domenica 13 gennaio 2013

Cinque desideri

 

cinque desideri 2013

Cinque desideri per questo nuovo anno nuovo
(Grazie Zelda cara, sempre).

Inseguire la lanterna rossa, in volo
(proteggerla, coccolarla, avere fiducia in lei - scompare fra le nuvole, ma continua a volare)
Desidero proteggere, coccolare, avere fiducia nell'Amore, nelle mani che sanno dare all'Amore una forma e poi proteggerla. Soprattutto nelle mani che sanno proteggerla.

Ri-Cercare gli Altrove che salvano
(quelli vecchi e qualcuno nuovo, con gli occhi e il cuore bene aperti)
Desidero viaggiare, continuare a farlo, per tornare ai miei luoghi e alla mia gente, per scoprire qualche altro pezzettino di mondo (magari è lì e aspetta proprio me, voglio proprio scoprirlo)

La Bellezza, prima di tutto
Desidero difendere la Bellezza dalla polvere della storia di dovere e accidenti che è la mia quotidianità. La Bellezza delle piccole cose, la loro fragranza, le sfumature, i sorrisi, certe carezze, l'onestà; la bellezza salvifica di certe note, di certe immagini, i fuochi d'artificio, fotografie, attimi, dialoghi surreali, abbracci, quello che accade all'improvviso e devi essere attento per non perdertelo, farsi un bagno caldo una volta in più e accendere candele, mettere fiori agli angoli delle cose, salvare l'arancione da sguardi inopportuni.

Parole Parole Parole, ma solo quelle buone
(magari scritte a macchina)
Desidero leggere e scrivere molto, consumare il rito della lettura e della scrittura quasi come fossero una bulimia salvifica, di qualità. Desidero imparare dalle parole degli altri e non buttare nemmeno una delle mie. Nemmeno una. Voglio provarci davvero.

Non avere paura dei cambiamenti.
Un po' di paura me la concedo, però desidero non ritrovarmi vittima della paura. Tutto qui. Di qualsiasi cambiamento dovesse trattarsi.

Centro

 

Faccio la punta alle matite. Provo a smaltarmi le unghie (o quello che ne rimane). Riaccendo il fuoco sotto alla caffettiera e userò un'altra tazza, 'ché quella di prima era per il risveglio, questa è per ricominciare una volta di più. Alzo il volume e provo a cantare in rima con l'intonazione che la canzone ha tutto il diritto di pretendere. La voce vinta dalla sigaretta esce rugosa, eppure ha qualcosa di così vero questa grinzosità che finisco con il volerle bene. Il collo è a pezzi e lo amo così. Una pastiglia ancora e anche le vertebre avranno la loro domenica di pace. La protezione di queste quattro mura delle volte è quello che ci vuole. Questione di equilibrio, quello delicatissimo della routine delle ossa, le tue, che stanno bene da sole, mano nella mano con se stesse. Forse dovrei scusarmi per questo, per il modo che ho imparato, questo modo di salvarmi che non permette a certi passi di lasciare orme nel mio spazio. Forse. Non ne sono del tutto convinta. Ci penserò. Guardo i libri poggiati qui accanto. Ne sfoglio un paio in cerca di un gancio. Ritrovo Solomon Silverfish, la sua mole, la sua Sophie. Ma Wallace stamattina non mi è d'aiuto. Sorrido ad Ottilia e alle sfumature di viola di certo amore, ma nemmeno Goethe è la strada giusta. Cerco fra le pieghe di Sofia, della sua femminilità straordinaria, arrogante, fatta di trasparenza e lame. I miei uomini stamattina non hanno fra le mani lo schiaffo che vado cercando. Pazienza. Forse non è uno schiaffo quello che ci vuole, il gancio. Forse è un poco di abbandono, la fragranza di un sogno, gli ingranaggi poco oleati della verità nuda e cruda: forse è solo questo quello di cui ho voglia oggi. Lasciare lì l'urgenza di essere come vuoi che il mondo ti veda e fare un bagno alla te che senti il bisogno di salvare dal mondo. E se deve voler dire attesa, frasi sconnesse, parole buttate via, qualche bugia, parentesi quadre, va bene così. Va benissimo così. È solo una domenica più distratta di altre: non ho davvero tempo di stare qui a volerle male. Ciao.

 

Post scriptum:
Ci ho pensato: no, non devo scusarmi. Si scusi chi non può, non ha voglia di capire e si salva come gli riesce come facciamo tutti. Si scusi chi ha confuso il sonno con la veglia e non ha messo sale sulle proprie ferite. Si scusino i pavidi e gli assassini. Fosse anche solo per il coraggio che difendo con le unghie e con i denti, ho poco di cui scusarmi, solitudine compresa. A bientot.

martedì 1 gennaio 2013

vino rosso e silenzio

 

Hai alzato la voce subito, nell'attimo esatto in cui il cordone ombelicale cadeva a terra, tagliato. Hai sbarrato gli occhi e alzato la voce, sorridendo. Il fumo dei botti accesi uno ad uno non ti ha procurato lacrime, ma il canto eccitato di qualche abbraccio e timide promesse. Ti ha accolto l'amicizia, quella vera delle occasioni prese al volo. Chi avevi già voglia di amare eppure era lontano si è presentato con un paio di squilli e la cortesia di un cuore messo in un messaggio di pochi segni. Chi era lontano e basta non ha fatto la differenza. Hai imparato immediatamente che la differenza è roba di pancia, non di chiacchiere. Qualcuno ti ha preso in braccio mentre brindava, qualcuno invece ti ha solo spiato, scegliendo di aspettarti all'angolo, quello delle stagioni calde. Sei qui e pare tu abbia voglia di rimanerci. Farai come tutti gli altri: un passo alla volta, un dolore alla volta, una meraviglia alla volta indosserai i tuoi abiti fatti su misura e le toppe troveremo il modo di farle sembrare garofani all'occhiello. Il tuo sguardo ammodo non ci salverà e nemmeno potranno farlo le intenzioni. I gesti sì. Loro possono. Loro ci proveranno. Tu promettimi che non ci farai pagare Gigi D'Alessio in sottofondo proprio mentre venivi al mondo. Io ti prometto che è stata la prima e l'ultima volta che ti è toccato, almeno a casa mia. Benvenuto, nuovo anno nuovo. Da qui a che ti sarai fatto vecchio, ci auguro di appartenerci con la grazia e la spudoratezza della memoria e del cambiamento. Sii oculato ma anche un pochino puttana: troppa castità ferisce le attese, troppa gola toglie profumo alle sfumature. Mezz e mezz, ok? Restiamo d'accordo così. Ti abbraccio e sappi che ti terrò d'occhio, vivendoti. Della fatica che ci chiede la storia, la fatica migliore è quella spesa a respirare la vita, nonostante tutto. Hai ragione, stiamo sfidando i luoghi comuni, ma delle volte ci tocca anche questa roba qui. Alza il culo e cammina, caro nuovo anno nuovo. Per la poesia troveremo spazio, questo te lo garantisco. Oggi è vino rosso e il silenzio delle buone occasioni. Amen.