giovedì 20 ottobre 2011

un cielo di trincee

 

Stamattina il mio lago era straordinario. Grigio, spettinato, malinconico. Ne ho risalito i contorni quasi proseguissi lungo il cammino di un viaggio diverso, iniziato molto tempo fa. Accade. In realtà stavo semplicemente andando a lavorare. Eppure per più di un'ora ho sentito solo i colori dell'acqua e le sfumature del vento. L'autunno mormora una strana meraviglia nella distanza fra i singoli minuti. Quasi potessi contare i passi del tuo tempo mentre si mischia al tempo del cielo. Si spacca, il cielo. E non serve il sole perché si spacchi. Un cielo di trincee, questo, il nostro cielo autunnale. Di bianchi che si sporcano fino al metallo. Dell'azzurro quando ingoia il verde e pare che la terra si rovesci, a gambe all'aria, i piedi a penzoloni dal basso a lassù.
Stasera pioverà. O forse è solo aria densa. O uno sputo di fiato venuto da chissà dove.
È voluminosa la solutine. Questo il lago lo sa. E lo sa l'orizzonte. Anche visto da qui. La loro saggezza è il saperne dire senza girarle le spalle. E tu ascolti. Volente o nolente, tu ascolti.
Sarà una sera buona, di pomodoro e chiacchiere e abbracci imbustati da spedire domani.

Post Scriptum

Non tutto il nero viene per nuocere

Certa luce è una coperta sotto cui dormire nudi

 

C'è sempre qualcuno che si  sarà mosso, a prescindere

Sovrapporre i dettagli è un gioco da lupi

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