sabato 16 marzo 2013

[ko'radʤo]

 

Ci vuole coràggio. Molto. Il coràggio di dire, di tacere, di fare, di fermarsi, di trattenere, di lasciare andare, di osservare, di ri-cercare, di ri-cominciare, di r-esistere. Ci vuole coràggio ad amare ed anche a smettere di farlo o a non innamorarsi affatto.
"Coràggio! fatti coràggio! E adesso sputa! sputa! sputa tutto che magari ti aiuta" (Trenta, Virginiana Miller)
"Qualche volta il coraggio si presenta soltanto nel momento in cui non si vede altra via d'uscita." (William Faulkner)
"Coraggio ce l'ho. E' la paura che mi frega. " (Totò)
Ci vuole coràggio se brancoli nel buio, se ignori la complessità della macchina e la semplicità degli ingranaggi, se non sai scegliere un sapore preferito, un colore preferito, la vita preferita: ci vuole il coraggio dell'indecenza, quello dell'ignoranza, della paura, dell'alibi.
Ci vuole coràggio se alzi la testa, se ti impari, se ti scegli: ci vuole il coràggio della solitudine, quello della notte, dei rivoli di mare, della fatica.
In ogni caso, tocca essere coraggiosi o sarà tutto un gran fracasso di parole, di rivelazioni, di corpi e niente di niente finirà con l'aver lasciato un segno. Tocca essere coraggiosi per dirsi la verità, di qualsiasi verità si tratti, per guardarla nella faccia e non dover abbassare le ciglia, per sostenerla, saperla difendere, non trovarsi un giorno a singhiozzare per averla presa per il culo.
Ci vuole del coràggio, anche, per mettersi lì e predicare bene mentre stai razzolando tanto male da far ridere financo il caso; per impalarsi sul pulpito del dolore altrui elargendolo come fosse una preghiera autografa che ti sei sognato la notte prima; per crederti salvo, salvato dal tuo stesso destino di schiaffi e di un unico, solo, pronome personale soggetto.
Insomma, sempre di coràggio si tratta. Nel bene e nel male. A farne buono o cattivo uso. A lasciar pendere l'ago della bilancia verso il piatto della sfrontatezza o verso quello della misura. Si creano gli insiemi, i sottoinsieme e le intersezioni. Ci si incrocia, ci si osserva, ci si sceglie e poi magari ci si butta anche via. Solo una cosa credo di aver davvero capito: non si può avere sempre ragione, i vent'anni sono belli a vent'anni e, chiedo venia, ma non puoi vendermi perle come se il porco fossi sempre io. Questo non si chiama coraggio: questa si chiama cecità.
A bientôt.

 

2 commenti:

  1. Ad ogni età, la propria emozione.
    Ma anche, no.
    Anche perpetrare la medesima, lasciandola andare ed osservare se ritorna.
    Anche, metterla sotto vetro e semplicemente, credere di proteggerla.
    Anche, attaccare il naso al vetro e attenderla, come un innamorato alla sua bella.
    Anche, semplicemente, iludersi.
    Anche e soprattutto, respirare e amare il respiro.
    E lasciarsi, perdere.

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    1. respirare e amare il respiro. poco altro da aggiungere, tesoro. già. :)

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