è di primaria importanza. Non ora. Non qui. Conta il numerino alla fine. Come fosse un'immagine sunto. Riempi  i tuoi quaderni dei giorni di espressioni. Delle volte ti ritrovi a ripassare le regole per capire come diavolo ha fatto a venirti un tre. Delle volte invece conta il tre e basta. Ecco. Oggi è martedì, c'è afa e ho voglia di acqua fresca, fotografie, risultati. Oggi mi soffermo sul numerino che è saltato fuori sommando, sottraendo, dividendo, moltiplicando. Il numerino. I totali. Le polaroid che ti porti dietro. Alcune portano un meno davanti e, bada bene, non è sempre negativo.


Il fuoco. Mani che modellano il fuoco. Più. Fuoco che accoglie in silenzio e poi ride. Rosso. Come i pomodori maturi, le cialde per il caffè, un asciugamano usato in quattro, quattro che fa Casa, girala come ti pare, come aspettarsi, saperlo senza doverselo dire, lasagne al microonde, due euro e cinquanta il parcheggio per due ore, un libro senza la copertina, la ciccia sulla brace, zanzare.
Sassi. Grigio e blu. Più. Sassi sotto al culo e sotto ai piedi, attorno e dentro l'acqua. L'acqua. A due passi da casa, dopo la trippa in insalata, prima del cinema all'aperto, durante un benedetto farsi la pace, sotto alle unghie, a ridosso del silenzio, di traverso a un sole a scatafascio.
Un sms, una schermata azzurra che pulsa distanza. E pulserà. Meno.  La somma negativa di tutto un crederci finito in miseria, una miseria umanissima eppure bestiale, che sarebbe stato meglio tacersi, che sarebbe stato meglio non conoscere. Non era una guerra eppure si è perso. Tasche vuote a tradimento e spreco di poesia. Un immenso, deludente, grasso spreco di poesia. Armi deposte. Che vinca la ragione degli altri. Ecco il più. Avanti.

Riccioli biondi. Una testa di riccioli biondi. Più. Il sorriso del padre e i colori della mamma. La leggerezza dell'incontrarsi fra mondi paralleli che si tagliano la carne e decidono se è venuta bene. E chi dice grazie sbaglia il modo. Chi non lo dice è salvo, ce l'ha negli occhi e lì va tutto bene così.
Un bicchiere. Di vino bianco. Le bollicine fermate a metà del loro salire sul bordo. Un bicchiere. Il mio. In controluce le impronte di due dita, le mie. L'ombra rosa del sorso preso a sollevarsi da terra per riconoscerla quando guardi giù. Un bicchiere. Il mio. Io. Più.
Cuscini. Cuscini per terra su una coperta a quadri. Più. Pare di sentire le note. Rotonde, forti, mischiate alla sera. Pare di sentire il rumore. Gli scatti, gli applausi, i nomi di cosa, le rime, i viaggi. Nomi di piedi scalzi e anziani a due a due, in coppia, con la C maiuscola.
Una cartolina. La cartolina non spedita alle mie amiche, quelle che hanno una voce, che intonano il bene per rinfrescarti la sera, ogni benedetta sera, magari zitte, altrove, lontane, eppure qui, adesso e ieri e sempre. Più. Incontestabilmente.
37. Due candeline. Rosse. Più. Come l'anno in più, come fosse, dovesse essere, l'occasione, una ancora, fra le altre, un attimo ancora e tu non ci sei, ma arriverai, tocca scommetterci. Non voltarti, non ora: non sarà voltandoci che ci incontreremo. Sarà guardando dritto davanti. Guardando dritto in faccia il futuro che non stavamo aspettando.

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