lunedì 21 novembre 2016

Ha ragione il piede #trecentoventitre #diciottonovembre

Succede che una sera di novembre esci per una cena. Avevi le ossa rotte e un malumore assurdo che ti gonfiava gli occhi. Esci e decidi che, se la serata non ti svolta addosso, male che vada avrai preso un po' d'aria. Invece ti ritrovi a un tavolo rotondo, con una tovaglia bianchissima, in compagnia di altre sei donne e un cane e da tempo non ti sentivi così bene in mezzo al mondo. Vite diverse, spaiate, che parlano dialetti differenti, ognuno col proprio zerbino di benvenuto davanti ai piedi e la propria calligrafia di ricordi, la buona educazione o una sfacciata ironia che mascherano l'iniziale fatica a dirsi e darsi, gli occhi che si frugano, gli uni negli altri, a cercare quel colore, l'unico vero, che funziona da colla sempre, il colore del bene senza causa e senza scopo, quello che ti fa ridere o piangere come fossi sola davanti allo specchio, senza alcun bisogno di mentire. Succede che una sera di novembre esci per una cena e la sera pare non voler finire mai e ti si ficcano sotto pelle una miriade di piccolissime cose che ti rimettono in circolo, prima fra tutte l'intelligenza vitale che riconosci a chi è attorno a quel tavolo con te: una profonda intelligenza emotiva, quella di chi è donna, madre, amante, figlia, sorella, amica, balorda senza che il giudizio le appartenga, senza che le differenze diventino mine antiuomo, senza permettere alle distanze di sprecare la gioia in silenzi o rancori. E quando succede una sera così, quando riscopri quell'essere donna lì, finisci a pensare che è davvero ora di iniziare a smettere di sprecare tempo a fare quello che non hai voglia di fare, smettere di voler bene a chi non te ne vuole più o te ne vuole a tradimento; è davvero ora di riprenderti degli angoli di vita da arredare a furia di bellezza, di vento, pacche sulle spalle, stime reciproche, storie da imparare, brindisi per brindare alla gioia, punto e basta. Succede che esci a cena e chi ti ama la mattina dopo ti ritrova migliore  e allora ha ragione quel piede a dire che il presente è un dono, ha ragione da vendere, eccome se ne ha. Lo sapevi, lo sai da sempre, lo sai da almeno ventisette anni, solo che delle volte sentirselo ripetere fa bene. E così sia. 


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