lunedì 11 luglio 2011

mangia prega ama

 

Valentina dice "Lo devi avere". Valentina in qualche modo mi somiglia molto. È molto più giovane eppure, in qualche modo, molto più matura di me. Scoppia paure e grandezza, misericordia e ascolto. Valentina è un dono, il dono di avere mia sorella nella vita e con lei le sue preziose amiche VERE. Me lo regala, questo film. E non si sbaglia. Dovevo averlo. Non cambia niente ma è uno spiraglio. Ed è bello sbirciare uno spiraglio. Tutto qui. Cose di spiragli. Non aggiungo altro. Provate e vedrete.

Ora, io mi mangerei Bardem, pregherei la mia vita di farcela e amerei disinteressatamente qualsiasi angolo di mondo purché mi somigliasse un tantino di più di quello in cui vivo. Non faccio proprio testo. Un anno sabbatico non me lo posso permettere. Non significa però che io non debba pensarci, sognarmelo, decorarmi il versante onirico di qualche caffè bevuto dietro a vetri che riflettono città sconosciute, di qualche paio di sandali lasciati a perdersi su sentieri a est di questo mondo qui. Non significa però che io non possa sapere come e quanto mi innamorerei della gente, finendo per scoprire che sono i sentimenti, sempre, a fare la differenza. E che la bellezza migliore è quella degli incontri, dei sorrisi, delle storie raccolte a piene mani appena cadono dalle labbra, anche se sconosciute. Un paio di buoni insegnamenti da questo film si portano a casa: le rovine sono una fortuna perché simboleggiano storia e resistenza (basta non legarsele al collo prima di buttarsi a mare); occorre imbarcarsi nella vita (non amare per dimostrare di amarsi a sufficienza, bensì amare perché è meravigliosa quella perdita di controllo, disequilibrio che dona equilibrio). Ci si porta a casa anche un non indifferente guazzabuglio d'ovaia. Ma questa è un'altra storia. À Bientôt.

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