martedì 13 settembre 2016

#duecentocinquantasette #13settembre

È tutta questione di curanze e noncuranze. Tutto è riconducibile all'aritmetica delle attenzioni e delle distrazioni, a come le parentesi di certa algebra del sentire ti si chiudono attorno. Le parentesi possono ingabbiare o proteggere, occorrerebbe tenerlo a mente sempre, ma tant'è. Ci sono esseri umani che fanno dell'incuria il proprio personalissimo teorema; altri che la soffrono, ma faticano nel dedicarla; altri che la camuffano, in un costante carnevale di recriminazioni che hanno la stessa consistenza del fiato, quello sprecato. Alcuni portano la croce delle curanze quasi dovessero pagare dazio al destino per averli fatti tanto cari ed esposti ed infine martiri; altri le svendono, le cure; alcuni nemmeno sanno dove stanno di casa. Le relazioni si creano, resistono, si autodistruggono, risorgono grazie e solo grazie a un qualche equilibrio fra questi due opposti: curanze e noncuranze.  Capita a ciascuno, prima o dopo: ci si ritrova una volta dalla parte di chi ignora una noncuranza per prendersi cura di qualcosa in cui si crede; la volta dopo dalla parte di chi non onora il valore di una cura per distrazione o boria o smania di un qualche tuttavia. Capita di dare e di prendere, sempre, che sia una sberla che sia una carezza. Non è prevista immunità, per nessuno. La buona regola della colpa (o della verità) che sosta sempre nel mezzo è un'applicazione delle graffe della vita, che ti cura o ti malcaga esattamente come fai tu con il prossimo: a sbalzi, come le viene, senza metodo, un po' per ciascuno, a seconda delle stagioni però con una semplicità imbarazzante. Il segreto è non confondere mai la semplicità con cui la vita sembra prendersi gioco dei conti (quelli che pare non tornino mai e invece poi tornano sempre) con una qualche forma di faciloneria o banalità. Semplice non significa superficiale. Semplice significa semplice. La vita nel suo disordine è ordinatissima, semplice. Molto del caos che ci devasta il sentire è causa nostra e basta, del come ci vediamo nel mondo e del peso che diamo alle nostre curanze e noncuranze: le nostre azioni sprigionano spesso faciloneria o superficialità, solo raramente semplicità, altrimenti non si spiegherebbe come ognuno di noi sia convinto di avere in mano le chiavi del paradiso dei puri e poi quella serratura lì non c'è verso che si riesca ad aprire. Mettiamo e togliamo, tutti. La colpa sosta nel mezzo, sempre. Siamo in fila davanti alla stessa porta e bussiamo, augurandoci che qualcuno apra. Siamo tutti chiusi fuori. Facciamoci un conto.



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