venerdì 5 ottobre 2012

'jour

 

 

parla alle ombre
muove le sue mani tremule
ed è sempre un po' in ritardo
per l'alba

Nel momento in cui la luce spacca con la fronte il costato al cielo. Nell'aria scivola profumo di vaniglia. La tua faccia è un pasto e se ne nutre il mattino. Ti domandi come. Ti domandi dove. Sei dove sei e non sei che tu. Niente altro. E ti conti le dita, per vedere se la notte se ne è presa qualcuna. Ti conti i passi, le ciglia, i pensieri. Tutto a posto. Non manca niente. Non sei che tu, tutti i tuoi pezzetti insieme. Le ore iniziano a muoversi, abbandonano il torpore accanto al marciapiede. Il vino di ieri sorride da un segno sulla fronte. La lana che indossi anzitempo è un solitario, una personale dichiarazione d'amore all'autunno che ti sale dalle caviglie. Buongiorno, caro corpo, care cose, cari motivi. Buongiorno. Delle volte è come ridere ri-trovarsi vivi ancora una volta. Delle volte pare di sognarlo.

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