mercoledì 31 agosto 2011

più forte ti scriverò

 

Ci sono giorni che nascono diversi. Lo fanno a prescindere. Come questo cielo d'oggi, un cielo a strappi, nuvole di lino grezzo che lo coprono senza alcun rispetto del più comune senso del pudore. Gli riconosci i seni, le ossa sporgenti del bacino, le caviglie. Un cielo nudo e bellissimo, di uno di quei blu che non hanno un nome, quei blu che capitano e non sai se lo saranno nuovamente . Nascono diversi, certi giorni. Lo fanno per caso e dentro di te. Cose di sguardi. Accarezzi le solite cose e ti paiono bellissime, meno sporche, più ordinate, serenamente vive. Lo fanno perché sono il giorno dopo qualcosa di speciale, perché niente è accaduto ma tutto può ancora accadere, perché non c'è stato un prima, perché sono l'ultimo giorno del mese, perché. Lo fanno e basta. Ti alzi e ti piace. Punto. Ti piace ridere di niente e il caffè amaro. Ti piace quel leggero mal di testa che canticchia Falanghina, Falanghina del cuor mio, vino bianco e freddissimo... Ti piace andare a comprarti una bistecca e al supermercato non c'è nessuno. Ti piace l'abbronzatura che si rompe in pezzi perché ognuno dei pezzi ti strizza l'occhio e sai da dove è venuto. Ti piace, punto e basta. E ti scegli anche un contorno: uva nera e fichi. Come fosse la fine dell'estate ma non è detto proprio niente. Come l'autunno fosse un gioco e le carte, quest'anno, ce le compriamo nuove.

Post Scriptum:

venerdì 26 agosto 2011

ecco

 

Se non avessi gli specchi saprei ricordare la mia faccia? Se però d'improvviso quella canzone ricorderei la distanza esatta fra ognuna delle efelidi che mi incorniciano il naso. Leggendo quella frase lì, in quel particolare libro lì, potrei disegnarla la curva delle mie ciglia e farlo con precisione millimetrica. Imparare la nostra immagine: non ce lo insegnano. Eppure finiamo per doverlo fare, nostro malgrado. Occorre al nostro tempo perché non resti solo un po' di tempo. Occorre all'esperienza, a darle un luogo, perché è fra le ciglia che siede e osserva e rimprovera e prova a bere. È spaventoso non sapere dei propri contorni. Gli attimi di euforia da amnesia di sé si cibano di se stessi. Finiscono presto. Evaporano. Sapersi è meglio. Doloroso, forse. Ma meglio un poco di dolore che un cumulo di bugie. E non sono i miliardi di foto che ti puoi fare ad insegnarti come porti le labbra quando il mattino ti prende a pugni. No. È il rumore dei tuoi tendini quando si chiudono a riccio o il fruscio del sale che ti sale dallo stomaco fino agli occhi. Imparare il suono che ti attraversa, quello che restituisci in forma di rughe. Imparare l'odore che ti viene quando incroci le braccia lasciando il mondo fuori. Avrebbero più senso certe maschere se servissero a nascondere una qualche verità, quella che porti a memoria e non osi mischiare con la sera. Se ti prendi in prestito una faccia da schiaffi e sotto non c'è niente, prima o poi restano solo gli schiaffi. Ecco.

p.s. non c'è un nesso particolare fra Minuetto e queste righe. è solo che ho finito ancora una volta Camere Separate e avevo bisogno di dire la mia. ecco.


 

 

martedì 23 agosto 2011

Ti arriveranno le cartoline

 

Tocca tirare le somme. Ogni tanto tocca anche questa fatica qui. E tutto sommato è una fatica preziosa, uno di quegli sforzi che non ti spaccano la schiena ma te la induriscono. Tutta la faccenda della matematica opinione o meno io non la valuto nemmeno. Non ora. Non qui. Non sono i conti che mi interessano ma il totale. Tutta quella serie di parentesi graffe, quadrate, tonde non è di primaria importanza. Non ora. Non qui. Conta il numerino alla fine. Come fosse un'immagine sunto. Riempi  i tuoi quaderni dei giorni di espressioni. Delle volte ti ritrovi a ripassare le regole per capire come diavolo ha fatto a venirti un tre. Delle volte invece conta il tre e basta. Ecco. Oggi è martedì, c'è afa e ho voglia di acqua fresca, fotografie, risultati. Oggi mi soffermo sul numerino che è saltato fuori sommando, sottraendo, dividendo, moltiplicando. Il numerino. I totali. Le polaroid che ti porti dietro. Alcune portano un meno davanti e, bada bene, non è sempre negativo.


Il fuoco. Mani che modellano il fuoco. Più. Fuoco che accoglie in silenzio e poi ride. Rosso. Come i pomodori maturi, le cialde per il caffè, un asciugamano usato in quattro, quattro che fa Casa, girala come ti pare, come aspettarsi, saperlo senza doverselo dire, lasagne al microonde, due euro e cinquanta il parcheggio per due ore, un libro senza la copertina, la ciccia sulla brace, zanzare.
Sassi. Grigio e blu. Più. Sassi sotto al culo e sotto ai piedi, attorno e dentro l'acqua. L'acqua. A due passi da casa, dopo la trippa in insalata, prima del cinema all'aperto, durante un benedetto farsi la pace, sotto alle unghie, a ridosso del silenzio, di traverso a un sole a scatafascio.
Un sms, una schermata azzurra che pulsa distanza. E pulserà. Meno.  La somma negativa di tutto un crederci finito in miseria, una miseria umanissima eppure bestiale, che sarebbe stato meglio tacersi, che sarebbe stato meglio non conoscere. Non era una guerra eppure si è perso. Tasche vuote a tradimento e spreco di poesia. Un immenso, deludente, grasso spreco di poesia. Armi deposte. Che vinca la ragione degli altri. Ecco il più. Avanti.

Riccioli biondi. Una testa di riccioli biondi. Più. Il sorriso del padre e i colori della mamma. La leggerezza dell'incontrarsi fra mondi paralleli che si tagliano la carne e decidono se è venuta bene. E chi dice grazie sbaglia il modo. Chi non lo dice è salvo, ce l'ha negli occhi e lì va tutto bene così.
Un bicchiere. Di vino bianco. Le bollicine fermate a metà del loro salire sul bordo. Un bicchiere. Il mio. In controluce le impronte di due dita, le mie. L'ombra rosa del sorso preso a sollevarsi da terra per riconoscerla quando guardi giù. Un bicchiere. Il mio. Io. Più.
Cuscini. Cuscini per terra su una coperta a quadri. Più. Pare di sentire le note. Rotonde, forti, mischiate alla sera. Pare di sentire il rumore. Gli scatti, gli applausi, i nomi di cosa, le rime, i viaggi. Nomi di piedi scalzi e anziani a due a due, in coppia, con la C maiuscola.
Una cartolina. La cartolina non spedita alle mie amiche, quelle che hanno una voce, che intonano il bene per rinfrescarti la sera, ogni benedetta sera, magari zitte, altrove, lontane, eppure qui, adesso e ieri e sempre. Più. Incontestabilmente.
37. Due candeline. Rosse. Più. Come l'anno in più, come fosse, dovesse essere, l'occasione, una ancora, fra le altre, un attimo ancora e tu non ci sei, ma arriverai, tocca scommetterci. Non voltarti, non ora: non sarà voltandoci che ci incontreremo. Sarà guardando dritto davanti. Guardando dritto in faccia il futuro che non stavamo aspettando.

 IMG_0279 IMG_0306 IMG_0294
Immag011



 



domenica 7 agosto 2011

fino al dolce domani con me

 

1'250,00 Chilometri. tanto dista Taurianova da qui. eppure sono lì. o è Taurianova a essermi entrata in casa. conta poco. Virginiana Miller dappertutto. Re Gavino mi conosce bene e si è messo qui seduto senza nemmanco fiatare. soldo di cacio, Don Rodrigo all'anagrafe felina, ancora non ci capisce un'H e spippola casino come nulla fosse. lo ignoro. è troppo piccolo per sapere come ci si comporta quando la regina è in trip da musica del cuore. Musica del Cuore. così è. quella che ti rimette al mondo. quella che ti butti sottopelle come fanno i cammelli con l'acqua. ci attingi quando entri in riserva di senso. ci attingi quando la sera arriva e pare già domattina. Musica del Cuore. e ti si apre, il cuore. e intravedi spiragli, condivisione, bellezza in penombra che sputa luce nonostante il diluvio universale. una dopo l'altra. un calice di vino rosso e la chat aperta da qui al Monferrato. figli che restano figli nonostante siano padri. padri che sono padri senza nemmeno saperlo. parole sante come colpi di reni. parole belle, vestite d'abiti in disuso, parole pugno, carezza, coraggio!
che bella sera questa sera. che sera densa. senza un passo mosso. con tutta questa strada percorsa.

IMG_0066

Sono stazioni tirreniche al sole
dove passano i treni direttissimi altrove.
E' un palmizio borghese accanto alla vasca vuota dei pesci,
rossi negli occhi.
E' un museo dell'estate, le gelaterie sconsacrate
sono i canarini gialli nella precisione delle finestre.
sono le epoche brusche delle maree da sentire coi piedi
sotto un cielo questo che vedi con gli occhi dei sandali blu.
Tu sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e allora vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
perché sei, si sei quello che sei
ma comunque sei tanto più di me
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
verso stazioni tirreniche altrove dove passano i treni
direttissimi al sole ...Altrove


(Altrove, Virginiana Miller)

post scriptum: