venerdì 6 gennaio 2012

una volta si diceva "il muro" (1)


Giuro: la grossa parte del mondo se ne frega. Così, per dire. Si vive meglio a farsene una ragionevole ragione. Mi spiego: se inneschi sterili polemiche esistenziali dal tuo timeline (madonnina se parlo moderno!) la grossa parte del mondo (il tuo, su tutto, perché a ben guardare hai approvato tu chi può o non può leggere) se ne frega. E se ne frega perché l'ottanta per cento delle volte non si capisce davvero con chi diavolo ce l'hai. Ma con chi ce l'hai? Te lo chiederei anche, ma finiresti per mentire. Perché la sterile polemica esistenziale ha come presupposto basilare il dover restare tale. La sterile polemica vuole insinuare il dubbio, mettere il fuoco vicino vicino alle code di paglia e vedere cosa succede. Di solito arriva puntualmente qualcuno che annuisce. Tempo due secondi ed è chiaro che la sterile polemica nasconde un pettegolezzo o una frustrazione che con qualcuno si è pur condivisa. S'ode il chiacchiericcio domestico o da aperitivo "Hai visto? Gliele ho cantate!" Ma a chi, santiddio, a chi? Di solito chi dovrebbe capire non ci capisce un'emerita cippa, chi invece non c'azzecca niente si trastulla di ipotesi fino allo sfinimento e magari ci resta anche male. Tutti, in ogni caso, dopo poco se ne fregano. Chi avrebbe dovuto capire pensa "Ce l'avesse con me me lo direbbe chiaramente". Chi non c'azzecca niente sentenzia "Io con la metafisica non sono mai entrato in accordo". Ci si passa tutti, prima o poi. Per delusione, stizza, urgenza, solitudine. Ci si passa davvero tutti. È l'era del web mica l'era del confronto. Si butta lì una provocazione a mo' di rete in attesa che i pesci abbocchino. Si condivide di tutto, ma non ci si confronta quasi mai. Tranne rare eccezioni e questa è ovviamente tutta un'altra storia. Io le mie eccezioni le amo e loro lo sanno. E se ci scappa qualche cuore è anche meglio. Mi adeguo al mezzo per sopravvivergli. Non me ne vergogno, anzi. Non entro nel merito della fierezza, 'ché son più fiera d'altro, ma lungi da me la vergogna per qualche manifesto, anche abusivo, di baldanzoso bene. E sia! Le eccezioni lo sanno cosa nasconde l'abito, non c'è bisogno di mettersi al collo un cartello con scritto monaco o cos'altro.
Altra cosa è il gioco: giocare a capirsi solo con qualcuno, appendere all'uncino un attimo prezioso e sfoggiarlo pubblicamente, come si fa con i fiori all'occhiello. Perché lì si capisce cosa stai facendo e finisce che ci si diverte, a partire proprio da quelli che solitamente se ne strafregano.

"dovreste un pochino rilassarvi" (cit.)

Nessun commento:

Posta un commento