domenica 23 ottobre 2011

una sacca di pelle arancio


La sera viene comunque. È già lì, molto prima di noi. Osserva sorniona il disordine delle cose pronta a farsi sacca. La sera è una sacca di pelle arancio. Metterci tutto non conviene. Forse conviene scegliere cosa portarsi via e cosa lasciare lì, a prendere spazio nel passato insieme al pomeriggio. Tanto ricorderemo anche le briciole, non facciamoci troppi scrupoli. Buttiamo via o teniamo. Scegliamo.
Scelgo di tenere l'odore del tabacco sulle dita se provi a farti una sigaretta da sola, il rosso dei ritagli del copriletto, quello arrivato dal Messico qualche Natale fa, il mal di denti da caramelle gommose, il brivido lungo la schiena che ti sale quando la Trista Signora falcia via la vita di un ragazzo  e non c'è plausibilità, non ce n'è. Tengo la poesia di Franco Arminio, l'ultimo sorriso di Johanna Wokalek nel film di Wortmann, come si sbriciolano le sfoglie alla mela se le mordi senza educazione. Tengo il rumore che fa la malinconia quando scivola lungo certe pagine scritte a mano libera, la quiete, il lusso di un poco di noia, la X messa su questo 23 ottobre.
Cosa butto via non conta. Ci sarà modo di dirne. O di non dirne. Va bene lo stesso.
Appunto qualche percorso. Strade piccole e che delle volte stupiscono. Ad averne voglia c'è da viaggiare sempre. Anche in pantofole.
 


  

 

giovedì 20 ottobre 2011

un cielo di trincee

 

Stamattina il mio lago era straordinario. Grigio, spettinato, malinconico. Ne ho risalito i contorni quasi proseguissi lungo il cammino di un viaggio diverso, iniziato molto tempo fa. Accade. In realtà stavo semplicemente andando a lavorare. Eppure per più di un'ora ho sentito solo i colori dell'acqua e le sfumature del vento. L'autunno mormora una strana meraviglia nella distanza fra i singoli minuti. Quasi potessi contare i passi del tuo tempo mentre si mischia al tempo del cielo. Si spacca, il cielo. E non serve il sole perché si spacchi. Un cielo di trincee, questo, il nostro cielo autunnale. Di bianchi che si sporcano fino al metallo. Dell'azzurro quando ingoia il verde e pare che la terra si rovesci, a gambe all'aria, i piedi a penzoloni dal basso a lassù.
Stasera pioverà. O forse è solo aria densa. O uno sputo di fiato venuto da chissà dove.
È voluminosa la solutine. Questo il lago lo sa. E lo sa l'orizzonte. Anche visto da qui. La loro saggezza è il saperne dire senza girarle le spalle. E tu ascolti. Volente o nolente, tu ascolti.
Sarà una sera buona, di pomodoro e chiacchiere e abbracci imbustati da spedire domani.

Post Scriptum

Non tutto il nero viene per nuocere

Certa luce è una coperta sotto cui dormire nudi

 

C'è sempre qualcuno che si  sarà mosso, a prescindere

Sovrapporre i dettagli è un gioco da lupi

lunedì 17 ottobre 2011

Promesso!

 

Non ti ho conosciuto, ma la sensazione che tu fossi straordinario non mi abbandona da quando la vita mi ha messa nella vita della tua famiglia.  Oggi è un segno del tempo passato lontani da te. Oggi è una parentesi del tuo tempo lontano da qui. Oggi. Già. Poi ci sono tutti gli altri giorni, le manciate di sere, certi sputi di notti, intere ceste di pomeriggi confezionate ad arte perché anche tu possa esserne orgoglioso. Funzioniamo così, da queste parti. Teniamo in vita gli amori perché proprio quegli amori ce ne hanno insegnato il valore. L'avere memoria passa da te, da voi, che da qualche parte ve ne state seduti e sorridete, uomini straordinari e donne troppo belle le cui orme ancora bruciano su questi asfalti, le nostre piccolissime strade. Credo nella cura da dedicare ai ricordi, credo che non vorreste i nostri ricordi finissero per sostituirsi ad un qualunque futuro, credo ci abbiate buttate proprio nel centro delle cose da fare perché ne avreste fatte volentieri ancora a milioni con le vostre mani. Magari apposta per noi. Magari giusto per farle. Ma le avreste fatte, con dignità e coraggio. E allora non è solo un dovere, Vivere Forte, ma un pegno, il monile da appendere al collo del tempo perché mai sia invano, non lo sia mai. Di nuovo buon viaggio, a te, a voi, a noi che sempre vi si aspetta, come doveste bussare alle diciotto con in mano due fiori o un tapper di polpette. È lunedì. È ottobre. Passerà anche oggi. E sarà stato il migliore degli oggi possibile. Promesso!

Post Scriptum

facciamo così: facciamoci del bene!

giveaway ottobre 1. Pigiate la foto e seguitela. Fatelo entro domenica 23 ottobre.

giveaway autunno cambiando 2. Pigiate la foto e seguitela. Fatelo entro lunedì 24 ottobre.

IMG_1623 3. Pigiate la foto e ascoltate. Fatelo tutte le volte che vi pare.

 

domenica 16 ottobre 2011

(po)lenta

 

Domenica.
Polenta, brasato, stickers coloratissimi, tea bianco, piedi ovunque, passeggini, ciarlare, mamme, la stufetta, sole giallo, zafferano, funghi porcini, vacche da latte, male alla gola, plaid, divano, ridere forte, niente.
"Stiamo tutti bene. Si torna presto. Vi si pensa ogni momento".
Baci.

Post Scriptum:

Anche scondito va bene.

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sabato 15 ottobre 2011

stanare la bellezza ovunque

 

Ora, di recente ho degli attacchi di delirio incontenibili. Grazie al cielo c'è sempre qualcuno che mi risponde al telefono, mi lascia sfogare quei cinque minuti e poi si ricomincia a respirare con decenza.
M'incazzano da morirci svariate cose, in primis l'andazzo della nostra
Povera Patria. Qualcuno (qualcuno con cui mi trovo in perfetta sintonia semantica) ha tirato in ballo anche gli accademici della crusca, poiché toccherebbe rivedere il significato e l'etimologia di un amato lemma, fiducia.
Poi non ne posso francamente più di tutto codesto ciarlare sugli Zen Circus, che se non ti piace il loro nuovo disco sei un tagliato fuori. Bene, a me gli Zen Circus (perdonate l'eufemismo e il rafforzativo) mi fanno cagare. In toto. Ok? Con questo non vuole dire che non dovete comprarvi il disco o amarli forsennatamente. Vuol solo dire che non piacciono a me. A me piacciono altre cose. E non capisco come certa gente che ama certe altre cose possa strapparsi le vesti per questi qui. De gustibus, in ogni caso.
Tertius, ma non ultimo, non mi capacito di come un maglioncino sintetico e fatto male possa costare 39 dannati eurI (Faccio l'esempio del maglioncino perché è una cosa che, se non vuoi crepare di freddo o sudare umiliazione mentre lavori alla tua fottuta scrivania o sfoggiare buchi da competizione, prima o poi tocca che te la compri - e ho detto sintetico, poiché di fronte al cashmere mi prende una sincope, svengo e dimentico per che cosa ero andata fino al negozio. Facessi l'esempio del birrino a 5 Euro o di un concerto a 48 potreste tranquillamente dirmi di restarmene a casa e, più o meno, avreste anche ragione).
Oggi poi Roma brucia. E i luoghi comuni fioccano. E io sono qui a scrivere e non lì a vivere, indi è meglio se me ne taccio.
Quando mi sbolle il delirio finisce che mi attacco a qualcosa di piccolissimo per cercare un poco di consolazione. Una canzone, il più delle volte. O una pagina scritta fitta fitta che amo più di altre. O la lavagna magnetica e le sue lettere coloratissime. Eccoci. Tocca stanare la bellezza ovunque prima che la vita ci uccida. È un'arte anche questa, una di quelle da mettere da parte di sicuro.

Post Scriptum:
Riempire gli spazi bianchi è terapeutico. L'età non conta. Contano i colori e chi ti siede accanto.

(Casa Molt: Noi il pranzo ce lo digeriamo così)

martedì 11 ottobre 2011

qualcosa (4)

 

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Cose di delirio. Non quello tremens di tante notti passate ad implorare quella stramaledetta lancetta di fermarsi un pochino. Non quello imbevuto di brividi 'ché la febbre ti sfascia la circolazione e le giunture. Non quello della rabbia quando ti morde le gengive e sputeresti tutti i denti, uno ad uno, proprio in quel paio d'occhi lì. Non quello da fame o da astinenza o d'onnipotenza. Delirio e basta. Il fratello maggiore della noia, cugino della resistenza, zio del niente, padre putativo dell'inspiegabile voglia di spingersi fuori, venga come deve venire.
Ci si riflette e si arriva sempre lì. Una bella Botta Di Culo non farebbe mica male. Non penso immediatamente ad una vincita milionaria (anche se ci penso, figlia perfetta, anche io, di questi tempi di nessuno). Penso piuttosto ad una convergenza di positività, un fragore energetico così prorompente che il tuo sogno più grande non può davvero resistergli e si realizza. La classica, banalotta, inflazionata Botta Di Culo. Una cosa del tipo:
non puoi capire! oggi mi sono fermata alle strisce per far attraversare un pedone che aspettava e a furia di aspettare s'era davvero imbruttito. Mi vede che rallento e mi sgancia un sorriso grosso così. Io ricambio (e penso che magari se si da una mossa evito d'imbruttirmi anche io). Vado a parcheggiare e guadagno l'ufficio del commercialista. Esco e sotto al tergicristallo un bigliettino. Lo apro. "Grazie. Le lascio il mio contatto. La sua gentilezza merita un incontro. Magari potrò ricambiare in qualche modo" firmato: Paolo Sorrentino. Insomma, ci siamo capiti. [No, mentre sono in procinto di recarmi dal commercialista se fermo alle strisce ci fosse Sean Penn non riconoscerei nemmanco lui. Pronta a giurarci. Forse Mastandrea. Ma forse. Non è detto].
Che siano ore gentili, quelle da qui a.
Bonne Nuit.

 

domenica 9 ottobre 2011

Dire Fare Baciare Lettera Testamento


(Ho la febbre. Meglio premetterlo.)

Dire
: "Con tutto il bene del mondo, ma non è che siamo qui a giocare al gioco delle bombe a mano, a chi è più bravo a fare finta di niente mentre ci inghirlandiamo un altisonante vaffanculo. È chiaro, vero? Magari è per pudore che scarto ancora le carte una alla volta e non ho ancora buttato all'aria tavolo e mazzo. Pensaci."

Fare:  Prendere un foglio, possibilmente bianco. Occorrono un righello e una matita. Con il righello individuare la metà del foglio, meglio se la metà verticale. Tracciare la linea del mezzo con la matita. Provare a camminarci sopra, come fanno gli acrobati con le corde. Suvvià, un poco di astrazione! Ogni volta che si cade, segnare con la matita una X nella metà in cui si è caduti. Sono certa che ognuna delle due due metà rappresenta qualcosa. La metà con più X è quella da cui scappare. Non viceversa. Se anche la caduta diventa un'abitudine viene meno lo stile del tentativo.

Baciare: Mi sono voltata, con la sigaretta in mano. Ho sorriso, come faccio sempre quando ti incontro. Hai sorriso, come fai sempre quando mi incontri. Mi hai baciata sulla fronte perché è lì che si posano i segreti. Ho posato il mio schiocco dove la guancia e il lobo disegnano un triangolo d'ombra. L'ho posato lì perché lo proteggono i capelli, perché la discrezione è un lusso in questi giorni di rumore. Non l'avresti detto, vero? Di me che per stringerti le spalle corro, alzo sassi, lo faccio ad alta voce, come i bambini, e poi ti poso un bacio dove nessuno lo possa vedere.

Lettera: Scrivo righe su carta di seta. Scrivo ciò che mi suggerisce la distanza, quella messa ad asciugare di traverso, appoggiata a due sedie. Ho preparato molti fogli. Su alcuni ho fatto dei disegni, piccolini. Su altri ho lasciato dello spazio fra un periodo e l'altro. Sono certa che qualcuno vorrà appuntarsi un pensiero mentre legge i miei. Qualcuno invece metterà il foglio fra le pagine di un libro e lo dimenticherà lì. Qualcun'altro ci si soffierà il naso. L'importante è che io le scriva, queste righe. E che le consegni. Dico a te: questo è l'incipit. Arrivederci, forse: finiscono tutte così.

Testamento: Se hai riso, anche solo una volta, delle mie passioni, non ti lascio proprio niente. Questo è il punto. Perché io non rido delle passioni altrui. Potendo, aiuto a zappare l'orto per coltivarcele. Non potendo, resto a guardare. Se mi banalizzi lo slancio, se mi riduci il viaggio a una risatina, io non ti lascio proprio una cicca di niente. Prendi e porta a casa.

Post Scriptum:
di un sabato Altrove (a far del male alla sinusite ma non al cuore)

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mercoledì 5 ottobre 2011

qualcosa (3)

 

E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare

(Marlene Kuntz, Ti giro intorno, Il Vile, 1996)

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Cose che non si dovrebbero fare se hai la sinusite:

1. addormentarsi prima di cena e dormirsela, l'ora della cena, 'ché poi ti svegli rattrappito e affamato e ti giustifichi un bicchiere di vino rosso con il pane e salame anche se l'aerosol ne farebbe volentieri a meno, quantomeno del vino;

2. ascoltare in cuffia i Marlene Kuntz, quelli de Il Vile, con quelle chitarre lì che giocano a flipper con i tuoi poveri neuroni e ti viene voglia di avere tutto tranne che una malattia invalidante proprio per i tuoi poveri neuroni;

3. provare a scrivere due righe che abbiano un senso, perché senso e mal di testa sono in una relazione complicata da tempo immemore (non si lasciano giusto perché hanno dei figli, ne sono certa);

4. rileggere una corrispondenza fittissima e provare a trovare il filo logico fra la prima mail e l'ultima, 'ché poi fumi una sigaretta a mail e tocca farti un altro aerosol.

Cose che si possono tranquillamente fare se hai la sinusite:

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Ci siamo capiti?

Che la notte vi sorrida. Io tradirò Wallace con Carroll fra pochi minuti. Questa sera ho bisogno di anabole (coccole tradotto dal t9 del mio cellulare) e i disegni di Rebecca Dautremer lo sono, anabole nude e crude.

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martedì 4 ottobre 2011

qualcosa (2)

 

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Oggi ho messo sul letto la coperta di mia madre, quella che ho scelto di tenere per me, per sempre. Scorcio anni settanta. Autentico. (C'è del borotalco nascosto fra le trame e gli orditi: borotalco, Chanel N°5, crema Nivea e salvia. C'è mia madre, qui dentro. Forse lo immagino solamente, ma ha davvero poca importanza che io lo immagini o sia del tutto vero. C'è. Punto e basta). Ricordo foto in bianco e nero con me piccolissima sdraiata qui sopra. E foto di un gattone bianco con una macchia nera sull'occhio destro, anche lui sdraiato qui sopra. Così, quando le due bestie si sono impossessate del mio (?) letto dopo la sua (ri)vestizione non ho resistito. Confesso di aver infilato almeno trenta scatti. Modelli di rara intensità. Vanitosi, navigati, spontanei : due vere fighe di legno. Adorabili. E venivano anche via gratis. Cosa si può volere di più?

 

Vado a farmi un bell'aerosol.
Che sia una notte illuminante e gentile. Delle volte non guasta. Magari anche una coperta aiuta.

p.s. Porta a niente dannarsi pancia e ossa nel cercare di dare un senso altro a qualcosa che ha già tutto il senso possibile di suo. La vita si adatta alle forme dei perché e prima o poi trova il suo percome, un pertugio attraverso il quale stanare la pace. Prima o poi. Magari più poi che prima. Però accade. Indipendentemente da qualsiasi maldestro tentativo di far passare il nero per bianco. La vita ama dannatamente il grigio. Però le piace che tu non confonda i colori primari. Così, per dire.

 

domenica 2 ottobre 2011

qualcosa

 

Delle volte ti viene la febbre quando davvero non ce n'è ragione. C'è il sole, è domenica, la giostra gira. Ma come tu te ne freghi del tempo per amare, bisticciare, correre, fermarti, applaudire, così la febbre se ne frega di te. Benissimo. Basta non darle troppa importanza.
Oggi avrei voluto essere a Rimini e anche a Milano centro. Avrei fotografato volentieri il mare d'autunno e i volti di un pomeriggio a teatro. Avrei voluto bere birra dalle due del pomeriggio fino a sera inoltrata; abbracciare Cesare, Simone, l'odore delle belle cose nate dalla collaborazione di cuori grandi. Avrei portato una torta di mele e un taccuino nuovo da sporcare d'inchiostro. Avrei scritto due righe per un amico e mangiato tartine.
Pazienza. Per buona pace del mio portafoglio e della mia personalissima crisi petrolifera sono qui. Con i pizzoccheri della Valtellina da digerire (il binomio febbre/pizzoccheri è oltremodo inquietante - ne sono consapevole) e qualche foto rubata a questo solare week end di provincia. E righe da leggere, un pisolino da consumare, le spezie da sistemare nei loro barattoli.
Il resto lo rimando a domani. Che è solo una domenica qualunque ma non per questo tocca buttarla via.

Post Scriptum:

1. Le passanti

2. Il dentro delle finestre.

3. Giallo.