mercoledì 28 dicembre 2011

Grazie

Grazie. A chi mi ha aperto la sua casa come fosse la cosa più naturale da farsi e mi ha accolta senza troppi fronzoli, così come sono, così come è. A chi ha ignorato i miei gesti d'attenzione, insegnandomi che lo spreco è un danno, meglio lasciar perdere. A chi non ha mai smesso di aspettare il mio ritorno, consapevole che non sono partita mai. A chi ha letto con me lo stesso libro, pagina dopo pagina, lasciando tracce della sua vita e dei suoi passi fra i miei minuti, soprattutto quelli più bui. A chi non c'è stato affatto, spingendomi altrove, dove qualcuno c'era. A chi ha trovato una parola, quella adatta, da lontano, e me l'ha scagliata addosso come uno schiaffo, la carezza necessaria. A chi ha abusato della mia pazienza, dei miei slanci, della mia onestà: da qualche parte sono sbocciati fiori migliori di così. A chi non ha lesinato di farmi sentire piccola e trasparente: certa grandezza è invisibile agli occhi, non c'è molto altro da aggiungere. A chi mi ha abbracciata forte. A chi ha ballato per me, in pigiama, una straordinaria canzone di nascita. A chi è stato leale, leggero, schietto. A chi non ha avuto bisogno di dire niente. A chi ha detto troppo e ripetutamente, permettendo ad altra grazia di sembrare ancora più grande. Alle mamme che mi hanno chiamata figlia mia anche solo una volta. Ai papà cantati, invecchiati, stanchi, forti, con i loro occhi pieni di bene. A chi ha sorriso e intanto sputava: passeggerò in altri luoghi, ora mi è più semplice scegliere. A chi ha tutto così chiaro, 'ché c'è sempre qualcosa di cui avere nostalgia e anche loro lo sapranno, prima o poi. A chi mi ha regalato la propria storia perché io la custodissi. A chi è andato via eppure è qui, indubbiamente. Alla bellezza, al mare, alle spighe di nuvola sopra al lago, alle zampe di gatto, al talento condiviso, alla musica. Grazie.

 

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martedì 27 dicembre 2011

Post

 

Post nel senso di Dopo. Come a dire che in qualche modo si è sopravvissuti. Come a dire che se c'è un Post è perché il Prima in qualche modo ha avuto il proprio corso. Insomma, Natale è passato, dicembre è quasi passato, il 2011 si appresta ad essere un Prima di qualcosa. Diciamo che ho visto tempi migliori, ecco. Quindi tutta questa cosa del Post mi mette di buon umore, fosse solo perché cova l'idea di una qualche speranza, quel In Potenza che sempre scatena la furia dei buoni propositi. Oggi è un giorno così, non più Prima e non ancora Post, però Vivo di buone intenzioni. Avessi anche gli ormoni in bolla sarebbe quasi un giorno perfetto. Ma va bene così. Vedrò di decorarmelo, nonostante tutto.

P.S.
Buon Post-Natale a tutti. E Buon Pre-Anno Nuovo. Mi pareva bello scriverlo.

1 dicembre

1 dicembre 

3 dicembre

4 dicembre

10 dicembre

P.S. 2
P'tit non va in vacanza. Anzi, P'tit è Vacanza.

p'tit

 

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giovedì 8 dicembre 2011

doppio fondo

 

Come un cassetto nascosto. Riempito a francobolli e sere, a furia di segreti e sguardi votati al più in là di così. Un cassetto spazioso e tenuto bene. La polvere sostasse altrove, cortesemente. Partissi, partirebbe con me. Sssh. Silenzio. Sono in ascolto. E osservo. Gli intrecci, i cuori, le parentesi, soprattutto quelle graffe. Osservo le dichiarazioni, quelle d'amore e quelle d'indipendenza. Osservo e conservo. Taccio, non dimentico e conservo forte. Forte forte. Come Ovomaltina: forte. Conservo e proteggo. Con le unghie e con i denti. Come una fortuna. Ogni singola parola, le svolte, i ritorni, l'abnegazione. Io conservo. Delle volte poi è vuoto di colpo. Nessuno ci mette niente. Capita occorra una credenza, un cestino, un nodo a un fazzoletto. Va bene così. Il doppio fondo è per la carne, i brandelli di notte, certo rimmel colato via. Il doppio fondo è il bandolo. La matassa è fatta di dita.

post scriptum:

    Viaggiare i viaggi per la meta e per il viaggio che sono certe mete

                   Svegliare il giorno ogni giorno perché è tutto da fare

                           Proteggere i colori dal grigio dell'assenza

        Ricordare le facce (Ricordare le facce che fanno certe facce)

                       Dire basta ai ricatti e aprire la porta ai riflessi
   (Se la memoria non ti digerisce il tempo, prova con la Citrosodina)

dic07               Imparare le regole e lasciare che ti liberino, rispettandole

sabato 26 novembre 2011

weird?

 

Qual è il confine tra l'essere bizzarri e il finire idioti? Eccoci, questo il punto. Perché a furia di ostinarsi al disallineamento, a quell'essere diversi con la D maiuscola, si perde di vista la sostanza dell'essere qualcosa, qualcosa che sappia di buono, che abbia un buon odore, che sia riconoscibile come lo sono le fragole mature e un bel tramonto. Insomma, a furia di fare quelli che a me la mediocrità mi fa una pippa, io mi farcisco i giorni di vita che se no mi si annoia la vertebra, stare fermi è da babbioni, il riposo ammacca, meglio tutto e male che qualchecosa e basta, io non parlo politichese, ecco in quanto a leggere leggo poco si finisce con l'essere peggio. Di cosa? Peggio e basta. Peggio e punto. Si finisce per criticare il piedistallo e poi viverci sopra in costante bilico, sputacchiando sentenze a destra e a manca, ritenendosi impeccabili con tutte 'ste prime pietre da sganciare in mano. Si finisce con il parlare le parole degli altri, convinti che poiché, per esempio, amiamo quelle canzoni siamo quelle canzoni. Ennò. Non è propriamente così che funziona. No no. Se hai imparato a memoria tutto lo scibile umano che tratta d'amore non significa che tu abbia imparato ad amare.

post scriptum:

Vorrei incontrare più persone orgogliose dei propri anni, dei propri talenti, persone capaci di essere se stesse in modo un pochino più onesto. Vorrei incontrare più persone adulte, coscienti del fatto che essere adulti non significa essere dei vecchi rincoglioniti e che restare bambini non significa necessariamente avere costantemente sedici anni (e magari, su tutto, portati pure male).

post scriptum (2):

Non c'è molto da capire. Non ci si affanni. È solo un blog. Tocca farsene una ragione. Io, intanto, vado a fare il ragù.

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Se guardi il mondo e ci vedi solo la tua faccia Ti perdi il mondo

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martedì 22 novembre 2011

Le tre righe che scriverei: il giveaway di Zelda

 

Tutto sommato ho poco di cui lagnarmi. Dovresti saperlo, ma delle volte è il caso di fermare l’idea di me che vorrei tu avessi. Le ali te le hanno cucite a tradimento, angelo mio, ma se mi sei custode quello che conta è la chiave che porti appesa al collo. Non cederla a nessuno, se ti è permesso. L'idea di un altro viso a sbirciarmi i giorni mi getta nello sconforto. La domenica in cui mi hai nascosto le chiavi della macchina per provarmi che eri qui non ho saputo sorridere. Ora ci riesco. Occorre che tu lo sappia. Si dice che gli angeli sappiano ogni cosa. Se mi senti le parole del cuore non occorre io aggiunga molto. Un regalo però te lo voglio fare. Ti scrivo il profumo del caffè, quel grigio intenso che riempie la cucina il mattino, come quando le madri, a piedi nudi, si alzano ed è prestissimo e aprono le finestre perché l'aria entri nuova, un giorno ancora. Ti scrivo l'odore della nebbia, il bianco latte del mondo tenuto nascosto a chi per un momento non lo vuole vedere. Ti scrivo i segni e le rughe e la farina sotto alle unghie dopo avere impastato un dolce imperfetto. Ti scrivo la neve e il sale e tutto quanto si tocca con mano. Spesso si sgretola, è vero. Ma va bene così. Ti scrivo la polvere e i sassi nelle scarpe e il rumore della mascella quando il sonno spinge dalla gola su fino alle tempie; il muschio delle lenzuola pulite, il sudore che si rapprende, giallo, l'amaro del tabacco rimasto a poltrire lontano dal fuoco. Ti scrivo la vita perché è quella che si tocca con mano. E se continuo a stringerla dannatamente forte è perché tu guardi. Si dice grazie, giusto? Sì, si dice così. Post Scriptum: Spostati, ogni tanto. Mi toccasse aprire le braccia di scatto finirei per farti male. Non troppo, solo un pochino. Sono anche per te, questo ti sia chiaro.

in bocca al lupo

Non dite Non vinco mai perché per vincere occorre partecipare! Vale nella vita e vale in questo caso. Seguite la foto, sorridete e scrivete - magari fatelo entro il 27 novembre, così, per dare una mano alla buona sorte. E che il l'autunno ve la mandi buona! (Io c'ho l'angelo custode, non faccio testo.)

P.S.

I taccuini di Roberta Rizzi, cose belle per davvero. Dè.

domenica 13 novembre 2011

qualcosa (5) ancora qui non va

 

È più facile radere al suolo che costruire. Sarà anche una banalità, ma è vero. Ri-costruire, poi, è impresa titanica, ma questa è un'altra storia. Delle volte anche radere al suolo richiede sforzi disumani. Insomma, sempre di fatica stiamo parlando. E, alla lunga, ti sale in gola una gran voglia di facile, di leggerezza, come quando c'è afa e la sete ti sevizia le papille gustative. Ti prende proprio lo spasmo da "adesso mi siedo qui e ci pensate voi". Così. Una sorta di abbandono. Solo raramente arriva qualcuno con la caraffa d'acqua fresca, tocca farsene una ragione. Resti lì un momentino, ciondoli il crapone per qualche mezz'ora e poi ti tocca alzarti, camminare e trovarti un baracchino con le bibite. Se per errore ti hanno porto un bicchierino facile facile ti verrà chiesto di pagare una multa. Capito? T'han dato l'acqua, l'avevano presa a nero, c'è scappata la sanzione per mancata emissione dello scontrino fiscale, il barista non se l'è accollata e visto che l'acqua l'hai bevuta tu ti tocca pagare. Mah. Insomma, anche le cose semplice finisce che non lo sono affatto. O almeno non lo sono quasi mai.

In ogni caso, i buoni pensieri salvano. Provate a pigiare la fotina qui sotto e vedrete se non è vero!

p'tit 
Me ne vado a letto, con David (Foster Wallace) e l'etimologia del verbo FIRMARE scritta a mano sulla t-shirt da notte. Mi pare un buon modo per augurarmi e augurare buoni sogni.
A bientôt.

p.s.

[cigni _ notte _ piove _ domani?]

 

domenica 6 novembre 2011

il percome

 

È una cosa difficile da afferrare, il percome delle cose.
(David Foster Wallace)

I tuoi grandi occhi marroni pieni d'acqua. Occhi enormi e furfanti, capaci di nascondere tutto il resto. La tua faccia, quel volto geometrico e scarno, che si arrotonda attorno alle labbra, che nel punto esatto del mento perde i contorni e muta in paradosso. La tua bocca tenera e bugiarda, con le sue labbra gentili e porose, impermeabili all'odore del mondo. Le tue mani, fredde e perfette, sottili e immuni al callo delle stagioni. Le unghie masticate, fino all'osso, delle tue dita impossibili da tenere al sicuro, dita pigre e puntuali, come la sera. Il colore grigio del tuo mutare in altro da ciò che da sempre ti ostini a voler essere. Ti ostini. E con te si ostina il costato, fino a sporgere; la pancia, fino a somigliarti; le gambe magre, regine di scatti. Ti si ostina la fronte, scoperta, che guarda dritto avanti dove per forza dev'esserci qualcosa ancora da trovare. Qualcosa ancora da trovare. Perché non hai mai smesso di cercare, non smetti, nonostante i binari morti, l'entropia delle tasche vuote, la poesia lasciata a marcire fra le lenzuola che non cambi mai. Delle volte ti penso più forte di altre volte. E ho sempre intonato una corsa, quando mi capitava. Oggi intono una carezza. E arriverà dove deve arrivare. Zitta. Che già la pioggia porta via: non serve che porti via anche io.

È già domenica. Ancora una volta. Ed è un percome anche questo.

domenica 23 ottobre 2011

una sacca di pelle arancio


La sera viene comunque. È già lì, molto prima di noi. Osserva sorniona il disordine delle cose pronta a farsi sacca. La sera è una sacca di pelle arancio. Metterci tutto non conviene. Forse conviene scegliere cosa portarsi via e cosa lasciare lì, a prendere spazio nel passato insieme al pomeriggio. Tanto ricorderemo anche le briciole, non facciamoci troppi scrupoli. Buttiamo via o teniamo. Scegliamo.
Scelgo di tenere l'odore del tabacco sulle dita se provi a farti una sigaretta da sola, il rosso dei ritagli del copriletto, quello arrivato dal Messico qualche Natale fa, il mal di denti da caramelle gommose, il brivido lungo la schiena che ti sale quando la Trista Signora falcia via la vita di un ragazzo  e non c'è plausibilità, non ce n'è. Tengo la poesia di Franco Arminio, l'ultimo sorriso di Johanna Wokalek nel film di Wortmann, come si sbriciolano le sfoglie alla mela se le mordi senza educazione. Tengo il rumore che fa la malinconia quando scivola lungo certe pagine scritte a mano libera, la quiete, il lusso di un poco di noia, la X messa su questo 23 ottobre.
Cosa butto via non conta. Ci sarà modo di dirne. O di non dirne. Va bene lo stesso.
Appunto qualche percorso. Strade piccole e che delle volte stupiscono. Ad averne voglia c'è da viaggiare sempre. Anche in pantofole.
 


  

 

giovedì 20 ottobre 2011

un cielo di trincee

 

Stamattina il mio lago era straordinario. Grigio, spettinato, malinconico. Ne ho risalito i contorni quasi proseguissi lungo il cammino di un viaggio diverso, iniziato molto tempo fa. Accade. In realtà stavo semplicemente andando a lavorare. Eppure per più di un'ora ho sentito solo i colori dell'acqua e le sfumature del vento. L'autunno mormora una strana meraviglia nella distanza fra i singoli minuti. Quasi potessi contare i passi del tuo tempo mentre si mischia al tempo del cielo. Si spacca, il cielo. E non serve il sole perché si spacchi. Un cielo di trincee, questo, il nostro cielo autunnale. Di bianchi che si sporcano fino al metallo. Dell'azzurro quando ingoia il verde e pare che la terra si rovesci, a gambe all'aria, i piedi a penzoloni dal basso a lassù.
Stasera pioverà. O forse è solo aria densa. O uno sputo di fiato venuto da chissà dove.
È voluminosa la solutine. Questo il lago lo sa. E lo sa l'orizzonte. Anche visto da qui. La loro saggezza è il saperne dire senza girarle le spalle. E tu ascolti. Volente o nolente, tu ascolti.
Sarà una sera buona, di pomodoro e chiacchiere e abbracci imbustati da spedire domani.

Post Scriptum

Non tutto il nero viene per nuocere

Certa luce è una coperta sotto cui dormire nudi

 

C'è sempre qualcuno che si  sarà mosso, a prescindere

Sovrapporre i dettagli è un gioco da lupi

lunedì 17 ottobre 2011

Promesso!

 

Non ti ho conosciuto, ma la sensazione che tu fossi straordinario non mi abbandona da quando la vita mi ha messa nella vita della tua famiglia.  Oggi è un segno del tempo passato lontani da te. Oggi è una parentesi del tuo tempo lontano da qui. Oggi. Già. Poi ci sono tutti gli altri giorni, le manciate di sere, certi sputi di notti, intere ceste di pomeriggi confezionate ad arte perché anche tu possa esserne orgoglioso. Funzioniamo così, da queste parti. Teniamo in vita gli amori perché proprio quegli amori ce ne hanno insegnato il valore. L'avere memoria passa da te, da voi, che da qualche parte ve ne state seduti e sorridete, uomini straordinari e donne troppo belle le cui orme ancora bruciano su questi asfalti, le nostre piccolissime strade. Credo nella cura da dedicare ai ricordi, credo che non vorreste i nostri ricordi finissero per sostituirsi ad un qualunque futuro, credo ci abbiate buttate proprio nel centro delle cose da fare perché ne avreste fatte volentieri ancora a milioni con le vostre mani. Magari apposta per noi. Magari giusto per farle. Ma le avreste fatte, con dignità e coraggio. E allora non è solo un dovere, Vivere Forte, ma un pegno, il monile da appendere al collo del tempo perché mai sia invano, non lo sia mai. Di nuovo buon viaggio, a te, a voi, a noi che sempre vi si aspetta, come doveste bussare alle diciotto con in mano due fiori o un tapper di polpette. È lunedì. È ottobre. Passerà anche oggi. E sarà stato il migliore degli oggi possibile. Promesso!

Post Scriptum

facciamo così: facciamoci del bene!

giveaway ottobre 1. Pigiate la foto e seguitela. Fatelo entro domenica 23 ottobre.

giveaway autunno cambiando 2. Pigiate la foto e seguitela. Fatelo entro lunedì 24 ottobre.

IMG_1623 3. Pigiate la foto e ascoltate. Fatelo tutte le volte che vi pare.

 

domenica 16 ottobre 2011

(po)lenta

 

Domenica.
Polenta, brasato, stickers coloratissimi, tea bianco, piedi ovunque, passeggini, ciarlare, mamme, la stufetta, sole giallo, zafferano, funghi porcini, vacche da latte, male alla gola, plaid, divano, ridere forte, niente.
"Stiamo tutti bene. Si torna presto. Vi si pensa ogni momento".
Baci.

Post Scriptum:

Anche scondito va bene.

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sabato 15 ottobre 2011

stanare la bellezza ovunque

 

Ora, di recente ho degli attacchi di delirio incontenibili. Grazie al cielo c'è sempre qualcuno che mi risponde al telefono, mi lascia sfogare quei cinque minuti e poi si ricomincia a respirare con decenza.
M'incazzano da morirci svariate cose, in primis l'andazzo della nostra
Povera Patria. Qualcuno (qualcuno con cui mi trovo in perfetta sintonia semantica) ha tirato in ballo anche gli accademici della crusca, poiché toccherebbe rivedere il significato e l'etimologia di un amato lemma, fiducia.
Poi non ne posso francamente più di tutto codesto ciarlare sugli Zen Circus, che se non ti piace il loro nuovo disco sei un tagliato fuori. Bene, a me gli Zen Circus (perdonate l'eufemismo e il rafforzativo) mi fanno cagare. In toto. Ok? Con questo non vuole dire che non dovete comprarvi il disco o amarli forsennatamente. Vuol solo dire che non piacciono a me. A me piacciono altre cose. E non capisco come certa gente che ama certe altre cose possa strapparsi le vesti per questi qui. De gustibus, in ogni caso.
Tertius, ma non ultimo, non mi capacito di come un maglioncino sintetico e fatto male possa costare 39 dannati eurI (Faccio l'esempio del maglioncino perché è una cosa che, se non vuoi crepare di freddo o sudare umiliazione mentre lavori alla tua fottuta scrivania o sfoggiare buchi da competizione, prima o poi tocca che te la compri - e ho detto sintetico, poiché di fronte al cashmere mi prende una sincope, svengo e dimentico per che cosa ero andata fino al negozio. Facessi l'esempio del birrino a 5 Euro o di un concerto a 48 potreste tranquillamente dirmi di restarmene a casa e, più o meno, avreste anche ragione).
Oggi poi Roma brucia. E i luoghi comuni fioccano. E io sono qui a scrivere e non lì a vivere, indi è meglio se me ne taccio.
Quando mi sbolle il delirio finisce che mi attacco a qualcosa di piccolissimo per cercare un poco di consolazione. Una canzone, il più delle volte. O una pagina scritta fitta fitta che amo più di altre. O la lavagna magnetica e le sue lettere coloratissime. Eccoci. Tocca stanare la bellezza ovunque prima che la vita ci uccida. È un'arte anche questa, una di quelle da mettere da parte di sicuro.

Post Scriptum:
Riempire gli spazi bianchi è terapeutico. L'età non conta. Contano i colori e chi ti siede accanto.

(Casa Molt: Noi il pranzo ce lo digeriamo così)

martedì 11 ottobre 2011

qualcosa (4)

 

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Cose di delirio. Non quello tremens di tante notti passate ad implorare quella stramaledetta lancetta di fermarsi un pochino. Non quello imbevuto di brividi 'ché la febbre ti sfascia la circolazione e le giunture. Non quello della rabbia quando ti morde le gengive e sputeresti tutti i denti, uno ad uno, proprio in quel paio d'occhi lì. Non quello da fame o da astinenza o d'onnipotenza. Delirio e basta. Il fratello maggiore della noia, cugino della resistenza, zio del niente, padre putativo dell'inspiegabile voglia di spingersi fuori, venga come deve venire.
Ci si riflette e si arriva sempre lì. Una bella Botta Di Culo non farebbe mica male. Non penso immediatamente ad una vincita milionaria (anche se ci penso, figlia perfetta, anche io, di questi tempi di nessuno). Penso piuttosto ad una convergenza di positività, un fragore energetico così prorompente che il tuo sogno più grande non può davvero resistergli e si realizza. La classica, banalotta, inflazionata Botta Di Culo. Una cosa del tipo:
non puoi capire! oggi mi sono fermata alle strisce per far attraversare un pedone che aspettava e a furia di aspettare s'era davvero imbruttito. Mi vede che rallento e mi sgancia un sorriso grosso così. Io ricambio (e penso che magari se si da una mossa evito d'imbruttirmi anche io). Vado a parcheggiare e guadagno l'ufficio del commercialista. Esco e sotto al tergicristallo un bigliettino. Lo apro. "Grazie. Le lascio il mio contatto. La sua gentilezza merita un incontro. Magari potrò ricambiare in qualche modo" firmato: Paolo Sorrentino. Insomma, ci siamo capiti. [No, mentre sono in procinto di recarmi dal commercialista se fermo alle strisce ci fosse Sean Penn non riconoscerei nemmanco lui. Pronta a giurarci. Forse Mastandrea. Ma forse. Non è detto].
Che siano ore gentili, quelle da qui a.
Bonne Nuit.

 

domenica 9 ottobre 2011

Dire Fare Baciare Lettera Testamento


(Ho la febbre. Meglio premetterlo.)

Dire
: "Con tutto il bene del mondo, ma non è che siamo qui a giocare al gioco delle bombe a mano, a chi è più bravo a fare finta di niente mentre ci inghirlandiamo un altisonante vaffanculo. È chiaro, vero? Magari è per pudore che scarto ancora le carte una alla volta e non ho ancora buttato all'aria tavolo e mazzo. Pensaci."

Fare:  Prendere un foglio, possibilmente bianco. Occorrono un righello e una matita. Con il righello individuare la metà del foglio, meglio se la metà verticale. Tracciare la linea del mezzo con la matita. Provare a camminarci sopra, come fanno gli acrobati con le corde. Suvvià, un poco di astrazione! Ogni volta che si cade, segnare con la matita una X nella metà in cui si è caduti. Sono certa che ognuna delle due due metà rappresenta qualcosa. La metà con più X è quella da cui scappare. Non viceversa. Se anche la caduta diventa un'abitudine viene meno lo stile del tentativo.

Baciare: Mi sono voltata, con la sigaretta in mano. Ho sorriso, come faccio sempre quando ti incontro. Hai sorriso, come fai sempre quando mi incontri. Mi hai baciata sulla fronte perché è lì che si posano i segreti. Ho posato il mio schiocco dove la guancia e il lobo disegnano un triangolo d'ombra. L'ho posato lì perché lo proteggono i capelli, perché la discrezione è un lusso in questi giorni di rumore. Non l'avresti detto, vero? Di me che per stringerti le spalle corro, alzo sassi, lo faccio ad alta voce, come i bambini, e poi ti poso un bacio dove nessuno lo possa vedere.

Lettera: Scrivo righe su carta di seta. Scrivo ciò che mi suggerisce la distanza, quella messa ad asciugare di traverso, appoggiata a due sedie. Ho preparato molti fogli. Su alcuni ho fatto dei disegni, piccolini. Su altri ho lasciato dello spazio fra un periodo e l'altro. Sono certa che qualcuno vorrà appuntarsi un pensiero mentre legge i miei. Qualcuno invece metterà il foglio fra le pagine di un libro e lo dimenticherà lì. Qualcun'altro ci si soffierà il naso. L'importante è che io le scriva, queste righe. E che le consegni. Dico a te: questo è l'incipit. Arrivederci, forse: finiscono tutte così.

Testamento: Se hai riso, anche solo una volta, delle mie passioni, non ti lascio proprio niente. Questo è il punto. Perché io non rido delle passioni altrui. Potendo, aiuto a zappare l'orto per coltivarcele. Non potendo, resto a guardare. Se mi banalizzi lo slancio, se mi riduci il viaggio a una risatina, io non ti lascio proprio una cicca di niente. Prendi e porta a casa.

Post Scriptum:
di un sabato Altrove (a far del male alla sinusite ma non al cuore)

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