martedì 3 aprile 2012

oppio e acciaio

 

La vita gira come indossasse una gonna a ruota. Mostra le gambe, talvolta anche le mutande, le viene il fiatone, ride, ricomincia a girare. Gongola all'idea degli sguardi che le consumano l'orlo dei calzini, quelli di bambina, in cotone e forati, indossati sotto a scarpe blu con le stringhe rosse. Cose banali, insomma. Cose semplici, si potrebbe dire. Poi tutto invece è complicatissimo. La follia, la crudeltà, la fatica, l'attrazione, l'equilibrio, la lealtà. Ci si affeziona con semplicità alle persone, agli odori, alle atmosfere. Il filo teso su cui si muovono i passi incontro a quanto ci piace, a chi ci fa stare bene, è un filo d'oppio e acciaio. Delle volte prende a muoversi, come tirasse un vento ubriaco. Qualcuno pensa che porteresti  volentieri via il marito a una delle tue più care amiche e la tua amica, per quanto sappia con esattezza che non lo faresti mai (ci giurerebbe, ma è più moderno non giurarci), finirà per riservarti un certo sguardo carico di commiserazione, quello con cui si sottolineano i fallimenti, la solitudine, le altrui miserie. Barcolli. Qualcuno ti vuole bene perché volerti bene lo fa sentire migliore. Te ne accorgi, va bene così, ma barcolli. Qualcuno ti vuole bene solo quando non c'è di meglio da fare. Càpita, prima o poi càpita a tutti, è il merletto della gonna, è un dettaglio immancabile, lo sai con esattezza, eppure barcolli. Qualcuno dice di vedere chi sei veramente e allora tu ti volti per cercarlo, quello sguardo che conosce, e proprio in quel preciso momento non c'è nessuno che stia guardando. Barcolli. Qualcuno ti ammonisce di fronte alla possibilità di un cambiamento: "se cambia qualcosa e cambia qualcosa fra noi ti spacco la faccia". Ridi perché è bello sentirselo dire. Poi non cambia niente, grazie al caso o grazie al cielo. Succede invece che non sei tu a cambiare, non il tuo tempo, ma l'altro, l'altrui tempo. E non ti viene da inveire o avercela con qualcuno. Semplicemente barcolli. Pensi alla distanza nelle vicinanze, al silenzio nella presenza, a tutti gli io che ti hanno riempito di stupore gli attimi, alle attese trattenute, ma, ancora più fortemente, pensi a tutti gli attimi che hanno a venire. Barcolli, ma il passo non lo cedi, non all'incuria o al  risentimento. Appunti le occasioni avute e quelle perdute ed in qualche modo torni ad andare incontro a quanto ti piace, a chi ti fa stare bene. Magari sei un dettaglio, un orpello, un accidente, ma ci hai messo l'onestà dei piedi nudi e della faccia struccata: fossi anche solo un dettaglio, un orpello, un accidente, l'esserlo splendidamente anche solo talvolta rende il gioco all'altezza della candela. Certe sere i caffè non versati scottano di più. Certe sere le distrazioni sono un gran prurito in un punto della schiena cui non riesci ad arrivare con la mano. Non sempre. Solo certe sere. Certe sere vorresti avere torto. Tutto qui. Poi la vita ricomincia a girare e magari ha la sottana verde e c'è profumo di mela. Cose banali, certo. Ma va bene così, 'ché siamo tutti equilibristi, giocolieri, maschere. Proprio tutti. Nessuno escluso. Banalmente, si potrebbe dire.
Bonne nuit!

 

6 commenti:

  1. Banalmente dico: WOW.
    Mi emozioni, sempre.
    Grazie.

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    1. *-*
      grazie a te, Monica, per il tuo sostare fra le righe regalando loro aria buona :)

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  2. Direi che avrei voluto dire quello che tu hai detto ma non mi sarebbe mai riuscito di dirlo così: grazie!

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    1. affinità elettive cara mia. c'è poco da fare. :) [grazie a te, sempre]

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  3. "Come puoi rimpiangere? Se non hai mai amato niente?"
    Scusa, ma mi veniva di attaccarlo sulla punta del cuore.
    Grazie. Sempre.

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    1. *-* giusto un sorriso. non oso di più...

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