lunedì 23 gennaio 2012

senza coperchio, senza capo e senza coda

 

Laura dice che questa canzone la consola. Mi piace quello che sente Laura, perché in qualche modo c'è davvero consolazione fra queste righe, la carezza del desiderio, il desiderare un amore fatto proprio così, la potenza del possibile. Io dico che questa canzone mi fa sentire una pentola senza il coperchio. E non intendo  che da qualche parte esista un portatore sano della causa di una mia incompletezza. No. Non ci sono un nome e un cognome. Intendo dire che in me sala a galla una certa, insondabile malinconia piuttosto che un qualsivoglia senso del possibile. Tutto qui. Malinconia della cura. Prendersi cura. Essere cura. E l'a vicenda è una variante di questo sentire, la sfumatura meravigliosa. Delle volte la malinconia è il segno che sei vivo e vegeto. Non sempre, ma delle volte sì. E non è scendendo al compromesso dei corpi che si cura la malinconia. Anzi, non è da curare. La cura è davvero tutta un'altra storia.

Post Scriptum:

IMG_3047 

2 commenti:

  1. giusto ieri pensavo a questa canzone, che ho scaricato anni fa su un cd che non trovo e al significato del titolo "la cura". ha un enorme significato a pensarci. questa canzone mi mette in uno stato di attesa protesa, quasi nostalgica.

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  2. a ognuno uno stato, già. malinconia, attesa, consolazione. purché somigli più al possibile che all'impossibile. :)

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