martedì 29 maggio 2012

'nuit (3)

 

Buonanotte.
Ai passi lasciati sull'asfalto, nero e lucido di desideri. Alla sera e alle sue punture di responsabilità. Alla paura di non farcela e all'ottimismo altrui che ti accarezza la schiena. Al bisogno di un abbraccio e a quell'abbraccio quando arriva. All'acqua bevuta d'un fiato, acqua limpida, calda, a tua completa disposizione. Ai piedi nudi e ai gradini che danno sul giardino. Ad una visione altra delle stesse medesime cose. Ai racconti raccontati per non tacere. Al silenzio quando sa aspettare. Ai sorrisi e ai denti stretti e alle domande inopportune. Alle Gelaterie Sconsacrate e al rossore di saperle casa. A certe case di cui sei ospite eppure c'è il tuo odore. All'angolo fra il collo e la spalla. A questa una qui, fatta di secondi lentissimi e minuti affamati.
Buonanotte.
Credevo sarebbe stato un incubo, invece sarà riposo.


domenica 27 maggio 2012

[cu-rio-si-tà]

 

La sigaretta delle 14:08. Domenica. Una leggerezza nell'aria che poco ha a che fare con il bordello che mi agita i giorni da giorni. Me la godo. Scrivo una prefazione al pisolino delle 14:30. Rifletto sulla curiosità. Credo sia il colore perfetto. Non si tratta di sapersi a menadito, di amare le stesse cose, di non avere angoli liberi. Volersi bene davvero (averne voglia) vuol dire provare una insana curiosità per l'altro, per i piaceri che sconvolgono l'altro, per i colori che lo rendono diverso dal qui che ci riguarda. Avere voglia di imparare cosa piace all'altro, non perché si debbano amare necessariamente gli stessi sapori, ma per comprendere il senso di certe curve del cuore: mi rendo conto che chi mostra sana curiosità verso il mio mondo fa meno fatica ad oltrepassare il fossato che mi protegge le vertebre. Curiosità. Poi ognuno continui pure ad ascoltare la propria musica. Il baretto esistenziale lo abbiamo ristrutturato per questo.

post scriptum:

federico-fubini-mondadori-large               Storie di uomini e donne che sfidano il loro tempo.

Noi.
Siamo.

mercoledì 23 maggio 2012

23 maggio 2012


 


Come fosse da una vita. Augurarti ore buone e buoni giorni e buoni i colori e gli odori e certi venti che portano via e riconducono. Come fosse da una vita. E non lo è. Che c'è tutto un prima e un poi e un attraverso. E il vino bevuto a credere che andrà tutto bene, che la vita prima o poi finisce con l'assomigliarti e non l'avresti detto e ti scappa da ridere e via andare. Riderci sopra. Ridere sui nomi, i cognomi, gli incroci, gli angoli, gli sms, le cose taciute, lo stupore. Ridere. Magari farlo forte, perché qualcuno ascolti, perché ne siamo ancora capaci. E vaffanculo le ire, gli ormoni, le paturnie, il senso. Vaffanculo. Tutto quel prima che ingombra e spaventa. Tutto quel prima che ha un'età e una voce e non è una parentesi, non lo sarà mai. Ciao. Ciao, benvenuti, così è se vi pare. Ciao. Belli e brutti. Importa nulla. Oggi si ride. Si ride forte. Domani si vedrà.
Auguri A. , come fossero ciliegie e dovesse ancora venire l'inverno necessario. Come se niente volesse dire niente. Auguri e basta.

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lunedì 21 maggio 2012

Comunicazione di servizio

 

Blogger non mi approva i commenti. Però li ho letti.
Sia chiaro.


Ne approfitto per lasciare un Buongiorno.
Buongiorno.
Alla pioggia densa, al grigio perla delle macchie sui vetri, alle mani ghiacciate quando si scaldano, a chi mi ha rubato quattro ore di onesto lavoro e oggi è andata anche bene così. Al caffè in tazza grande, alla tuta, al buco nella tuta all'altezza del ginocchio destro, all'urlo non urlato che mi urla nella pancia, al silenzio, quello che conosco e ho imparato a domare con l'aspirapolvere.
Alle correzioni, alle penombre, agli avanzi di pizza nel forno che forse si sentono soli, alle amiche che mi scrivono di notte e a quelle che mi ascoltano di giorno, agli occhiali appoggiati sul comodino, al comodino quando non c'è.
Alle cabine elettorali e alle X, a quelle che hanno segnato il mazzo di carte che vorrei giocare, 'ché di giocare un gioco nuovo ci sarebbe davvero bisogno.
Buongiorno a me, che ti ho iniziato stranamente, caro fesso di un lunedì, e non ho nessuna intenzione di consegnarti alla malinconia e nemmeno al fastidio. Piuttosto alla rabbia, che qualcosa di sano vuole dire. A modo suo è vita anche lei. Mordiamocela e via andare.
Sei ancora tutto da fare, giorno uggioso, ed è come se ti conoscessi già. Accidentiammè.

domenica 20 maggio 2012

'nuit (2)

 

Buonanotte.
Al pollo fritto, al sorriso confortante di Mari, all'abbraccio onesto di
Mills, al caffè, al sonno che alla una non vuole davvero venire, alle sirene della polizia, al parcheggio, a chi passa e ti saluta e non lo conosci, al sapore che mio malgrado cerco, all'agenda settimanale Moleskine che si riempie di ore appese al filo benedetto dei "ma, se". Alle canzoni cantate ad alta voce, al bingo, alle dentiere nei bicchieri, alle torte salate, alle vignette del tempo che è stato, alla voglia di ballare che ti porti a letto.
Alla pelle, al sudore quando dice la sua, alle cose rimandate e a quelle da tenere appiccicate alla curva del cuore, ai calzini grigi che non si possono vedere, alla paura di non essere belli abbastanza, di non esserlo mai abbastanza. Al freddo spicciolo di questa primavera, alle mani grandi indossate da polsi sottili, a Milano, quando di notte, lungo i bordi, urla desiderio e nulla (smog e tacchi alti e rumore e vita).
All'ossigeno, a quando non manca eppure ti manca il respiro, agli occhi neri, veri, ai forse.
Buonanotte V., che di sicuro guardi e ci provi gusto, quel gusto che ti saliva alle pupille quando il mondo sapeva di buono e non potevi fare a meno di sentire che così ti somigliava di più.
Si è fatto tardi e non me ne sono nemmeno accorta.

post scriptum:
Buonanotte a chi muore tradito, a chi l'ha fatto oggi troppo presto, ancor prima di aver terminato la propria vita.

lunedì 14 maggio 2012

'nuit

 

Buonanotte.
Al riccio della foto, ai randagi da scacciare, alle mani congelate, al plaid sulle ginocchia, alle età della mente e a quelle del cuore, agli occhi buoni, a quello che trattieni perché accada imprevisto e perfetto, al mal di pancia, ai fusilli in bianco, al peperoncino, alla sete dissetata, a Cecilia e alla sua famiglia straordinaria, alla mia Ale e al suo sorriso epocale, a Cico e al desiderio che cova fra le ciglia buone, alla semplicità, al non avere paura, alle risate di già indelebili - irrinunciabili, alla prepotenza della pelle, alle storie da raccontare, a Livorno e a come mi manca, a poterne dire a chi comprende, alla carta igienica, alle tende che verranno, alle mattonelle rubate che hanno trovato una bella casa, ai discorsi fra parentesi, alla cellulite, al silenzio necessario, al passato, alle rughe che ti ami, le tue rughe che ti ami.
Buonanotte.
Al tempo al singolare, al plurale che si lascia accogliere, ai confetti al cioccolato, al Moment e ai suoi segreti, al mal di testa che decide di mutare in gioia, alle strade a due sensi che sembrano a senso unico, ai <di solito> che non lo sono ancora, alle già buone abitudini, alle date da segnare per poi vedere cosa saranno, ai dieci gradi che erano trenta e poi c'era vento e certe canzoni sono te e tu sei loro e non c'è davvero niente da fare.
Buonanotte.
Si è fatto tardi e non me ne sono nemmeno accorta.

domenica 6 maggio 2012

le bolle di vetro

 

2012-05-06-22-14-37

Ho il cuore rotto in due e nessuna voglia di metterci l'Attak. Resto qui e li ascolto, questi due pezzi di muscolo che respirano Vita. Fra le pieghe, da una parte e dall'altra, lo sguardo fanciullo di E., madre di gesti, di bene e di malinconia. Oggi ho alzato gli occhi al cielo più volte. Non uno stralcio identico all'altro. Le nuvole sanno come si fa a fingere la poesia. Loro lo sanno. Lo sanno anche certe voci, che ti insinuano fra i pori e canticchiano, come ci fosse sempre qualcosa per cui vale la pena cantare. Lo sanno anche certi sconosciuti, che ti accarezzano le spalle come fosse la cosa più naturale da fare mentre maggio pare ottobre eppure è primavera. La grandine ferma ai bordi della strada è solo un petardo del disordine con cui tocca avere a che fare. Un petardo. Poi ci sono i fuochi d'artificio, ma sono storie altre.
Le bolle di vetro somigliano alla fantasia. Ci giochi e se non è neve è polvere di stelle o un desiderio o un comodino da cui volano via pagine e inchiostri.
Buonanotte. Qui si gioca ai puzzle delle cose perdute, di quelle ritrovate, delle cose piccole che spezzano in due il cuore e poi lo rendono forte, più forte di prima. A bientot e guardatevi la luna. Ne vale sempre la pena. Oggi di più.

Post Scriptum:
 on the wall 30 aprile 2012 Vomero

La sera era lenta, docile come un bambino nel momento esatto in cui sogna il sonno. Ricordo esattamente la luce e il profumo delle sette appena passate (gelsomino, lo si poteva giurare), come si sono mischiati ai passi e alla leggerezza dei tuttavia. Doveva essere lunedì. È stato un pub con il giardino. Poi la fame venuta a tradimento. Poi una sete che non passa. Non passa. Non ha nessun bisogno di passare.
(Napoli, 30 aprile 2012)