lunedì 19 marzo 2012

delicatezze

 


Non siamo tutti uguali. E meno male che non lo siamo. A casa mia, da che mondo e mondo, le feste si festeggiano. Anche quando non c'è un beneamato niente da festeggiare. Vale per il Natale e per la Pasqua così come vale per i compleanni, gli onomastici, le feste raccomandate dal mercato degli affetti. Si festeggia con il senso dell'occasione. Si approfitta spavaldamente del calendario per scoppiare qualche fuoco d'artificio. È mio padre che regge le fila di questa storia di ricorrenze. Ci tiene, c'è poco da fare. E se tu ti dimentichi trova il modo di guardarti con lo sguardo "Non ti sei per caso dimenticata qualcosa?" e portarti dalla sua parte. È fatto così. Certe feste hanno poco senso se ci mettiamo a frugare nelle cesta del vissuto. Ogni giorno è la santa festa di un genitore, di un amato, di un figlio. Certe date sono solo bandierine: bandierine di carta colorata infilate nel piacere di dire certe cose ad alta voce.  Delle volte certe feste sono dolorose. Magari tu non ce l'hai più nella vita l'essere umano legato a quella precisa ricorrenza. Mio padre mi ha insegnato che anche quel dolore lì a modo suo è un'occasione, l'occasione di spolverare un ricordo o certe chiacchiere che troppo spesso infiliamo nella sacca del silenzio. Il mondo non si ferma, non lo fa. E allora perché fermare il proprio, di un mondo? Perché non mettere una lettera maiuscola davanti a certo Amore e farlo con il sorriso ebete di chi crede che, in qualche modo, anche astratto, vale sempre e comunque la pena di Sentire? Ecco, questa è una delle mille cose per cui gli sono grata. Un'altra è la conservazione della malinconia, quel pasticciaccio brutto in fondo al cuore che non lascia morire nessuno, almeno non quando si tratta del calore che quel qualcuno è fra le tue costole.
Penso a Francesco, a Giovanni, a un paio di straordinari Giuseppe. E penso che il bene dedicato ai padri vivi di oggi renda giustizia anche a loro, al loro esserci, da lì in poi, per sempre, in quel modo raro che il tempo finisce per illuminare d'immenso.
Penso a Carlo, a Salvatore, a Giancarlo, padri come li vuole la storia, portatori sani di ostinazione e saggezza, la saggezza umile di chi ci ha messo, ci mette, tutta la faccia che ha.
Auguri papà. E grazie.
E adesso continuiamo, un morso alla volta, a tenerci a bada la vita.

4 commenti:

  1. Penso che le parole spesso siano strabordanti, nel loro incedere e nel non concederci la beata libertà dei gesti.
    A volte, è bello arrendersi, come direbbe qualcuno...che è bello sapersi incastrare tra i riccoli arrabbiati di una gioventù che da tempo mi ha abbandonato ed il mare che riempie il mio cuore di gioia.
    Scusa per il pensiero contorto.
    Tu sei un'anima bella.

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    1. Scusarti? Ti ringrazio. Per ogni singola lettera lasciata qui. :)

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