domenica 12 maggio 2013

il gesto che cura

 

Sei le mani che avrei voluto tenere fra le mani. Sei la voce buona di una canzone rotta. Sei il pudore spudorato del rosa quando tinge i tramonti a guardarli dal mare. Sei lo spacco della gonna che indossano i minuti. Sei il caldo, ma non l'afa. Sei il momento esatto in cui la sera diventa notte e i sogni iniziano a marciare sotto la pelle. Sei la faccia dell'uomo che hai scelto ogni volta che a pensarti una ruga lo ingentilisce. Sei la scuola, quella bella della polvere di gesso e delle lettere scritte a mano in lunghe file sbilenche. Sei il silenzio che riposa. Sei uno schiaffo che rimette in piedi. Sei la pazienza e le sfide, tutte. Sei il gesto della spazzola che cura i capelli. Sei l'amore gratis e la marmellata messa via in vasi piccolini. Sei una promessa disattesa e proprio per questo mantenuta. Sei la grammatica di un tempo che pare infinito, la sua geografia a carboncino, i contorni ripassati a china, la mania dell'ombra lasciata dalle nuvole sui prati, d'estate. Sei. E sarai sempre. Anche a non averti. La mia cicatrice e come un orgoglio. La mia mamma che non è mai invecchiata e allora io invecchio anche per te.

 

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