domenica 12 gennaio 2014

qualcosa (8) #12gennaio

 

Il tempo delle volte ti diventa cicatrice senza nemmeno tu te ne accorga. Non sanguina più. Si rimargina. E tu lo guardi come guardavi le ginocchia sbucciate ricomporsi lentamente, con l'amore che la carne porta alla vita, suo malgrado.


Non trattenerle le lacrime, amica mia. Piangi tutto l'amore che ti è scappato via dalle mani insieme a quel respiro che si è fermato. Piangi. Fallo, mioddio. Che sono forza, le lacrime. E purezza. E rimettono a posto le cose, con quel disordine che serbano nel sale, quel disordine che salva dal caos del niente. Fallo, mentre la gola trattiene un grido: il silenzio è una carezza migliore per chi in te cerca ogni attimo il coraggio per affrontare i poi che vede appesi al suo albero di Natale.
Ci sono donne che sono catene, senza saperlo: tengono ancorate alla terra le anime leggere degli uomini che amano, le anime impaurite di mariti, figli, fratelli, amici. Sono catene. Ci sono donne che, minute e fortissime, sbagliano più delle altre, eppure le perdonerai per sempre, 'ché non lo potevano sapere che la loro forza sarebbe stata la tua miseria. Le perdonerai, donne-catena, per le scelte che non ti hanno impedito di fare: c'è sempre stato amore nella noncuranza con cui ti hanno affidato al dovere, c'è sempre stato più amore che follia, più amore che altro.
Piangi, amica mia, scricciolo di donna catena sbattuta da questa tempesta di vite che finiscono. Resti tu, resterai tu, poco o tanto che sia, a voler bene a questa fatica di posto che chiamano di passaggio. Io credo sia l'unico che ci riguarda e a guardarlo bene quando sussurra i suoi miracoli si riesce a trovare anche la forza per tollerarne le mancanze. Pensa ai miracoli, fallo appena ti riuscirà di riposare un poco. A guardarle dalla debita distanza le cicatrici sono mappe bellissime. Dicono dove sei stata e di quanti profumi è fatto il tuo, quello che ti adorna il collo meglio di qualsiasi perla.
Però adesso piangi. Io ti ascolto in silenzio.

 

lunedì 6 gennaio 2014

qualcosa (7) #6gennaio

 

06 01 2014

Ti sento nelle ossa, nel punto esatto in cui il calcio somiglia ad asfalto per quella sorta di bisogno di frenare gli attriti. Non sei che neve eppure spingi e il cielo già ti somiglia; persino la luna ti tiene a memoria, di smorfia in smorfia, scaramanzia delle stagioni. Cosa vali? Di certo la camomilla nella tazza e le righe che accompagneranno il sonno dai sogni a qui. Di certo le note fra le tempie, il pentagramma di specchi che da giorni graffi con le tue dita bianche, cieche. Ridi, forza. Provaci. Non prendermi in giro con quell'aria seria. Ridi via la malinconia e le attese. Fallo. Ho bevuto vino rosso apposta.
Bonne nuit.

giovedì 2 gennaio 2014

Non voglio mica la luna


Voglio nutrire il coraggio di tagliare i ponti, brindando con gioia a una ricca stagione di potature. Voglio che chi offende chi amo non mi sieda più accanto. Voglio il mare ogni tanto e quei cuori lì come nei sulla pelle, i miei segni perenni. Voglio abbracciare Alessandro e Tommaso ed essere una brava zia dell'amore. Voglio cantare canzoni sgangherate per le mie amiche. Voglio amarti, disperatamente e gioiosamente. Voglio scegliermi onesta, di pochi e con meno chiacchiere. Voglio sorridere fino allo sfinimento, ma solo per chi se lo merita. Voglio regalarmi alla bellezza, solo se è pura e se le viene in mente di dirmelo quando organizza una festa. Voglio fratelli e sorelle di pancia, che abbiano voglia di raccontami la loro vita e di ascoltarsi la mia, anche in silenzio, con il silenzio. Voglio accanto gente franca, che francamente ti manda a cagare se sbagli, ti incolla se cadi a pezzi, danza con te se c'è da festeggiare. Voglio, con franchezza, mandare a cagare, incollare, danzare. Voglio smetterla di perdonare a oltranza, che è molto spesso energia malamente investita. Voglio indurirmi un po' con chi non ha davvero capito pur avendone avuto occasione per potermi ammorbidire come si deve con chi invece è l'ossigeno della mia vita e si è guadagnato il sacrosanto diritto di sentirselo dire più spesso. Voglio argomenti e guance rosse e quegli abbracci che ti fanno sentire unica al mondo, anche solo una volta ogni otto mesi. 
Non vorrei, ma voglio. Il condizionale è una dannazione, almeno in casi come il mio, come in questo adesso di isole deserte e canzoni benedette salvate con le unghie e con i denti dal naufragio.
Voglio. Che poi il vino finisce, la sigaretta si spegne e vince quel retrogusto mieloso che troppo spesso mi sporca i vaffanculo.
Adesso però è così. E voglio. E brindo. E chi si è visto si è visto.
Brindo agli addii al vecchio anno che mi hanno fatto ridere, a quelli che mi hanno fatta incazzare, a quelli grondanti poesia, alla neve che ha voglia di arrivare, al privilegio della discrezione, all'ingordigia della carne, al ritrovarsi identici dopo una battaglia, alle scarpe nuove, alle donne che sanno ridere di se stesse e a quelle che hanno dimenticato chi sono, agli uomini nudi e crudi, ai saggi di spirito, alla lungimiranza e al battito.
Voglio. E brindo. E chi si è visto si è visto.

          E una baracca sul fiume / per pulirmi in pace le mie piume