sabato 13 ottobre 2012

Cornici

 

(Solo agli sguardi è concesso disperdersi nell'aria)


Sento. Danzo. Cado. Gli occhi rappresi in un gioco di sangue fermo dove non dovrebbe. Piove. Danzo. Sento. Il sonno è manna da questo cielo a tradimento. Sogno. Danzo. È un angolo, non il centro del mondo. È lì che i balli migliori vengono a galla, candidi e senza racconto, muti e maniaci. Fermo l'orologio, il battito, l'odore. Tutto fermo, fermato, in continuo movimento. Come i fianchi. Come le mani. Guardo.

Senti. Danza. Cadi. Gli occhi smussati dal buio, quello in cui chiudersi è voce che esce dal ventre. Piove. Danza. Senti. Scosta i corpi e la dimensione. Scosta il mondo. È un angolo, è il centro del mondo. È lì che vieni a galla e io ti vedo. Ti vedo. Mi vedi? Guarda.

Ascoltando una canzone, immaginandone la cornice.

 

domenica 7 ottobre 2012

'nuit (5)

 

Cosa vuoi da me, autunno? Cosa? Cosa pretendi dalle mie ossa fradice di pazienza? Come osi muoverti tanto sinuosamente fra le mie pieghe? Ti amo come si amano le sfumature, come si ama la saggezza procurata al vento dalle geometrie che ha attraversato. Ti amo, mio colore necessario, mia stagione di mezzo. Tu, arancione e lascivo, tiepido e bisognoso di scialli, ammiccante tempo del destino un attimo prima che il destino si compia. Sei la mia casa, le assi, i sapori. Sei uno e tutti i suoi multipli. Indossi gli occhi quasi fossero tappeti, perché vi si posino i passi degli amanti, delle sere d'attesa, le ninna-nanna dei piaceri ritrovati. Vuoi me, autunno? Ne sei certo? Mi porto appresso conchiglie e qualche buon odore, una sacca di memoria e un paio di stivali di cuoio, rossi. Mi porto a te, tempo di un tempo che non si lascia fermare. Tu raccontamelo. Ho bisogno di qualche parola, adesso, per aspettare in pace domani.

home 6

home 3

venerdì 5 ottobre 2012

'jour

 

 

parla alle ombre
muove le sue mani tremule
ed è sempre un po' in ritardo
per l'alba

Nel momento in cui la luce spacca con la fronte il costato al cielo. Nell'aria scivola profumo di vaniglia. La tua faccia è un pasto e se ne nutre il mattino. Ti domandi come. Ti domandi dove. Sei dove sei e non sei che tu. Niente altro. E ti conti le dita, per vedere se la notte se ne è presa qualcuna. Ti conti i passi, le ciglia, i pensieri. Tutto a posto. Non manca niente. Non sei che tu, tutti i tuoi pezzetti insieme. Le ore iniziano a muoversi, abbandonano il torpore accanto al marciapiede. Il vino di ieri sorride da un segno sulla fronte. La lana che indossi anzitempo è un solitario, una personale dichiarazione d'amore all'autunno che ti sale dalle caviglie. Buongiorno, caro corpo, care cose, cari motivi. Buongiorno. Delle volte è come ridere ri-trovarsi vivi ancora una volta. Delle volte pare di sognarlo.