Dire Fare Baciare Lettera Testamento
(Ho la febbre. Meglio premetterlo.)
Dire: "Con tutto il bene del mondo, ma non è che siamo qui a giocare al gioco delle bombe a mano, a chi è più bravo a fare finta di niente mentre ci inghirlandiamo un altisonante vaffanculo. È chiaro, vero? Magari è per pudore che scarto ancora le carte una alla volta e non ho ancora buttato all'aria tavolo e mazzo. Pensaci."
Fare: Prendere un foglio, possibilmente bianco. Occorrono un righello e una matita. Con il righello individuare la metà del foglio, meglio se la metà verticale. Tracciare la linea del mezzo con la matita. Provare a camminarci sopra, come fanno gli acrobati con le corde. Suvvià, un poco di astrazione! Ogni volta che si cade, segnare con la matita una X nella metà in cui si è caduti. Sono certa che ognuna delle due due metà rappresenta qualcosa. La metà con più X è quella da cui scappare. Non viceversa. Se anche la caduta diventa un'abitudine viene meno lo stile del tentativo.
Baciare: Mi sono voltata, con la sigaretta in mano. Ho sorriso, come faccio sempre quando ti incontro. Hai sorriso, come fai sempre quando mi incontri. Mi hai baciata sulla fronte perché è lì che si posano i segreti. Ho posato il mio schiocco dove la guancia e il lobo disegnano un triangolo d'ombra. L'ho posato lì perché lo proteggono i capelli, perché la discrezione è un lusso in questi giorni di rumore. Non l'avresti detto, vero? Di me che per stringerti le spalle corro, alzo sassi, lo faccio ad alta voce, come i bambini, e poi ti poso un bacio dove nessuno lo possa vedere.
Lettera: Scrivo righe su carta di seta. Scrivo ciò che mi suggerisce la distanza, quella messa ad asciugare di traverso, appoggiata a due sedie. Ho preparato molti fogli. Su alcuni ho fatto dei disegni, piccolini. Su altri ho lasciato dello spazio fra un periodo e l'altro. Sono certa che qualcuno vorrà appuntarsi un pensiero mentre legge i miei. Qualcuno invece metterà il foglio fra le pagine di un libro e lo dimenticherà lì. Qualcun'altro ci si soffierà il naso. L'importante è che io le scriva, queste righe. E che le consegni. Dico a te: questo è l'incipit. Arrivederci, forse: finiscono tutte così.
Testamento: Se hai riso, anche solo una volta, delle mie passioni, non ti lascio proprio niente. Questo è il punto. Perché io non rido delle passioni altrui. Potendo, aiuto a zappare l'orto per coltivarcele. Non potendo, resto a guardare. Se mi banalizzi lo slancio, se mi riduci il viaggio a una risatina, io non ti lascio proprio una cicca di niente. Prendi e porta a casa.
Post Scriptum:
di un sabato Altrove (a far del male alla sinusite ma non al cuore)
Brillantini sulle ciglia. Mentre leggo.
RispondiEliminaIl ragionare su quell'abituarsi alla caduta, questo sento mio. Questo non deve essere. Quella è la parte da tagliare.
Batto gli occhi. Ora.
Delle Volte si rimane, caduti, ri-caduti, perché la testa pesa ad alzare lo sguardo. Io dico VIA! Va bene essere antichi, lottatori, folli. Ma scemi no. Scemi NO. :)
RispondiEliminaUn sorriso che pende di lato, gentilmente.