mercoledì 29 febbraio 2012

#freeRossellaUrru

 

#freeRossellaUrru

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dal sito di Rossella Urru ( http://www.rossellaurru.it/) :


In molti abbiamo vacillato di impotenza. Ci siamo sentiti infinitamente soli di fronte a tanto assurdo, svuotati da tanta assenza improvvisa. Così ci siamo chiusi in un lungo silenzio. Ma quello che noi credevamo un silenzio si è rivelato essere in realtà un coro di voci giunte da ogni dove. Un coro di solidarietà e di affetto che, dalla notte tra il 22 e il 23 ottobre, diventa sempre più accorato, sempre più grande e sincero. Senza addentrarsi in considerazioni ed analisi di ordine politico o religioso, lasciando quindi che siano gli esperti ad occuparsene in altre sedi più appropriate, questo blog vorrebbe solamente essere il punto di incontro fra tutte queste voci. Raccogliendo e condividendo in un unico spazio libero e aperto a tutti le numerose testimonianze per l’immediata liberazione di Rossella Urru.
Fausto, Mauro, Graziano e Marisa

 

Oggi, 29 febbraio 2012, è il bloggin day per Rossella, la cooperante italiana rapita in Algeria lo scorso 22 ottobre. Su ispirazione di Zelda e unendomi al coro di molte altre voci, ecco il mio pensiero per lei: voglio che Rossella torni a scegliersi il proprio Destino, che possa scegliersi un giorno alla volta la propria Casa. Voglio che Rossella torni libera. Chi lotta e crede deve poter continuare a lottare e credere, o tutto è destinato ad essere raso miseramente al suolo.

#freeRossellaUrru

 

domenica 26 febbraio 2012

ed è prezioso

 

" [...] mi ci è voluta una vita intera per capire che non tutti gli uomini sono uguali e fanno quello che possono, danno quello che hanno, ed è prezioso."
(Slavenka Draculić, Il letto di Frida)

Fanno quello che possono. Le persone fanno quello che possono, danno quello che hanno, ed è prezioso. Questo mio oggi lo fermo qui, fra queste parole. Miei complici il vento e gli occhiolini di qualche buona amica. Delle volte lo si dimentica. Si resta lì, fermi, ad aspettare il come o il cosa, un gesto, un taglio di luce. E se non arriva niente si sente un pugno nello stomaco. La delusione è un sasso e ti spacca i vetri del cuore. È doloroso quando il mondo non ti stupisce, quando il tuo mondo non ti stupisce. Delle volte però ti prende in braccio e cammina per te. Non sempre. Nemmeno spesso. Ma delle volte sì. Ed è prezioso. Punto a capo.

E se il tuo mondo ti porta a prendere il caffè in un posto dove ruberesti il frigorifero e per farti viaggiare ti racconta dei suoi viaggi come a dire "in quei posti, tesoro mio, ci sei stata anche tu insieme a me", ecco, io dico che va tutto bene. Cade tutto a scatafascio, ma va tutto dannatamente bene. Poi passano i carri di carnevale e tu ti commuovi e piangi come una bambina. E il perché lo sapresti dire benissimo. Ma preferisci tacere. Ora che lo sapresti dire benissimo, che sei abbastanza grande per saperli certi perché, scatti una foto e resti zitta. Torni a casa, prepari il risotto con la sarsiccia per la famiglia che ti sei scelta e stappi una bottiglia di Santa Cristina. Ecco. Va davvero tutto bene così.

"Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell'altro."
(Frida Kahlo)

Post Scriptum:

    

mercoledì 22 febbraio 2012

1179 (1281)

 

Certe volte è difficile credere che il sole sia lo stesso sole in tutte le parti del pianeta.

Ho finito il tomone.
Mi sento persa.
Mi teneva compagnia da mesi.
Mi prendo un attimo per riflettere.
No, non è la scusa delle sigarette. Non scendo a comprare le sigarette per non tornare più. No.
Devo solo capire da dove ricominciare.
Adesso da dove ricomincio?

La verita alla fine vi renderà liberi, ma solo dopo avervi sistemati per bene.

È esattamente così. Alla fine del viaggio ci si sente liberi e sistemati per bene. Qualche bernoccolo pulsa nella zona del costato. Il paio di schiaffi sonori presi in pieno volto ancora bruciano se ci si ferma un momento a guardare il soffitto. La mascella è più elastica: si è riso molto. Delle volte anche troppo, per non credere fino in fondo a tanta bestialità.
La sensazione del linguaggio che ti percorre è qualcosa di straordinario: un linguaggio prisma, di giochi di luce e linee agganciate all'orizzonte e fondali rastrellati con le unghie. Il linguaggio che ti percorre: lo stupore della pupilla persa nel gioco del caleidoscopio.
La gente che incontri, tutta, un corpo alla volta, un modo alla volta: la gente, cosa riesce ad essere la gente, soprattutto se pensata da mani generose. 

Non c'entra l'amore e non è mai l'amore, che uccide chi ne ha bisogno.

la prima pagina del manoscritto di infinite jest                This is the first page of a handwritten draft of Infinite Jest.

I J 1

I J 2 I J 3  I J 4 I J 5 

Tieni conto degli oggetti. Il mondo, dopotutto, è molto vecchio, ed è fatto soprattutto di oggetti.

Grazie, David. Di cuore.

 


 

lunedì 13 febbraio 2012

leprimediecirighe - giveaway

 

Il giorno del mio ventesimo compleanno mi sono comprata un'ascia.
È stato il più bel regalo che avessi avuto da dieci anni a quella parte. Prima di vederla luccicare appesa alla parete del negozio di ferramenta come un amante di legno e acciaio, avevo completamente rinunciato all'idea di festeggiare il mio compleanno.
Il giorno del diciannovesimo mamma mi aveva sbattuta fuori di casa.
Il girono del diciottesimo avevo fatto una festa per due persone. Dopo un'oretta entrambe dissero di avere un'allergia e se ne andarono a casa starnutendo.

(Aimee Bender, Un segno invisibile e mio - Minimum Fax, 2002)

 

Ne parlavo ieri sera con Stefania. Mi capita di rimetterci il cuore ogni tot. Succede, con certi libri. Vai a riprenderli e li ascolti raccontare, quasi ti conoscessero meglio di quanto spesso riesca a fare tu.
E così ho colto al volo l'occasione del giveaway di LE prime DIECI RIGHE per trascrivere le prime dieci righe di un libro capace (ci giurerei) di vestire anche le pelli più dure.
Altro papabile era il tomone, ma non l'ho ancora finito e non mi sembrava giusto.

P.S. Trattasi delle prime righe del primo capitolo - Il prologo si svelerà a chi sceglie di fare propria questa storia...

pigia il banner e vai!
scadenza 15 marzo

 

domenica 12 febbraio 2012

wild thing(s)

 

 

Tipo i miei capelli in questo momento. O  il freddo polare che bussa alla porta della cucina. I peli di gatto disposti con precisione millimetrica ovunque:  non in qualche dove, bensì ovunque. L'interrogatorio di Molly Notkin, da pag. 946 a pag. 955 del tomone. Herman, il buco nel soffitto nella casa da bambino di Don Gately. O meglio, perdere completamente il sonno alla una di notte nel momento esatto in cui ti viene raccontato che un bambino ha dato un nome a un buco nel soffitto. Aspettare un sms da ventiquattro ore e sapere che non arriverà, 'ché tu credevi di aver seminato fragole e invece erano semi di ortiche. Il rumore di fondo di una città inutile, che alla fine te la decori da sola ed in qualche modo prima che lei ti si prenda tutta intera senza dire né ma né se. La lentezza di un saluto, uno di quelli lasciati lì, a segnarti la vita per sempre, prima perdendo la memoria, poi dismettendo il fiato. Cose selvagge. Come una donna bellissima, un uomo bellissimo, l'amore a prima vista, il consumarsi delle ore una sigaretta alla volta, giocare a scacchi con le intenzioni e chi ti sfida gioca ad un altro tavolo. Come la spremuta d'arancia ghiacciata come primo bacio a una domenica qualunque. Che poi non lo sono mai, qualunque. Non le domeniche, non i lunedì. Sono paragrafi, cose selvagge di un piccolo mondo antico. Cose di poca gloria e tanto senso. Cose di intuizioni messe fra parentesi. Prima o poi qualcuno le racconterà per noi. O forse lo ha già fatto.

Che sia un giorno buono. Di qualsiasi selvaggità dovesse avere voglia.


venerdì 10 febbraio 2012

rubigem

 

I hope nothing is mis-said in this letter
(R. Lowell)

Spero niente sia mal-detto in questa lettera. Spero non ferisca il piglio del blu, scelto fra altri inchiostri per i suoi fianchi larghi e generosi. Spero non accigli la lentezza, 'ché son passati giorni e giorni e solo ora stendo certe righe lasciate ad asciugare in lavatrice. La centrifuga le ha striminzite. Ma non infeltriscono: le parole non infeltriscono. Delle volte s'agitano e vengono fuori male, ma a indossarle come si deve poi riprendono una bella forma. Sono di lana buona, certe parole. Puoi anche trattarle male, ma continueranno a tenere caldo. Hanno le loro tarme, insetti furbi che lasciano buchi e segatura. Ma hanno anche chi le rammenda, tanto finemente da non lasciare cicatrici. Càpita manchino e d'un tratto è come un letargo. Qualcuno sa dove si sono nascoste. Altri no. A saperci giocare, scopri che fanno il mimo alle tue spalle. A saperci giocare, la neve è neve e il silenzio silenzio.

P.S. (cose di attimi)

 P.S. (cose di pancia, con il pensiero che rincorre il pensiero di Io non ho paura ...)

Ruggine è uno di quei film che si piazzano nello spazio fra le costole e lo stomaco e restano lì, a morsicarti via il buon senso e il pudore, a cucirti addosso un sentimento pungente di claustrofobia, un alone caldo di incanto disincantato. Càpita (lo fa spesso) quando sono i bambini le voci e le mani di una storia, quando quei bambini sono la memoria di adulti vivissimi, feriti a morte dalla vita. Càpita ed è straordinario come, chiudendo gli occhi, in una notte qualsiasi, senti quei colori e hai voglia di tornare di nuovo lì. Nonostante la ferita che è, quel luogo. Nonostante la fatica che è. Straordinario Filippo Timi. Valerio Mastandrea come un urlo silenzioso, uno di quelli che ti strappa la pelle di dosso. Tim Roth lo amerebbe, ne sono certa.

ruggine

 

 

 

 

" I loro passi risuonano nel
cunicolo, la suola delle loro
scarpe sfrega sulla ruggine
delle travi metalliche
sconnesse"