martedì 3 luglio 2012

Buon viaggio

 

Gli angeli funzionano così: uno parte e l'altro arriva. Mai che si dimenticassero di passare il testimone. È vero. Ieri E. è volata via, stamattina E. è arrivata. Non si (dis)perdono: loro si incrociano, sgambettano, riposano, occupano tutti gli angoli possibili, si scelgono la sedia l'un l'altro, non lasciano vacante nessuna postazione. Gli angeli. Le loro storie si incrociano e si crescono addosso. Niente succede per caso seppure nella totale casualità di ogni accadimento. Non posso credere al codice a barre del destino. Non posso. Non posso credere che un essere umano passi la vita ad amare e basta, senza calpestare niente e nessuno, e che quell'essere umano fosse nato destinato a perdere pelle e ossa in pochi giorni scavato via da un male impronunciabile. Non posso credere a un tale dolore dedicato a prescindere a una coppia di mani, senza se e senza ma. Ma credo negli angeli. Credo esista l'urgenza dell'universo di portarsi a casa un po' di luce, mettere certa luce a disposizione del bello, della speranza. Come arrivasse un momento in cui non c'è altra scelta. Servi all'entropia per rigenerare le alternative. Ti tocca mettere le ali e lasciarti portare via. Vediamola così. Forse è uno dei sensi possibili. Forse. Credo che E. ed E. questa notte si siano incrociate. Credo che una mamma abbia baciato sulla fronte una figlia, tutte e due in viaggio, in direzione ostinata e contraria: una per riposare un pochino prima di fare i conti con tutto il futuro che c'è, l'altra per venire a sbirciarsi il mondo, per vedere com'è questa adorabile fatica che chiamiamo vita, che abbiamo ancora voglia di chiamare stupore. E. l'ho amata come si ama l'odore della sera, del fiume il mattino presto, delle botti quando stanno per finire la loro opera di vino. L'ho amata e trascurata, come si fa con tutto quello che si da per scontato. Si sbaglia sempre. Si finisce sempre per rimandare a domani proprio gli amori più sani, i più belli, perché loro non chiedono, loro ci sono e basta.  E. è stato un amore così, presente e caldo, dentro ad una distanza che ha avuto i contorni di un lungo, forte, costante abbraccio. La piccola E. me la ricorderà sempre, volente o nolente. Siamo diari, portiamo addosso gli asterischi di chi sfioriamo, fosse anche solo con il pensiero. Spesso ne siamo ignari e forse è giusto così.
Buon viaggio E. , tesoro mio. Buon viaggio. Saluta mamma e ridete, potendo. Ridete forte. E fatti portare al cinema. Che a morire così il diritto al cinema non bisogna sudarselo. A morire così il diritto al cinema ti tocca per contratto.
Benvenuta E. , piccolo tesoro. Benvenuta. Tuo malgrado sei parte di un racconto che, potrei giurarci, non ti verrà mai letto. Delle volte sono i racconti migliori. Mi auguro ti porti fortuna.


2 commenti:

  1. Ho i brividi. E mi scende una lacrima.
    Per il dolore, per la gioia, per la commozione che le tue parole sanno sempre scatenarmi in maniera così forte e vera.

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    1. Ti sorrido. Con la tenerezza e l'ostinazione di chi resta, guarda e, suo malgrado, ama forsennatamente. :)

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