sabato 15 ottobre 2011

stanare la bellezza ovunque

 

Ora, di recente ho degli attacchi di delirio incontenibili. Grazie al cielo c'è sempre qualcuno che mi risponde al telefono, mi lascia sfogare quei cinque minuti e poi si ricomincia a respirare con decenza.
M'incazzano da morirci svariate cose, in primis l'andazzo della nostra
Povera Patria. Qualcuno (qualcuno con cui mi trovo in perfetta sintonia semantica) ha tirato in ballo anche gli accademici della crusca, poiché toccherebbe rivedere il significato e l'etimologia di un amato lemma, fiducia.
Poi non ne posso francamente più di tutto codesto ciarlare sugli Zen Circus, che se non ti piace il loro nuovo disco sei un tagliato fuori. Bene, a me gli Zen Circus (perdonate l'eufemismo e il rafforzativo) mi fanno cagare. In toto. Ok? Con questo non vuole dire che non dovete comprarvi il disco o amarli forsennatamente. Vuol solo dire che non piacciono a me. A me piacciono altre cose. E non capisco come certa gente che ama certe altre cose possa strapparsi le vesti per questi qui. De gustibus, in ogni caso.
Tertius, ma non ultimo, non mi capacito di come un maglioncino sintetico e fatto male possa costare 39 dannati eurI (Faccio l'esempio del maglioncino perché è una cosa che, se non vuoi crepare di freddo o sudare umiliazione mentre lavori alla tua fottuta scrivania o sfoggiare buchi da competizione, prima o poi tocca che te la compri - e ho detto sintetico, poiché di fronte al cashmere mi prende una sincope, svengo e dimentico per che cosa ero andata fino al negozio. Facessi l'esempio del birrino a 5 Euro o di un concerto a 48 potreste tranquillamente dirmi di restarmene a casa e, più o meno, avreste anche ragione).
Oggi poi Roma brucia. E i luoghi comuni fioccano. E io sono qui a scrivere e non lì a vivere, indi è meglio se me ne taccio.
Quando mi sbolle il delirio finisce che mi attacco a qualcosa di piccolissimo per cercare un poco di consolazione. Una canzone, il più delle volte. O una pagina scritta fitta fitta che amo più di altre. O la lavagna magnetica e le sue lettere coloratissime. Eccoci. Tocca stanare la bellezza ovunque prima che la vita ci uccida. È un'arte anche questa, una di quelle da mettere da parte di sicuro.

Post Scriptum:
Riempire gli spazi bianchi è terapeutico. L'età non conta. Contano i colori e chi ti siede accanto.

(Casa Molt: Noi il pranzo ce lo digeriamo così)

4 commenti:

  1. Lui è il tuo papà, vero?
    Speciale.

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  2. lo è. bigMolt, la specialità fatta carne.

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  3. anche io detesto gli Zen Circus!!!pessimi!

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  4. no, dai, non pessimi. diciamo piuttosto lontani dal mio/nostro (oso :)) immaginario. ecco.

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