domenica 9 ottobre 2011

Dire Fare Baciare Lettera Testamento


(Ho la febbre. Meglio premetterlo.)

Dire
: "Con tutto il bene del mondo, ma non è che siamo qui a giocare al gioco delle bombe a mano, a chi è più bravo a fare finta di niente mentre ci inghirlandiamo un altisonante vaffanculo. È chiaro, vero? Magari è per pudore che scarto ancora le carte una alla volta e non ho ancora buttato all'aria tavolo e mazzo. Pensaci."

Fare:  Prendere un foglio, possibilmente bianco. Occorrono un righello e una matita. Con il righello individuare la metà del foglio, meglio se la metà verticale. Tracciare la linea del mezzo con la matita. Provare a camminarci sopra, come fanno gli acrobati con le corde. Suvvià, un poco di astrazione! Ogni volta che si cade, segnare con la matita una X nella metà in cui si è caduti. Sono certa che ognuna delle due due metà rappresenta qualcosa. La metà con più X è quella da cui scappare. Non viceversa. Se anche la caduta diventa un'abitudine viene meno lo stile del tentativo.

Baciare: Mi sono voltata, con la sigaretta in mano. Ho sorriso, come faccio sempre quando ti incontro. Hai sorriso, come fai sempre quando mi incontri. Mi hai baciata sulla fronte perché è lì che si posano i segreti. Ho posato il mio schiocco dove la guancia e il lobo disegnano un triangolo d'ombra. L'ho posato lì perché lo proteggono i capelli, perché la discrezione è un lusso in questi giorni di rumore. Non l'avresti detto, vero? Di me che per stringerti le spalle corro, alzo sassi, lo faccio ad alta voce, come i bambini, e poi ti poso un bacio dove nessuno lo possa vedere.

Lettera: Scrivo righe su carta di seta. Scrivo ciò che mi suggerisce la distanza, quella messa ad asciugare di traverso, appoggiata a due sedie. Ho preparato molti fogli. Su alcuni ho fatto dei disegni, piccolini. Su altri ho lasciato dello spazio fra un periodo e l'altro. Sono certa che qualcuno vorrà appuntarsi un pensiero mentre legge i miei. Qualcuno invece metterà il foglio fra le pagine di un libro e lo dimenticherà lì. Qualcun'altro ci si soffierà il naso. L'importante è che io le scriva, queste righe. E che le consegni. Dico a te: questo è l'incipit. Arrivederci, forse: finiscono tutte così.

Testamento: Se hai riso, anche solo una volta, delle mie passioni, non ti lascio proprio niente. Questo è il punto. Perché io non rido delle passioni altrui. Potendo, aiuto a zappare l'orto per coltivarcele. Non potendo, resto a guardare. Se mi banalizzi lo slancio, se mi riduci il viaggio a una risatina, io non ti lascio proprio una cicca di niente. Prendi e porta a casa.

Post Scriptum:
di un sabato Altrove (a far del male alla sinusite ma non al cuore)

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2 commenti:

  1. Brillantini sulle ciglia. Mentre leggo.

    Il ragionare su quell'abituarsi alla caduta, questo sento mio. Questo non deve essere. Quella è la parte da tagliare.

    Batto gli occhi. Ora.

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  2. Delle Volte si rimane, caduti, ri-caduti, perché la testa pesa ad alzare lo sguardo. Io dico VIA! Va bene essere antichi, lottatori, folli. Ma scemi no. Scemi NO. :)

    Un sorriso che pende di lato, gentilmente.

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