venerdì 26 agosto 2011

ecco

 

Se non avessi gli specchi saprei ricordare la mia faccia? Se però d'improvviso quella canzone ricorderei la distanza esatta fra ognuna delle efelidi che mi incorniciano il naso. Leggendo quella frase lì, in quel particolare libro lì, potrei disegnarla la curva delle mie ciglia e farlo con precisione millimetrica. Imparare la nostra immagine: non ce lo insegnano. Eppure finiamo per doverlo fare, nostro malgrado. Occorre al nostro tempo perché non resti solo un po' di tempo. Occorre all'esperienza, a darle un luogo, perché è fra le ciglia che siede e osserva e rimprovera e prova a bere. È spaventoso non sapere dei propri contorni. Gli attimi di euforia da amnesia di sé si cibano di se stessi. Finiscono presto. Evaporano. Sapersi è meglio. Doloroso, forse. Ma meglio un poco di dolore che un cumulo di bugie. E non sono i miliardi di foto che ti puoi fare ad insegnarti come porti le labbra quando il mattino ti prende a pugni. No. È il rumore dei tuoi tendini quando si chiudono a riccio o il fruscio del sale che ti sale dallo stomaco fino agli occhi. Imparare il suono che ti attraversa, quello che restituisci in forma di rughe. Imparare l'odore che ti viene quando incroci le braccia lasciando il mondo fuori. Avrebbero più senso certe maschere se servissero a nascondere una qualche verità, quella che porti a memoria e non osi mischiare con la sera. Se ti prendi in prestito una faccia da schiaffi e sotto non c'è niente, prima o poi restano solo gli schiaffi. Ecco.

p.s. non c'è un nesso particolare fra Minuetto e queste righe. è solo che ho finito ancora una volta Camere Separate e avevo bisogno di dire la mia. ecco.


 

 

4 commenti:

  1. dio, ma come fai
    ad essere così consapevole?
    che momento della tua vita è?
    cosa mangi? di cosa ti cibi?
    dimmelo! perché l'essere così, vedere in questo modo, per me in questo momento è solo un ricordo.
    e mi viene pena

    RispondiElimina
  2. è un momento di svolta. di immensa e salvifica solitudine. di amori amicali che stringono. di libri letti con la pancia. di memoria.
    non può esserci pena dove c'è ri-conoscenza. non deve esserci. occorre qualcuno che sia al posto nostro, delle volte. spesso. la maggior parte del mio tempo il mondo è al posto mio :)

    RispondiElimina
  3. dicevo pena per questo mio periodo ottuso, eh?

    dici che non devo provare pena perché ti riconosco? e se lo faccio riconosco qualcosa che è anche un po' mio?

    e perché qualcuno che sia al posto nostro?
    mi spieghi?
    non ti scoccerei se non lo ritenessi importante

    RispondiElimina
  4. ho capito, del tuo periodo ottuso :) intendevo dire che i periodi ottusi servono, loro malgrado. e quando ci siamo dentro, grazie al cielo, c'è magari qualcuno che ne è appena uscito e riesce ad "essere" un poco anche per noi. magari involontariamente, ma "è". "essere" come slancio, visione, energia. ci sono momenti in cui io non riesco a riconoscere alcun senso: grazie al cielo mi capita (mi è capitato spesso) di incontrare sguardi che invece ne stanno incrociando uno e me ne lasciano intuire un poco tramite loro. ecco. volevo dire questo. mi rendo conto di non essere molto esaustiva... cosa certa è che non mi scocci affatto :)

    RispondiElimina