domenica 9 agosto 2015

duecentoventuno #9agosto



Solo una questione non ha soluzione e ci vedrà orizzontali e senza respiro. Tutto il resto in qualche modo lo si affronta. Ci si lascia la pelle, le ossa, delle volte ci si lascia anche un pezzo di polmone, ma la soluzione la si trova. Magari toccherà disabituarsi a tutto, ricominciare da capo qualsiasi cosa, rinunciare ai vezzi, ai vizi, scordarsi la corona e imparare le spine. Magari toccherà scoprire che il dovuto che credevamo ci fosse toccato in sorte non era affatto dovuto, piuttosto era un dono e nella fretta non lo abbiamo nemmeno scartato. Ci toccherà prendere l’alfabeto e rimetterlo a memoria, il pallottoliere e disfarlo sino a far tornare due conti due, almeno quelli. Ci toccheranno insonnie, bestemmie, gastriti, abbandoni. Eppure sarà sempre un giorno alla volta, un passo alla volta, con addosso il cappotto di quello che sappiamo di non volere, quello che occorre accettare per forza di cose e quello che si deve sognare, ‘ché se smetti il sogno sei già orizzontale e senza respiro nonostante il diaframma dica ancora la sua. Perché sognare SI DEVE, accidenti. Non ammetto altra ipotesi. Magari sono solo una paracula dell’esistere a stento, ma se non sogni frani. Se non sogni la speranza è una chiacchiera da bar. Se non sogni sei solo ciò che fosti, lasci perdere il futuro a prescindere, abbandoni la nave prima che abbia tentato la rotta, giusto perché magari tirava un vento che aveva solo voglia di aprirti le orecchie, non di farti tornare indietro. Sognare si deve e A OCCHI BENE APERTI, magari un pochino di più il possibile e un poco meno l’impossibile, che un po’ di impossibile è roba frizzante, troppo è droga rancida. Sognare a occhi bene aperti il possibile che scegli. E se è una fatica chi se ne frega. E se è sfiancante vorrà dire che te la dovevi sudare. E se è una delusione, fanculo, avrai imparato un’altra cosa che adesso saprai di non volere più. E se il tuo sogno è un essere umano che passi con te la vita, sognalo solo se mai e poi mai lo hai fatto sentire subalterno a se stesso. Se il tuo sogno è un essere umano che ti guardi e ti colga, ti raccolga, guardalo bene prima di sognarlo per te, con te, ‘ché poi le sfumature fottono, le dimensioni contano eccome, quelle dello spettro dello sguardo contano più di ogni altra. 
Bene, ora posso concedermi una pennichella pomeridiana, ‘ché anche sognare stanca, soprattutto se fatto come si deve.
A bientot.