sabato 14 gennaio 2012

qualcosa (5)

 

Ieri, alle diciassette e diciassette il cielo si è spaccato di viola.
Ieri, parlando con
Zelda di michette secche che potrebbero uccidere e di cigolii delle giunture, sono giunta alla conclusione che se continuo così (ad invecchiare tanto repentinamente) da qui a dicembre sarò millenaria. Sono a rischio museo, mio malgrado. Da fuori non si direbbe. La pelle mi regge bene. Un sospetto lo si potrebbe avere se la smettessi di lottare contro la relazione che intrattengono i miei capelli con le sfumature di grigio. Ma non se ne parla. Va bene certa mentalità rock del non opporsi ossessivamente al proprio destino cellulare (Patty Smith docet), ma il grigio under 40 non se pode vedè. E questo è tutto.
Sempre ieri, alle diciotto e dodici ho pagato per due vasi giganti con coperchio da destinare a portamatite. Dicesi tentativo di salvaguardia della privacy dei colori. Diciamo che mi sono stancata di raccogliere dal pavimento penne e affini ogni santo giorno al mio rientro a casa. Non ho due gatti, ma due delinquenti. Artisti, su tutto. Scelgono i colori uno ad uno e li scagliano. Poi ci giocano. Li compongono al suolo in una ragnatela di intuizioni. Dovrei fare delle foto, delle volte. Dovrei. Poi non lo faccio.
Poco fa, mi sono concessa un lusso. Un barattolino rosa di acqua di profumo. L'ho annusato e mi sono riconosciuta. C'ero io lì. Mi è scappato un sorriso e mi è venuta voglia di rendergli grazie. Rendere grazie ad un sorriso piccolo e venuto fuori all'improvviso. Ho venti Euro in meno, ma un amuleto di benessere in più. Piccole cose che riconciliano.
Alle dodici e sette minuti ho pensato che la leggerezza è un lusso, il danaro è una condanna, il prendersi cura della solitudine un vizio sanissimo che solo in pochi sanno apprezzare davvero. Pochi. Pochissimi. E non vale davvero la pena star lì a cercare di dare spiegazioni. Finisce che te lo paragonano al vizio del fumo e invece è davvero tutta un'altra storia.
Oggi è sabato e domani non si va a scuola. (cit.)

P.S.

011 019                 (Un gabbiano non passa mai per caso. Mai.)

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