domenica 7 ottobre 2012

'nuit (5)

 

Cosa vuoi da me, autunno? Cosa? Cosa pretendi dalle mie ossa fradice di pazienza? Come osi muoverti tanto sinuosamente fra le mie pieghe? Ti amo come si amano le sfumature, come si ama la saggezza procurata al vento dalle geometrie che ha attraversato. Ti amo, mio colore necessario, mia stagione di mezzo. Tu, arancione e lascivo, tiepido e bisognoso di scialli, ammiccante tempo del destino un attimo prima che il destino si compia. Sei la mia casa, le assi, i sapori. Sei uno e tutti i suoi multipli. Indossi gli occhi quasi fossero tappeti, perché vi si posino i passi degli amanti, delle sere d'attesa, le ninna-nanna dei piaceri ritrovati. Vuoi me, autunno? Ne sei certo? Mi porto appresso conchiglie e qualche buon odore, una sacca di memoria e un paio di stivali di cuoio, rossi. Mi porto a te, tempo di un tempo che non si lascia fermare. Tu raccontamelo. Ho bisogno di qualche parola, adesso, per aspettare in pace domani.

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2 commenti:

  1. Ode all'Autunno


    Ah, quanto tempo
    si è
    potuto vivere,
    terra,
    senza autunno!
    Ah, che naiade
    oppressiva
    la primavera
    con i suoi scandalosi
    capezzoli
    che mostra in tutti
    gli alberi del mondo,
    e quindi
    l’estate,
    grano,
    grano,
    intermittenti
    grilli,
    cicale,
    sudore sfrenato.
    Poi,
    l’aria
    reca di mattina
    un vapore di pianeta.
    Da altra stella
    cadono gocce d’argento.
    Si respira
    il cambiamento
    delle frontiere,
    dell’umidità del vento
    dal vento alle radici.
    Qualcosa di sordo, profondo,
    lavora sottoterra
    stivando sogni.
    L’energia si raggomitola,
    la catena
    delle fecondazioni
    arrotola
    i suoi anelli.
    Modesto è l’autunno
    come i taglialegna.
    Costa molto
    togliere tutte le foglie
    da tutti gli alberi
    di tutti i paesi.
    La primavera
    le cucì in volo
    e ora
    bisogna lasciarle
    cadere come se fossero
    uccelli gialli:
    Non è facile.
    Serve tempo.
    Bisogna correre per
    le strade,
    parlare lingue,
    svedese,
    portoghese,
    parlare la lingua rossa,
    quella verde.
    Bisogna sapere
    tacere in tutte
    le lingue
    e dappertutto,
    sempre,
    lasciare cadere,
    cadere,
    lasciare cadere,
    cadere
    le foglie.

    Difficile
    è
    essere autunno,
    facile essere primavera.
    Accendere tutto
    quel che è nato
    per essere acceso.
    Spegnere il mondo , invece,
    facendolo scivolare via
    come se fosse un cerchio
    di cose gialle,
    fino a fondere odori,
    luce, radici,
    e a far salire il vino all’uva,
    coniare con pazienza
    l’irregolare moneta
    della cima dell’albero
    e spargerla dopo
    per disinteressate
    strade deserte,
    è compito di mani
    virili.

    Per questo,
    autunno,
    compagno vasaio,
    costruttore di pianeti,
    elettricista,
    conservatore del grano,
    ti dò la mia mano da uomo
    a uomo
    e ti chiedo di invitarmi
    a uscire a cavallo
    per lavorare insieme a te.
    Ho sempre voluto
    essere l’apprendista
    dell’autunno
    essere il piccolo parente
    del laborioso
    meccanico delle cime,
    galoppare per la terra
    distribuendo
    oro,
    oro inutile.
    Ma, domani,
    autunno,
    ti aiuterò a ripartire
    foglie d’oro
    ai poveri della strada.

    Autunno, buon cavaliere,
    galoppiamo,
    prima che ci sorprenda
    il nero inverno.
    E’ duro
    il nostro lungo lavoro.
    Andiamo
    a preparare la terra
    e a insegnarle
    a essere madre,
    a riparare le sementi
    che nel suo ventre
    dormiranno protette
    da due cavalieri rossi
    che girano per il mondo:
    l’apprendista dell’autunno
    e l’autunno.

    Così dalle radici
    oscure e nascoste
    potranno uscire danzando
    la fragranza
    e il velo verde della primavera.


    Pablo Neruda

    Andrea (papà single di Venezia nonchè tuo devoto lettore)

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    Risposte
    1. "due cavalieri rossi
      che girano per il mondo:
      l’apprendista dell’autunno
      e l’autunno."
      grazie Andrea. grazie.

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