mercoledì 20 marzo 2013

Fra due giorni è Natale

 

Fra due giorni è Natale. Ho portato un libro, come sempre, ma non riesco a leggere. Mi deconcentro. Fra due giorni è Natale e io ho voglia di primavera. Guardo fuori da questo benedetto finestrino e mi fischiano le orecchie di primavera. Dev'essere che rielaboro a modo mio il bisogno di vacanza. Verona è bella anche d'inverno, ma io ci sono nata in primavera. Forse per questo quando torno verso casa mi vengono certe paturnie. O forse è perché sono del segno del Falcone, dicono i Maya: sono una donna molto esigente, dal carattere difficile, che ama la raffinatezza. Cosa c'è di più raffinato di un bocciolo in fiore? Tutto torna, come mi piace pensare. Chissà se s'accorge che indosso ancora l'ametista... Sarà tardi, come al solito. La notte fonda di Milano e lui non mi vedrà nemmeno. Un abbraccio, due chiacchiere, la macchina e via andare. Uff. Però mi aspetta, è questo quello che conta. Mi aspetta sempre. E cantiamo, cantiamo ogni volta. Se alla radio passano la Nannini rideremo su "camera a gas". Se passano Vita spericolata abbasseremo i finestrini. Ognuno ha i propri riti ed è bello così. Prima o poi però lo bacio, o la chimica mi perde di significato. E se lo baciassi stasera? Dai, Vale, smettila, smetti! Leggi Orwell o prova a dormire. Parole e sogni ti rimettono in bolla i sentimenti, lo sai. Sono le sette. Hai ancora tempo...

Ho pensato a Valeria*, 22 anni, seduta accanto ad un finestrino sul rapido 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano la sera del 23 dicembre 1984. Alle 19:08 il suo destino si sarebbe interrotto. Non poteva saperlo. Non lo potevano sapere Giovambattista, Anna Maria, Angela, Susanna, Lucia, Anna, Giovanni, Nicola, Pier Francesco, Luisella, Carmine, Valeria, Maria Luigia, Federica, Gioacchino, Abramo. Cosa Nostra ha messo la morte ad aspettarli in una galleria e loro non lo potevano sapere.  Ho pensato a Valeria per via di questo evento organizzato in occasione della giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Partecipate se avete un profilo facebook. O trovate un modo per aderire. Ricordare ha smesso di essere un semplice diritto: RICORDARE È UN DOVERE. Per cambiare la storia occorre conoscere la storia e scegliere, a voce alta, da che parte stare.

*Valeria Moratello (1962 - 1984)
Nata a Verona il 6 marzo 1962. Studentessa universitaria.
Vittima nella strage sul rapido 904 Napoli-Milano, a San Benedetto Val di Sambro (BO), il 23 dicembre 1984.

Alle 19.08 del 23 dicembre 1984, il treno rapido 904 proveniente da Napoli fu squassato da una esplosione violentissima mentre si trovava all'interno della galleria di San Benedetto Val di Sambro (BO), la "galleria degli Appennini", nei pressi della quale - dieci anni prima - si era consumata la strage sul treno Italicus. A causare la detonazione fu una carica di esplosivo radiocomandata, collocata su una griglia portabagagli mentre il treno era fermo alla stazione di Firenze. L'esplosione provocò nell'immediato quindici morti e circa trecento feriti. A distanza di qualche tempo e per conseguenza dei traumi allora subiti, i morti saliranno a sedici.
Dai processi e dalle relazioni della Commissione parlamentare d'inchiesta è emerso essersi trattato di una strage la cui ideazione ed esecuzione erano state il frutto di un intreccio di interessi e legami coinvolgenti, a vario titolo, criminalità organizzata comune e criminalità mafiosa. Dalle sentenze, è emerso con particolare chiarezza che la strage era stata organizzata da esponenti di vertice di Cosa Nostra per «allentare momentaneamente la morsa repressiva e investigativa» cui la organizzazione veniva sottoposta a seguito degli «effetti devastanti prodotti dalle rivelazioni» di alcuni collaboratori di giustizia, ai quali «gli inquirenti davano credito» emettendo «centinaia di provvedimenti restrittivi». «Di fronte a una situazione nuova» e per essa «destabilizzante», «Cosa Nostra» dovette ricorrere alla violenza indiscriminata propria dello stragismo terroristico, e «in tal senso non fu priva di significato la scelta della galleria degli Appennini, in quanto luogo storicamente scelto dalla eversione di destra (secondo il comune sentire) per i suoi attentati».
Appartenenti ai diversi versanti criminali saranno individuati e condannati per la strage o, talora, per i reati che, nel corso delle indagini, a essa si erano collegati (come quelli riguardanti il  procacciamento dell'esplosivo).

[In La strage del rapido 904, di Alexander Höbel (2012) ]

 

 


 

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