venerdì 22 giugno 2012

'nuit (4)

 

Buonanotte.
Buonanotte al gelato allo yogurt, ai cani grandi e a quelli piccini, alle zucchine che sono nate cetrioli, alle recite, alla signora bassa che abbaia, alle mani che ti diventano necessarie, al Lexotan, alla fatica, al vento delle undici di sera.
Buonanotte ai nomignoli, alle bugie, alle sfumature, a quando oggi sarà ieri (e meno male), alla pazzia, alle cose rimandate e al loro destino di sputi, al silenzio del telefono, ai nomi e cognomi nello zaino dei se.
Buonanotte all'ultima Marlboro di giovedì, al giorno lungo, il più lungo, alla sua luce densa e appiccicosa, alle ginocchia che scricchiolano, al riso in insalata e  al copriletto marrone.
Buonanotte.
Sono giorni che è un giorno solo e i mesi un dettaglio. Su tutto, come fosse ombrello, una gran voglia di mare. Stiamo a vedere.

martedì 19 giugno 2012

tempo al tempo

 

Si dice dare tempo al tempo. Delle volte il tempo è troppo. Delle volte è troppo poco. Si usa dire dai tempo al tempo quando non si trova altro reo confesso di certa immensità o talune pochezze. Parla per te, direbbe lui. E avrebbe ragione. Nato unità di misura, non può ritrovarsi responsabile di successi e/o fallimenti che gli accade semplicemente di sfiorare. Lui è il quando, non il fare. Dargli tempo, a lui che è IL tempo, significa permettergli di spalmare altre maree di secondi sul fare altrui. Non è lui a lenire o ledere. Sono piuttosto la memoria, la fatica, la consapevolezza, l'ironia le api operaie di certa storia. Il tempo semplicemente passa.
Delle volte passa talmente in fretta che a voltarsi s'intravede ieri di già color seppia (perché era ieri, vero?). Ti volti e c'è Roma, con le sue strade di gente e odori, i muri rotti di aspettative, i volti belli di donne forti la cui fragilità è un lusso per pochi. Ti volti ed è lì, giorni fa: un caffè denso e nero venuto da una moka che deve riposare; una torta bianca in cui infilare le dita; un silenzio che s'appisola, gongola, come soffiasse un vento cui nessuno è ancora riuscito a dare un nome. È lì e ti guarda, uggiosa e rotta di sole, la sua colonna sonora che dice di moquette e altrove, di corsa sotto ai pini a leggere nomi di vie ed indovinare umori di pancia, amori di schiena.
Delle volte passa lentamente, il tempo. Sedimenta. Come fanno i fondi di vino nei bicchieri alti se li lavi domani. E quei fondi li guardi, li impari, li decostruisci, come dovessero somigliare per forza a qualcosa di te che è destinato a perdersi per rimanere. Forse farò, ti dici, e lanci sassi al cielo. Fino a che uno di quei sassi ti colpisce in pieno volto e invece di sanguinare sorridi. Sorridi. E ricominciano a sapere di ore le tue ore.
Delle volte accade di non accorgersi e ti scivolano via intere settimane. Scivolano e tu fai, fai, fai. Sei stanco e un poco più vecchio. E fai, fai, fai. Magari, domani, tutto questo oggi sarà servito a niente, ma i bicchieri, per ora, sono tutti lavati: questo conta. Poi si vedrà.

Post Scriptum: