martedì 13 settembre 2011

Un caldo umanissimo

Interno notte. Dissolvenza sulla parete arancio. Una lampada ancora accesa. Le pagine del libro l'unico rumore. Il fumo ha qualcosa di umanissimo nel suo perdersi e tornare in cerchi. Gli attimi hanno questo di straordinario: resistono alla corrosione del vento. Sono quello che sono, a prescindere. E non lo sono più senza alcuna fatica. Se ti spacchi la schiena a volerli preservare dal loro destino di memoria finisce che ci lasci solo la schiena. Occorre indovinarli per sempre da un odore, da uno scorcio di colore, dal rumore che ti hanno fatto le ciglia. Non imprigionarli, ma indovinarli. A riuscirci, non sono mai catene. A riuscirci, non c'è altro che valga di più. Non prevedono il dopo, non lo contengono. Forse lo spingono un poco più in là o delle volte lo avvicinano. Ma il dopo è altri attimi. Ognuno con il proprio destino di memoria. Poi ci sono i regali, quelle straordinarie melodie che ti si appoggiano al timpano e lo domano. Estemporanei, fieri, dolcissimi regali dalla penombra al cuore. Il cuore. Se ti funziona, il cuore, se senza non sei buono a nulla, alla fine decide lui. Che tu taccia o meno, che tu ceda la maschera o meno. Decide lui. E mi piace permetterglielo.

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