venerdì 28 settembre 2012

Larissa

 


Venerdì 28 settembre
. No, non sarebbe un buon titolo per una canzone. Larissa sì. Larissa potrebbe essere un buon titolo per una canzone o un buon nome per la protagonista di un romanzo.
Immagino Larissa scalza e primitiva, innamorata dell'amore, donna capace di fede e di fiducia. La immagino arrossire per gli occhi incredibili di un uomo che parla con le mani, che conosce i seni e il loro significato di centro del mondo. La immagino pallida, con i suoi colori chiari infilati in mezzo al mondo senza che il mondo li comprenda fino in fondo. La intuisco fragile di una forza che le brucia il ventre, ancorata alla realtà di cose solide e mortali, inchiodata al lusso di sogni veri come la sete. Ha gli occhi verdi, occhi colmi di odori: mare e caffè, carbone e amidi, muschio e sudore. Ha dita grossolane e polsi sottili. Sotto la pelle nasconde le ossa di ciascuna delle sue madri, una madre alla volta fra le costole,  tutte le sue madri insieme dove si articolano la vita, il movimento. Qualcuno la guarda passare e la ferma restando zitto. Qualcuno le culla le ore senza sapere dove porteranno. Qualcuno le spia lo stomaco come fosse un naso in mezzo al suo viso. La immagino scegliere la strada migliore per rendere grazie al respiro. La immagino cadere e rialzarsi senza che le ginocchia si sbuccino, trattenere i lividi perché la raccontino, curare le cicatrici come si fa con le cose care. La immagino correre incontro all'azzardo e mischiarsi ai se, capace di non perdere lungo i passi l'ancora che la fissa a un qualche futuro. La immagino. Magari un giorno la canterò. O la scriverò. Ma si tratta di baci. E non tutti i baci ti avvisano prima di esser baci sul serio.

giovedì 6 settembre 2012

banchettare del viaggio

 

Nuvole come nenie. Cose che cullano. Lampi che esplodono, stracciano i fogli e i passi e i minuti e poi curano, curano tutto, con la furia del collasso, con la competenza del faro. È l'alba e subito la notte; di mezzo faccende, pause, stagioni, odori, punteggiature, soffi. Non fare conti alla rovescia è una decisione che bisogna prendere. Fino a che non ti accade di aver contato per scostare l'uscio a un addio continuerai a contare alla rovescia. Io conto in avanti. Io conto con l'imperativo del più. L'ho deciso tempo fa, in una sera di marzo ( o era dicembre?), straniera in casa mia, nuda nonostante quei quattro stracci, vera come mai prima. Penso poco a quanto mi separa da. Penso a cosa ho aggiunto a. Provo a festeggiare la partenza e a banchettare del viaggio. La destinazione è un lusso, spesso. Delle volte no, ma stasera funziono così.

Post Scriptum:

be yourself, don't matter what they say