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domenica 8 ottobre 2017

Quando la cipolla #duecentottantuno #quaranta #2017

Non sono capace di giocare alla cipolla. Non sono mai stata capace. Io la logica degli strati ho provato anche a studiarla, ma non ci arrivo, non ce la faccio. Fisicamente, proprio. Non mi riesce. Quando la giornata autunnale pare assestarsi, io o schianto di caldo o crepo di freddo. Ho imparato giusto a tenere in macchina un giacchino per scongiurare la goccia al naso quando la temperatura ti vira di quei quindici gradi tendendo allo zero e te eri uscita di casa con il maglioncino di cotone perché il cielo prometteva bene. Ho una tara, è un fatto. Le stagioni di mezzo non le padroneggio. Guardo l'armadio e pare mi abbiano chiesto di risolvere, senza calcolatrice, un'equazione con le potenze, logaritmica e fratta, tutto insieme. Eppure le amo, le mezze stagioni. Dell'autunno amo fino alla commozione quei rossi che ti scoppiano in faccia all'improvviso mentre l'occhio scorre ai bordi dei panorami; gli arancio burloni, gassosi, capaci di virare al rosa e riportarti al blu con la grazia del profumo delle crostate; il bianco del cielo attorno al sole, sia che stia salendo, sia che stia calando: una luce di una profondità che novembre la piange, che gennaio pagherebbe per averne due grammi, che febbraio, beh, lui, povero, non se la sogna nemmeno. Una volta un amico mi disse che un tramonto è un tramonto ed è bellissimo a prescindere. Io sostenevo invece che se per esempio sei innamorato è ancora più bello. Forse avevamo ragione tutti e due. Di sicuro se impari a godere della bellezza in quanto tale, anche quando tante cose paiono andare a puttane nonostante come le vorresti te, lei, la bellezza, ti fa un gran bene e in cambio non ti chiede niente, se non la prontezza della pupilla e la complicità dell'iride. Poi magari te ne farebbe anche di più se quello che senti dentro lo amplificasse, ma è ora di finirla di stare a cavillare. Meglio mettersi le gambe in spalla e lasciarsi sgomberare dalla prepotenza dei colori e della luce; lasciare che lo stupore dei rami mentre tornano nudi ci sfratti dalla nostra casuccia di aspettative infrante e lucine saltate; permettere al cielo di tradurci in nuvole o assenza di nuvole.
Detto questo, che sia un giorno buono, a nulla o a tutto, purché sia buono.
Abbracci&Baci.

P.S. Ciao Tom. Ciao.








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