martedì 19 febbraio 2013

di una bellezza devastante

 

La vita non ti aspetta. Lei passa. Che tu sia fermo all'angolo o corra nel trambusto delle strade, lei passa. Ed è il suo bello, alla fine. Provi a fermarla, a ridurla all'osso di qualche fotografia, ad azzopparla di parole, a infiocchettarla di regali, di silenzi: lei continua a passare. Puoi abbandonarla, ignorarla, mentirle, raccontarle storie straordinarie: lei ti guarda, se ne ha voglia ti sorride e continua a passare. È una certezza, questo eterno naufragio. Devi solo scegliere se salire sulla barca o restare a fantasticare sulla sua scia. Puoi avere o non avere carattere, puoi essere o non essere di buon umore, puoi credere nelle mani o no. Puoi avere paura o non averne, ritrovarti ad accendere il fuoco con i sassi o avere sempre a portata di mano un accendino, tremare per l'idea che ti sei fatto di buona o cattiva sorte oppure essere un guerriero del caso. Puoi una somma infinita di opzioni, fronzoli, sfumature, galere, concetti e preconcetti: lei passa e sarà sempre vestita ammodino. Conosce la grazia e la sfacciataggine, la biancheria delle sere d'amore e le mutande di lana, ma è come indossa i colori a fare la differenza. Potresti prenderla per una stracciona qualunque, ma a guardare bene scopriresti che sotto al pantalone logoro indossa un paio di calze di seta rossa, proprio lo stesso colore dei tramonti; che la sua giacca rattoppata nasconde un gilet di velluto a coste sottili, blu, proprio lo stesso colore del mare. Ama il pane fresco e le cose semplici, la marmellata di mirtilli e il colore verde, le invenzioni e i poeti. Perché dovrebbe aspettarti? Per sorbirsi il tuo circo di scuse, le tue ostinate paranoie? Ama le cose semplici e in virtù di questo amore non si spreca, non si incazza, scivola via. Inutile mandarle dei fiori, non saprebbe dove metterli. Lei passa ed è di una bellezza devastante. Nonostante tutto. Di una bellezza devastante...

 

2 commenti:

  1. Siccome sto rileggendo "L'amante senza fissa dimora" e di nuovo mi rapisce, anzi, di più adesso,
    sono appena andata a cercare di sapere qualcosa in più di F&L.
    Mi è capitato sotto mano questo:
    http://www.lettera43.it/attualita/36563/fl-due-geni-terapeutici.htm
    L'ultimo lapidario aforisma recita: «Il difetto delle donne non è il cretinismo, è la lagna».
    Applicandolo alla scrittura, specie alla mia, lo trovo assolutamente vero.
    Ed è così che mi rendo conto del perché io ami invece la tua.
    Tu scrivi "maschile".
    Percorri il sentimento con la lucidità dell'intelletto, non sbavi, non abbondi, non fraseggi, benché sia facile sbordare quando si scandisce il sentimento.
    Tu dici. Fino al punto in cui si può arrivare a dire.
    E poi ti fermi.
    Bravissima(o) come sempre.

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    1. Leggerò il libro che ami. Lo farò. Mi aspetta da tempo. Forse è giunto il suo momento. In tuo onore.

      Credo che queste tue righe siano, insieme ad una lettera scritta per me dall'uomo che chiamo mio marito anche se non lo è, fra le cose più belle che mi siano mai state dedicate. Grazie.

      Sono una donna che scrive "maschile". Potrei tatuarmelo...
      [si può volerti bene anche se non ci conosciamo? un sorriso]

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