domenica 25 agosto 2013

luccicanze

 

Sentirsi Jack Torrance che scrive Il mattino ha l'oro in bocca come non ci fosse un domani. Sentirsela la faccia da Nicholson e nasconderla al mondo per quei fondamentali dieci minuti in cui potresti fare qualsiasi cosa, ascia compresa. Ognuno ha la propria luccicanza, anche io ho la mia. E se non mi è dato di interloquire con i passati a miglior vita e non sarei abbastanza scaltra da ripercorrere al contrario le orme sulla neve per non farmi prendere dal Babau, la mia luccicanza delle volte è una dote. Serve quasi a niente, ma c'è. Per esempio sono sicura che mi è venuta in aiuto una sera a Pusiano. Faceva anche freddo, quindi è una dote che non si piega alle stagioni. Così come sono certissima che mi ha pizzicato il collo l'altro ieri mentre al supermercato compravo del pesce spada. E sono altrettanto certa che in questo preciso momento è attivissima nel dissuadermi dall'intenzione di intraprendere qualsivoglia azione repressiva nei confronti di un essere umano che mi incute un certo schifo, e non uso la parola schifo a caso. C'ho la luccicanza intelligente. Adesso mi metto qui e invece di lanciare una pallina da tennis al muro vedo di stendere il bucato e prepararmi un pranzo decente. Le parole al contrario che Danny scrive allo specchio io le scrivo sulla cappa in acciaio. Sono il padre fuori di testa e il figlio veggente che insieme tagliano a quadrotti una melanzana e cantano Eva. Sono anche Wendy a volte, anche se la stimo fino a lì (ma come fai a dire a tuo marito ex alcolista e depresso che quell'albergo lì è una buona idea se c'hai il figlio che parla col dito? ecco, io così non ci voglio diventare. "No, amore mio, mi pare una pessima idea", questo avrebbe dovuto dire!), per quanto in quanto a controcazzi quella donna, alla fine, non deve dire grazie a nessuno. Ah se imparassero da lei certe filantrope del niente! Se sapessero svoltare quando il punto del non-ritorno richiede pelo sullo stomaco e muscoli! Bah. Prova te a dire a uno come il Torrance che sei stanca, che c'hai l'ansia, che il mare ti distrugge. Provaci! Sai che fine fai?
Uh come fa bene scrivere! Hanno proprio ragione certi saggi dell'inchiostro: anche a non sapere cosa stai facendo, mettere in fila due parole, magari con ironia, ti rimette in bolla le percezioni. Se poi non ci si capisce niente poco conta. Anche della vita spesso finiamo per non capirci niente, eppure le vogliamo bene.
Buona domenica!

 

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